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Rafe

Non era più come prima.
Né io. Né questa cazzo di isola.
Tutto era cambiato.

Mi alzavo presto ogni mattina, più per abitudine che per voglia.
Indossavo una camicia pulita, mi facevo la barba, e non toccavo più quella polverina bianca come se fosse caramella.
L'alcol? Solo se necessario.
Sigarette? Ogni tanto, ma non mi controllavano più loro.
Adesso ero io a decidere.
Per forza.

Ward non c'era più.
Sparito.
E tutti fingevano di non sapere dove fosse.
Padre dell'anno.
Si era preso la colpa per l'omicidio dello sceriffo Peterkin — il mio omicidio — e poi si era dileguato.
Un modo elegante per sparire senza guardare in faccia le sue responsabilità.
Aveva fatto il gesto eroico per salvare il nome di famiglia, ma mi aveva anche lasciato tutto il merdaio in mano.
La reputazione.
Il business.
E gli occhi puntati addosso.

Ma non avevo avuto scelta.
Qualcuno doveva restare a tenere in piedi il nome Cameron.
E quel qualcuno ero diventato io.

Buzz cut, giacca stirata, sguardo di ghiaccio.
Niente più sbandate emotive.
Niente più grida, pianti, pugni contro i muri.
Le emozioni me le ero tolte di dosso come un vestito bagnato.
Non mi servivano più.
Non aiutavano.

E lei?
Lei era un capitolo chiuso.

Almeno... era quello che cercavo di convincermi.

Lara.

Il suo nome era diventato come un detonatore.
In ufficio, in strada, a casa.
Chiunque lo pronunciava davanti a me, anche solo per sbaglio, poteva aspettarsi una reazione esplosiva.
Una volta, Barry l'aveva nominata — nemmeno con cattiveria, solo per fare due domande — e avevo quasi spaccato il parabrezza della sua auto con un pugno.
Da allora, nessuno aveva più osato fare il suo nome.
Nemmeno con un accenno.
Nemmeno con una smorfia.

Ma io ci pensavo.
Eccome se ci pensavo.
Non c'era notte in cui non mi svegliassi madido di sudore, con la sua voce nelle orecchie.
O il suo odore ancora sotto le dita.

Il problema era che Lara non era solo un ricordo.
Era un'ossessione.
Era un pezzo di me.
Ed era anche un pericolo.

Perché se qualcuno collegava la sua presenza... al passato... allora ero finito.

C'erano troppe cose che non potevo più cancellare.

Tipo quell'uomo, nel bagno dell'autogrill.
Quel figlio di puttana.

Aveva provato a metterle le mani addosso.
Me lo ricordo come se fosse ieri.
Il modo in cui lei era accasciata sul pavimento del bagno, sconvolta, senza fiato, con lo sguardo rotto.
Io non avevo nemmeno chiesto spiegazioni.
Non avevo avuto bisogno di farlo.

Ero entrato come un animale.
Lui era lì, mezzo ubriaco, e mi aveva guardato con quegli occhi lenti, come se nemmeno avesse capito chi fossi.
L'avevo preso a calci.
A pugni.
Uno dopo l'altro.
Finché non si arrese sul pavimento e aveva smesso di muoversi.

Ero scappato.
Con Lara.
Come due ragazzini che avevano fatto un casino.
Ma quello non era un gioco.

Avevo lasciato quel corpo in quel bagno, senza nemmeno cancellare le tracce.
Preso dal panico.
Dal sangue che mi batteva nelle orecchie.
Dal bisogno di proteggerla.
O forse solo da me stesso.

Ne avevamo parlato poco dopo.
Per paura, credo.
Perché se avessimo detto ad alta voce cos'era successo, avrebbe significato che era reale.

Poi era arrivato Peterkin.
E il caos.
Ward, la polizia, i Pogue in fuga.
E Lara...
Lara se n'era andata.

Come se tutto fosse troppo.
Come se io fossi troppo.

Aveva fatto bene.
Ma io non glielo avevo mai perdonato.

Avevo assunto il miglior avvocato dell'isola da mesi, non appena avevo sentito che stavano riaprendo un'indagine su quell'aggressione finita in omicidio.
Avevano trovato il corpo, naturalmente.
L'uomo aveva una moglie, dei figli.
Il caso non era mai stato archiviato davvero.
E adesso stavano scavando.

Ero in pericolo.
Lo sapevo.
Ma non avevo paura.
Non più.

Se mi avessero incastrato... sarebbe finita.
Ma almeno avrei avuto modo di decidere come.

E poi, era successa una cosa.

Una voce.
Un sussurro.
Una parola che era arrivata fino a me come un colpo dritto allo stomaco.

Lara era tornata.
Alle Outer Banks.

Inizialmente non ci avevo creduto.
Sembrava impossibile.
Dopo tutti quei mesi.
Dopo tutto quel dolore.

Ma la voce era insistente.
Gente che l'aveva vista da lontano.
Qualcuno diceva che fosse a casa di suo padre.
Ma io sapevo che quello stronzo era in prigione.

Allora dove cazzo stava?

Chiesi a Barry.
Niente.
Non sapeva nulla.
Oppure non voleva parlare.
Forse temeva la mia reazione.

Non lo biasimavo.

La verità era che, se Lara era tornata, ed era davvero sola su quest'isola... allora qualcuno doveva fare qualcosa.

Il suo vecchio era in carcere.
JJ?
I Pogue?
Alle Bahamas, latitanti.

E lei?

Senza soldi.
Senza un tetto vero.
Senza nessuno.

E io...
Io avevo tutto.
Soldi.
Potere.
Case.
Contatti.
Ma nessuno a cui importasse davvero.

Mi chiesi se fosse tornata per nostalgia.
O perché non aveva alternative.
Magari mi odiava ancora.
Magari mi odiava anche più di prima.

Ma questo non cambiava la realtà.

Non potevo lasciarla sola.
Anche se lei non voleva più vedermi.
Anche se ero diventato l'uomo che aveva imparato a temere.
Io avevo fatto quello che avevo fatto... anche per lei.

E se anche lei non lo sapeva, io lo ricordavo bene.

Quelle mani sporche che volevano toccarla.
Il sangue.
La rabbia.
Il respiro rotto.

Quella scena mi tornava in testa ogni volta che chiudevo gli occhi.
Ogni volta che sentivo il suo nome nella mia mente.
Ogni volta che passavo davanti all'autogrill e la strada sembrava chiamarmi.

Decisi che avrei verificato di persona.
Avrei trovato Lara.
Con discrezione.
Senza fare casino.

Non perché volessi vederla.
Non perché volessi che tornasse.
Ma perché, cazzo, volevo essere sicuro che stesse bene.
Che mangiasse.
Che dormisse in un letto e non su un pavimento freddo.
Che non avesse paura.

Perché, anche se non ero più il ragazzo emotivo e impulsivo di un tempo, anche se mi ero fatto un cuore di cemento...

...lei era ancora l'unico punto debole che avevo.

E nessuno doveva sapere quanto fosse ancora mio quel dolore.

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Sooo faaar il best capitolo mai scritto di questa storia. Spero pensiate la stessa cosa 😍

Reflections - Rafe CameronDove le storie prendono vita. Scoprilo ora