Capitolo 68:

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လ Quattro anni dopo လ

Rickon vibrava per l'eccitazione. Non riusciva a tenere le mani ferme, continuavano ad accarezzare il viso o i capelli, districando invisibili nodi e creandone di nuovi senza nemmeno accorgersene.
Il suo corpo era in fiamme e il suo cuore batteva per l'emozione.
L'alba non era ancora sorta e lui era già in piedi da ore. Gli era stato difficile prendere sonno, il suo cuore che martellava nelle orecchie e il respiro afferrato. Alla fine doveva essere svenuto ma il suo sonno non era durato a lungo.
Non è nemmeno il mio grande giorno! pensò mordendosi le labbra.
Passò le mani contro gli abiti da notte, semplici pantaloni e camicia bianchi. Erano comodi e soffici, perfettamente adatti al clima di Approdo del Re. Nonostante fosse autunno le giornate erano bollenti e la notte era possibile rimanere nei giardini con indosso semplici camicie a maniche lunghe.
Se sono così agitato ora non immagino come sarò il giorno delle mie nozze! pensò con le guance rosse.
Si alzò dal letto e si affacciò alla finestra. Il sole non aveva ancora baciato il mare ma le onde erano di un biancore accecante e il cielo, lì dove il sole sarebbe sorto, iniziava a sfumare dal bianco, al rosa al lilla.
Era uno spettacolo incantevole.
Ma Rickon non era l'unico a essere in piedi. La Fortezza Rossa era già un via vai di gente, sia domestiche e sia domestici, Lord e Lady che erano giunti con diverse settimane di anticipo per non rischiare di perdere il matrimonio dell'anno e che in quel momento dovevano starsi preparando per la giornata.
Dalla sua finestra così in alto poteva vedere ogni cosa. Con l'idea di vestirsi abbassò un'ultima volta lo sguardo sulla strada e lì vide una carrozza a lui più che conosciuta.
Il suo cuore prese a battere più forte.
Benjen è ancora piccolo per fare un viaggio così lungo a cavallo, si disse mentre guardava la casamobile con il lupo degli Stark, dipinto su una delle portiere, avvicinarsi alla Fortezza Rossa. Avrebbe impiegato ancora diverso tempo prima di raggiungerla, concedendo a Rickon tutto il tempo per vestirsi e prepararsi per la giornata.
Fece per voltarsi quando un cinguettio esausto giunse dal cielo e Rickon sollevò il viso, guardando Syrax avvicinarsi al palazzo. Il drago dorato volteggiò attorno alle alte torri, forse ricordando quando un tempo era solita portare Rhaenyra sulla sua groppa.
Cregan aveva assicurato, con grande dispiacere, che né le gemelle né il piccolo Robb, l'ultimo nascituro, avrebbero partecipato all'evento. Il viaggio sarebbe stato troppo impegnativo per dei bambini di quattro e due anni. Anche se fosse stato in sella a Syrax. Inoltre dei bambini così piccoli avrebbero trovato poco di cui godere. Ecco perché Aegon aveva portato Tommen a Grande Inverno, cosicché i bambini avrebbero potuto intrattenersi a vicenda.
Le nozze si sarebbero tenute quel pomeriggio perciò decise, così come tutti quelli che vivevano nella Fortezza, di conservare per più tardi gli abiti da cerimonia. Indosso comodi pantaloni neri e una camicia leggera.
Avvolse la cintura attorno ai fianchi e vi strinse la propria spada. Era stato un dono dei suoi genitori per il compimento dei suoi diciotto anni. Una lunga spada in Acciaio di Valyria, dal faodero nero e con il pomello dalla forma di testa di lupo.
Si guardò allo specchio, diede una sistemata ai ricci che si erano appiccicati alla fronte e lasciò la propria stanza. Salutò i soldati che facevano da guardia al Fortino di Maegor e corse giù per le scale, rallentando solo quando incontrava qualche Lord o nobile, questi gli porgevano un inchino e poi tornavano per la loro strada. In un giorno diverso la maggior parte si sarebbe fermata per commentare la sua bellezza e ricordargli di qualche figlio o nipote che sarebbe stato più che felice di fargli la corte. Ma quello era un giorno importante e tutti erano troppo presi con l'apparire al meglio per prestare attenzione al Principe Lupo.
