Capitolo 14:

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Fermo davanti allo specchio guardava il proprio riflesso. Aveva sollevato la camicia e abbassato i pantaloni ma anche se non lo avesse fatto il profilo della pancia si sarebbe visto ugualmente, solamente le tante tuniche di Rhaenyra la tenevano nascosta.
L'odore di sua madre andava a mano a mano svanendo e Luke sperava che nessuno avrebbe notato la differenza quando il suo avrebbe preso il sopravvento.
Sospirò e posò una mano alla base della pancia.
Quattro mesi... pensò mordendosi le labbra.
Per quanto ancora posso nasconderlo? si domandò lasciando cadere la camicia. Questa si posò sulla cima della sua pancia e fu costretto a tirarla per coprirne anche la base. Se qualcuno gli avesse chiesto, imposto, di togliere la tunica di Rhaenyra sarebbe stato in grossi guai.
Caaazo, pensò mordicchiandosi le labbra.
Il bambino aveva iniziato a muoversi. Era successo qualche giorno prima, un leggero muoversi del suo stomaco, come un pesce che si muove in un acquario. Per quanto odiasse quell'intera situazione quei piccoli movimenti lo rallegravano, gli facevano compagnia.
"Cosa devo fare con te?" gli domandò sospirando.
Desiderava sapere che cosa la sua famiglia pensava di quella gravidanza ma al tempo stesso, temendo la loro reazione, aveva evitato di dire a sua madre di rispondere alla sua lettera. Si era detto che fosse perché non voleva mettere Eliza più a rischio di quanto già non fosse ma la verità era che aveva paura della loro opinione.
Si strinse la tunica di Rhaenyra sulle spalle e si preparò a ricevere la colazione. Ma non fu il bussare della servitù a raggiungere le sue orecchie ma il rombo di tuono, il ruggito di Vhagar.
Si sentì raggelare, immobilizzato sul posto.
Cazzo... cazzo, cazzo, cazzo! ringhiò affacciandosi alla grande balconata. Vide Vhagar sorvolare la città, le enormi ali che oscuravano le case e le vie, il popolo che sollevava gli occhi verso il cielo e i bambini che indicavano l'enorme drago verde.
Non viene dal mare, pensò mentre il drago di suo zio, la cui sella pareva vuota, volava attorno alla Fortezza Rossa e spariva alle sue spalle, dove lui non poteva vederlo. La terra che tremava al passaggio dell'enorme bestia.
Non viene da Roccia del Drago, sospirò grato e si portò una mano al cuore. Quello però non era un bene. Roccia del Drago avrebbe reso chiare le loro motivazioni, volare in qualsiasi altra parte del regno poteva significare guerre o alleanze.
E se fossero andati al Nord? E se avessero ucciso Jace? si domandò con il cuore che batteva veloce, ormai dovevano sapere dove lui e suo fratello erano diretti la fatidica notte in cui era stato catturato. Ma ormai erano passati quattro mesi da quel giorno e Jacaerys doveva essere già tornato a Roccia del Drago.
Ma se fosse ancora al Nord? si domandò incamminandosi con passo svelto verso la porta. Abbassò la maniglia e le sue guardie scattarono sull'attenti. Dalle loro spalle rigide e mascelle contratte Luke dedusse che anche loro avessero sentito il richiamo di guerra di Vhagar.
"Sono tornati?" domandò loro premendo una mano contro la pancia. Era un'abitudine che aveva preso da qualche settimana e avrebbe dovuto farla sparire alla svelta. La tunica di Rhaenyra poteva anche nascondere la sua condizione ma una mano messa convenientemente a coppa non avrebbe fatto altro che spargere sussurri.
"I draghi del principe Aemond e del principe Daeron sono stati avvistati questa mattina presto. Il drago del pr- di re Aegon segue la colonna di soldati capitanati dai tre principi, strisciando come una serpe," spiegò Harkon mordendosi le labbra. Solo in quel momento Luke sembrò notare l'incredibile somiglianza che quel giovane avesse con suo fratello maggiore. Ora che i suoi capelli si erano fatti più lunghi e si arricciavano sulle punte, contornando il bel viso squadrato.
"Strisciando?" domandò Luke con occhi sgranati.