Rickon sorrise e posò una mano sul pomolo della spada, accarezzando le piccole orecchie appuntite.
La fortezza era in fermento.
Nonostante il matrimonio venisse organizzato ormai da mesi c'erano ancora piccole cose di cui i servi dovevano occuparsi. Come i fiori che dovevano essere assolutamente freschi e quindi Rickon non si sorprese nel vedere uomini e donne correre in giro brandendo ceste piene di sgargianti petali.
Le cucine erano già attive e il profumo di torte e dolci riempiva ogni stanza del palazzo. Ma c'era anche il profumo di carne e verdure. Dolce e salato che creavano un'accozzaglia di sapori capaci di farlo salivare.
Rickon si leccò le labbra e gli balzò in mente l'idea di avventurarsi fino alle cucine per rubare un pezzo di dolce e una fetta di carne saporita. Ma rinunciò all'istante sapendo quanto le cuoche avrebbero goduto all'idea di battergli un cucchiaio sulle nocche.
Si affacciò a una delle finestre che davano sul cortile giusto il tempo per vedere la carrozza degli Stark fermarsi davanti all'ingresso del palazzo. I cavalli che ansimavano esausti e il cocchiere che si spazzolava le spalle e sgranchiva le gambe.
Allora si mise a correre, certo che presto anche Syrax sarebbe atterrata all'interno delle mura.
Sbucò in cortile nello stesso istante in cui una delle portiere si aprì e Jonnel smontò con un balzo, i capelli metà raccolti e metà sciolti, la corta barba rossa ben curata e profumata che si era fatta ancora più folta e magnifica. Indossava quelli che dovevano essere i suoi abiti migliori, neri come la notte e con lo stemma degli Stark che ululava sul petto. Una leggera pelliccia grigio topo gli copriva le spalle ma presto l'avrebbe sfilata e gettata a qualche domestico.
Allungò una mano verso la carrozza ma Benjen era già smontato, guardandosi attorno con occhi grigi e pieni di meraviglia. Si era fatto alto per un bambino di soli nove anni, era magrolino e allampanato, la testa piena di capelli neri e il naso affilato come quello del suo omega.
Jonnel scosse il capo e batté una mano contro il fianco della carrozza, segnalando al cocchiere di allontanarsi.
"Rickon!" esclamò Benjen quando i suoi occhi si posarono su di lui. Ignorando qualsiasi tipo di cortesia si mise a correre incontro allo zio che subito si chinò sulle ginocchia e lo prese in un forte abbraccio, la testa del piccolo quasi andò a impattare contro il mento di Rickon. Benjen si era fatto alto. Ma Rickon non era certo un uomo imponente. Sembrava avesse preso l'altezza del suo kepa anche se poteva vantare qualche dita in più rispetto al Signore dei Sette Regni.
"Diventi sempre più alto ogni volta che ti vedo!" disse Rickon prendendo il viso di lui tra le mani. Le guance erano ancora tonde ma a poco a poco sembravano perdere quella fanciullesca rotondità.
"Ūepa Jace non sarà contento," aggiunse ancora quando Jonnel gli si avvicinò.
Benjen ridacchiò e lo strinse ancora in un abbraccio, affondando la testa contro il suo petto.
Rickon sollevò lo sguardo suo suo fratello.
"Come è andato il viaggio?" gli domandò mentre Syrax planava alle loro spalle, sollevando una nuvola di polvere così grande che tutti e tre furono costretti a coprirsi gli occhi. Il mantello di Jonnel rischiò di volargli sopra la testa ma il Lupo fu rapido nell'afferrarlo e rimetterlo al proprio posto.
"Lungo ma ne varrà la pena," disse lasciando una carezza tra i capelli di Benjen che allontanò immediatamente la sua mano, le guance rosse e il viso affondato contro la pancia di Rickon.
"Non vuole che suo padre lo coccoli davanti agli altri," mimò con la bocca e Rickon annuì, le labbra piegate in un grande sorriso.