Perché mai un drago dovrebbe strisciare? Lo farebbe solo se fosse fe- si interruppe, il sangue che divenne gelido.
Sunfire è ferito, pensò stringendo insieme le mani.
"Portatemi da mia zia," ordinò e loro subito annuirono, schierandosi ai suoi lati ma rimanendo comunque un passo indietro. In quei mesi quelle formalità erano andate svanendo ma ora che Aemond era tornato a casa non avrebbe permesso a Lucerys di fraternizzare con le sue guardie.
Insieme percorsero i lunghi corridoi, Lucerys che si tratteneva dall'appoggiare una mano contro la pancia e gli occhi fissi sulle guardie che sorvegliavano la stanza della regina Helaena. I due alpha raddrizzarono immediatamente la schiena, concessero al principe qualche minuto per riprendere fiato e poi annunciarono la sua presenza, aprendo le grandi porte dopo una risposta affermativa da parte della regina.
Luke entrò trovando sua zia e i suoi nipoti fermi sulla grande balconata che dava sull'ingresso della Fortezza Rossa.
"Cugino Luke!" lo salutò Jaehaera. La piccola gli corse incontro e la sua testa coperta dai ricci bianchi andò a sbattere contro il suo ventre rotondo. Luke trattenne il fiato, gli occhi fissi sul viso della bambina che dopo averlo guardato in viso si allontanò senza dire nulla.
"Uovo," ribatté Jaehaerys senza mai allontanare lo sguardo dalla città in fermento.
Luke si avvicinò a sua zia ma lei non le degnò d'uno sguardo, gli occhi sgranati e fissi sui trenta uomini che facevano ritorno dalla battaglia. I tre fratelli Hightower erano in testa alla colonna, con Aemond e Daeron alla destra e sinistra di loro fratello che ghignando salutava la folla.
Non fu la vista di suo marito a far mancare il fiato a Lucerys. Ma il carro che veniva alle loro spalle, con la testa di Meyels in bella mostra.
Luke cadde in ginocchio, il cuore che batteva nelle orecchie e le mani premute contro la bocca. Gli occhi appannati e le guance bagnate.
Hanno ucciso la principessa Rhaenys... nonna... pensò mentre iniziava a singhiozzare, i gemelli che dolci e impacciati gli accarezzavano i capelli e le spalle, la sua pancia appoggiata alle cosce coperte di nero.
La testa di Meleys avanzava sempre di più, le fauci socchiuse e gli occhi vitrei.
Si domandò dove fosse il suo corpo e se ci fosse un corpo, se Vhagar l'avesse divorata proprio come aveva fatto con il suo Arrax.
Sollevò gli occhi su Helaena, sperando di poter ricevere conforto da quella donna che gli rivolgeva sempre parole gentili e lì, in quell'istante, si rese conto di non essere l'unico a stare piangendo.
Calde lacrime rigavano il viso di sua zia, una mano stretta contro il petto che si alzava e abbassava rapidamente e gli occhi fissi su quella marcia funebre che si avvicinava sempre di più alla Fortezza Rossa.
Un leggero ma fermo bussare colpì le loro orecchie e Ser Arryk aprì la porta.
"Mia regina. Mio principe. La regina Madre chiede che voi la raggiungiate in cortile, così da accogliere Re Aegon e i principi," disse il cavaliere con le braccia ferme lungo i fianchi e gli occhi fissi sui visi umidi del due reali.
Helaena si schiarì la gola e asciugò gli occhi contro la manica azzurra del suo abito. Abbassò lo sguardo su Lucerys e lui scosse il capo, le lacrime che continuavano a rigargli le guance e la mano di Jaehaera ancora ferma tra i suoi ricci scuri.
"Non ce la faccio... non farmi andare..." sussurrò lui mentre riportava lo sguardo su quel lugubre carro portatore di morte.
Helaena tirò su con il naso ma furono i gemelli a prendere Luke per le braccia e ad aiutarlo ad alzarsi.
"Dobbiamo andare o papà si arrabbierà," disse Jaehaerys, la ferita sulla guancia ormai completamente cicatrizzata. In futuro sarebbe stata un ottimo argomento di conversazione per Lord e Lady a cui avrebbe fatto o dai cui avrebbe ricevuto la corte.