Viserys scivolò giù dal fianco di Syrax, le batté una mano contro il collo e lei scosse il capo. Sbadigliò sonoramente e poi, senza la minima preoccupazione, spiccò il volo e si diresse alla Fossa del Drago, lì dove avrebbe potuto riposare senza che nessuno la disturbasse.
"Ciao Viz," lo salutò Rickon quando il principe lo prese tra le braccia.
Viserys si era fatto un pochino rotondo in viso, su pancia e gambe ma i vestiti nascondevano egregiamente quel piccolo aumento di peso.
"Ciao Rickon," lo salutò lui appoggiando la guancia contro la sua testa.
"Mio fratello non è venuto ad accoglierci?" domandò guardandosi attorno con fare critico.
Rickon ridacchiò mentre Benjen strinse la mano del suo omega, stringendosi al suo fianco con amore.
"Kepa e mio padre sono stati molto occupati," spiegò l'omega. C'era stata l'organizzazione delle nozze che di norma sarebbe stata una dei compiti della regina ma Jace, non avendo una regina, si era preso anche quel fardello. Nonostante Luke si fosse molto impegnato per aiutarlo. Quelle erano le nozze di suo figlio ma anche dell'erede al Trono. Poi c'era stata la questione delle guardie. Sarebbe stato fondamentale evitare che ripetesse una scena come quella causata da Ser Criston Cole alle nozze di Rhaenyra. C'era stata la questione del ricevimento degli ospiti e del loro soggiorno alla Fortezza Rossa. Tutto doveva essere perfetto.
"Credo che stiano ancora dormendo," concluse e poi sorrise quando Jonnel e Viserys si guardarono con sorpresa. Certo era insolito che Jace e Cregan si trattenessero a letto più del necessario. Tra i due non avrebbero saputo dire chi fosse più ligio al dovere. Forse Cregan che era stato Signore di Grande Inverno molti più anni di quanti Jace fosse re.
"Siamo i primi ad arrivare?" domandò Jonnel guardando il sole che si era appena sollevato sopra al mare.
Rickon scosse il capo. I Lord venuti dal Nord, tra cui i Karstark, erano arrivati un paio di settimane prima. Lui e Rickard ne avevano approfittato per parlare e chiarire alcune... questioni. Rickard non era stato entusiasta.
Altri erano arrivati più o meno nello stesso periodo, riempiendo le sale e le stanze della Fortezza Rossa.
Proprio in quell'istante una nuova carrozza entrò nel cortile. Nera e lucida ma con un inconfondibile stemma bianco e blu sulle portiere.
"Fai tu gli onori di casa?" domandò Viserys facendo correre lo sguardo da suo nipote ai nuovi arrivati. Poi posò una mano sulla spalla di Benjen che aveva iniziato a dondolarsi avanti e indietro, evidentemente stanco di rimanere fermo troppo a lungo. Ma dopotutto suo figlio sembrava incapace di rimanersene con le mani in mano. A solo nove anni era già un ottimo arciere e presto Jonnel gli avrebbe permesso di sfidarlo con la sua spada di legno. Viz lo faceva già, godendo nello sconfiggere e nel farsi sconfiggere da lui.
Rickon annuì con un sorriso.
"Voi andate a riposare. La vostra stanza è sempre quella che avete scelto la prima volta che siete venuti qui e la stanza di Benjen è proprio quella di fronte. Ma all'interno ci sarà qualcuno a indirizzarvi," disse accennando all'ingresso.
Benjen lo strinse in un altro abbraccio e fissò i grandi occhi grigi nei suoi.
"Posso rimanere qui con te?" gli domandò con fare speranzoso.
Rickon ridacchiò e scosse la testa.
"No, hai bisogno di riposarti prima della cerimonia di questo pomeriggio. Altrimenti finirai con l'addormentarti ancora prima dell'arrivo del dolce. Va da tuo padre," gli ordinò.
Il bambino sospirò affranto e un poco intimorito all'idea di perdersi il dolce. Trascinò i piedi e strinse la mano di Jonnel che trattenne a stento un sorrisetto.
La famiglia entrò a palazzo, lasciandolo solo e pronto ad accogliere i nuovi arrivati.