Luke tirò su con il naso e si asciugò il viso, gli occhi di un rosso così intenso da ricordare il colore del sangue.
I due omega si tennero per mano, i bambini che stavano uno al lato di Helaena e l'altro al lato di Luke, come due piccole guardie. Insieme percorsero il corridoio, Ser Arryk che faceva loro da guida e le loro quattro guardie che venivano dietro di loro.
Era una vista bizzarra, due bambini di soli sette anni che conducevano due adulti in lacrime.
Il cortile era gremito da Lord e Lady che subito fecero spazio alla regina e al principe, guardando con occhi curiosi i loro volti segnati dal pianto. Nessuno abbassò lo sguardo sul ventre tondo ma celato di Lucerys che trasse un tremante sospiro di sollievo.
Era la prima volta in mesi che era circondato da così tante persone.
"Eccovi qui," sussurrò Alicent con tono affrettato e quasi di rimprovero. Spinse i bambini davanti a suo padre e Ser Otto posò una mano sulla spalla di ciascuno, le dita che conficcate nella loro carne e i gemelli cercarono di allontanarsi il più possibile, rendendo chiaro il loro sdegno.
Alicent asciugò il viso di Helaena e le pizzicò le guance poi la spinse al fianco di Otto.
Guardò Lucerys e lui si morse le labbra, non sarebbe scoppiato in lacrime davanti a quell'orribile donna. Lei lo prese per mano e lo condusse al fianco di sua figlia, una mano ben stretta alla base della schiena e l'altra ad arpionare la sua.
Non mi lascerà scappare, pensò mordendosi l'interno delle guance.
I grandi cancelli vennero spalancati e a Luke sembrò di tornare al pomeriggio dell'ultimo giorno trascorso ad Approdo del Re, quando suo zio si stava allenando e Ser Vaemond Velaryon era giunto con i suoi figli.
Aegon avanzò per primo. Cavalcava uno splendido stallone bianco, in perfetto contrasto con la bestia nera di Aemond e quella grigio scuro di Daeron.
Il Re Usurpatore ghignava salutando la folla di Vipere adulanti. Gli occhi di Lord e Lady erano fissi sul carro che finalmente varcò l'ingresso, la testa di Meleys così enorme da poter essere paragonata a uno stallone adulto.
Luke sentì il vomito risalirgli la gola. Si trattenne anche se avrebbe adorato rovinare le belle scarpe di Alicent Hightower.
I suoi occhi incontrarono quello solitario di suo marito.
Non è cambiato, pensò mentre l'iride viola di Aemond correva lungo il suo corpo.
Indossa gli abiti di sua madre ed è pallido, pensò Aemond mentre smontava dal suo stallone e uno dei coppieri corse subito a prenderne le redini per condurlo nella stalla. Così fecero altri due giovani con i cavalli del re e del principe Daeron.
"Helaena!" esclamò Aegon superando la distanza che lo divideva da sua moglie. Prese il suo viso fra le mani e la baciò, avvolgendole poi un braccio attorno ai fianchi per mostrarle la testa mozzata di Meleys.
"Guarda quale dono ti porto!" esclamò ghignando. Si chinò in avanti, accarezzando le guance dei suoi figli, passando poi il pollice contro la guancia sfregiata di suo figlio che gli sorrise, forse non comprendendo cosa quella testa mozzata significasse.
Luke non resse ulteriormente. Strattonò la mano da quella di Alicent e lasciò il cortile.
"Lucerys!" esclamò Aegon, quando suo nipote lo ignorò fissò lo sguardo su suo fratello.
"Recupera il tuo sposo e prepararlo per la festa di domani!" esclamò lui continuando a ghignare, un braccio avvolto attorno alla vita di sua moglie e l'altro che incitava la folla ad applaudire la sua vittoria.
Daeron buttò gli occhi al cielo e Alicent non mancò di notare quel dettaglio. Gli fece cenno di assecondare suo fratello maggiore ma lui sollevò le spalle e scosse il capo seguendo Aemond all'interno della Fortezza Rossa.
"Per avere delle gambe così corte è molto rapido," borbottò affiancando l'uomo con un occhio solo.
Aemond ghignò e portò le mani dietro la schiena, seguendo il corridoio verso la propria stanza.


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