La carrozza apparteneva gli Arryn, per questo si stupì quando Robert Baratheon, figlio di Cassandra Baratheon e nipote di Lady Elenda, mise i piedi in terra.
Robert era un uomo grande e grosso. Alto più di molti uomini ma più basso di pochi altri, una piacevole via di mezzo. Decisamente più basso di suo cugino Vadir ma più alto di suo padre Cregan. Era un alpha, dai lunghi capelli bruni e la barba dello stesso colore. I suoi occhi erano taglienti come lame ma attraversati da un bricioli di gentilezza.
Il sangue dei Primi Uomini gli scorre nelle vene, pensò mentre Robert porgeva una mano a sua nonna, aiutandola a scendere dalla carrozza. Lei indossava uno sgargiante abito giallo e nero, i capelli raccolti in uno chinion alto e decorato da pietruzze gialle. Sorrideva, gli occhi gentili e le labbra colorate di rosa.
Robert allungò ancora la mano e aiutò Lady Jeyen a mettere i piedi in terra. Lei vestiva di azzurro, i capelli che le ricadevano lungo le spalle e la schiena. Lui le baciò la mano e la donna più anziana gli sorrise accarezzandogli una guancia barbuta. L'alpha ghignò soddisfatto.
Le due donne si presero per mano, un comportamento insolito ma non abbastanza da destare sospetti. Joffrey, che si trovava spesso a mercanteggiare con i Baratheon, diceva che le due Lady fossero diventate grandi amiche.
Dalla carrozza smontò un altro ragazzo, folti capelli neri e occhi di un azzurro intenso. Un alpha, più magro e basso del giovane Baratheon ma non per questo meno minaccioso.
Mychel Arryn, figlio della sorella minore di Lady Jeyen, Amanda Arryn, e prossimo Lord di Nido dell'Aquila.
I due ragazzi si rivolsero una rapida occhiataccia astiosa e si avvicinarono ai rispettivi familiari, Robert che sovrastava tutti quanti.
"Rickon Stark," lo salutò Jeyen avvicinandosi al ragazzo che immobile li aspettava ai piedi della corta scalinata. Lui le porse un leggero cenno con il capo.
"Lady Jeyen," disse baciandole la mano.
"Lady Elenda," la salutò facendo altrettanto.
"È un piacere vedervi in salute e soprattutto sono lieto che siete riuscite a presentarvi qui oggi. Siete arrivate molto presto, il viaggio deve essere stato molto lungo," disse quando Jeyen sollevò una mano per accarezzargli i capelli.
In molti tendevano a dimenticarlo ma Rhaena non era stata l'unica a trascorrere del tempo a Nido dell'Aquila. Era stato Jacaerys ad assicurare l'alleanza con Lady Jeyen e in quel breve periodo si era guadagnato l'amicizia di quella donna che così tanto gli somigliava.
Lei era una delle poche persone al di fuori della famiglia a conoscere la vera identità di Rickon.
Si somigliano così tanto, pensò Rickon. Suo padre aveva gli stessi occhi e lo stesso sguardo penetrante della Lady di Nido dell'Aquila. Anche i loro visi avevano qualcosa in comune. Il sangue degli Arryn doveva essere forte nelle sue vene.
"Meglio arrivare in anticipo che in ritardo! Non ci saremmo mai perse il matrimonio dell'anno. Ma cosa dico, anno? Del secolo!" disse Elenda con un sorriso pieno di emozione e occhi velati di stanchezza.
Robert non sembrava interessato a quel chiacchiericcio, preferendo guardarsi attorno e studiare i dintorni. Rickon notò Mychel rivolgergli uno sguardo infastidito, come se non volesse essere associato a un bruto che non dimostrava nemmeno la pazienza di ascoltare i convenevoli tra le Lady e il Principe Lupo.
"Lady Rhaena è già arrivata? Speravo di poterle parlare e di presentarle mio nipote," disse Jeyen accennando al ragazzo dai capelli neri che porse un leggero cenno del capo a Rickon.
Lui ricambiò e poi sorrise.
"Non ancora ma sono certo che arriverà presto. Morning è diventata così immensamente grande da attraversare la strada da Vecchia Città a qui in un singolo battito di ciglia," rispose Rickon.
"Quale invidia," commentò Elenda portandosi una mano al seno.
"Ma il viaggio sarà certamente molto lungo per Lord Hightower e le sue figlie. Si presenteranno tutte?" domandò Elenda sorridendo pacata.
Rickon annuì ancora.
"Laenor ha compiuto nove anni, ormai è grande a sufficienza per partecipare a festeggimenti come questi. E poi avrà mio nipote con cui intrattenersi. Lui e Benjen non sono uniti come vorrei ma sono certo che troveranno ottima compagnia l'uno nell'altro," disse leccandosi le labbra.
"Ah, gli anni volano! Ricordo ancora quando mi scrisse dicendomi di essere incinta di Lady Baela. Oh, quanto era spaventata! Ma sono stata felice che il principe Lucerys fosse al suo fianco al momento del parto," disse Jeyen con un sorriso nostalgico.
Suo padre parlava sempre in maniera molto simile.
Un acuto cinguettio giunse dal cielo e tutti e cinque sollevarono gli occhi, ritrovandosi spettatori di una vista incantevolmente terrificante. Otto draghi volavano in cerchio sopra le loro teste. Il primo del gruppo era Caraxes, il suo corpo agile e scattante che si contorceva come quello di un serpente, cadendo a picco per poi risollevarsi all'ultimo, strillando come un mostro uscito dal peggiore degli incubi. Sotto di lui veniva Stellacieca, il drago albino che con divertimento o forse fastidio cercava di azzannare il collo e i fianchi della bestia rossa, tenendo in riga l'esuberante Caraxes.
"Ecco i nostri sposi!" esclamò Elenda con il sorriso rivolto verso il cielo.
Il sorriso scomparve quando Vhagar planò sopra alla Fortezza Rossa. Il battito delle ali era forte a sufficienza da fare tremare la terra e sollevare polvere, gonne e capelli. Elenda si strinse al braccio di Jeyen, ricordando il giorno in cui il principe Aemond era planato fuori dalle mura di Capo Tempesta.
"Parteciperà anche il principe Aemond? Credevo fosse rinchiuso a Roccia del Drago," domandò Mychel con stupore e occhi grandi.
"Re Jacaerys gli ha accordato il permesso di accompagnare suo figlio lungo la navata e di partecipare ai festeggiamenti. Sarà sorvegliato e privato di qualsiasi arma ma... mio padre riteneva ingiusto privare Rhaen e Vadir della sua presenza," disse Rickon leccandosi le labbra.
Sapeva che Aemond non fosse in sella alla sua bestia verde. Che Vhagar si fosse limitata a inseguire il suo Signore stretto alla schiena di Lucerys.
La discussione tra Jace e Luke era stata atroce ma alla fine il re aveva ceduto. Luke garantiva che Aemond non serbasse più nessun rancore nei confronti del nuovo sovrano e che non avrebbe azzardato nulla pur di non rovinare il matrimonio dei suoi figli.
"Pare proprio che re Jacaerys sia un re facile al perdono," commentò Robert e Elenda gli rivolse uno sguardo di avvertimento. L'alpha si strinse nelle spalle e distolse lo sguardo, mordendosi le guance per trattenersi dal continuare.
"Il principe Aemond è stato rinchiuso per quasi cinque anni. Il re non perdona i suoi crimini ma è disposto a mettere la felicità della sua famiglia prima di qualsiasi altra cosa. Il principe Aemond non avrà l'occasione di mettere in atto nulla di malvagio, lo posso garantire," disse Rickon fissando gli occhi in quelli di Robert.
Robert rimase a lungo in silenzio ma poi, storcendo il naso, annuì. Faceva bene a non fidarsi del principe Aemond. Quello era l'uomo che aveva ucciso suo nonno nonostante combattessero spalla a spalla sullo stesso campo di battaglia.
Il re ne saprà di certo più di me, pensò sollevando ancora lo sguardo sul cielo, lì dove i draghi dei giovani principi volavano in tondo. Un uragano di rosso, azzurro, bianco, oro e viola.

Re dell'OssessioneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora