Capitolo 57:

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Vadir sbadigliò, gli occhi fissi sul soffitto nero. Era sveglio da ore eppure il sole era appena spuntato oltre l'orizzonte. Non sapeva il motivo del suo sonno impossibile, sentiva il cuore che batteva forte e le onde accarezzare le coste di Approdo del Re. La finestra della sua stanza dava sulla scogliera e lì le onde erano più forti e rumorose.
Udì un cinguettio. Aggrottò le sopracciglia, lo trovò strano. Non era il cinguettio di nessun uccello che conosceva. E in quei sedici anni ne aveva sentiti diversi. Poteva dire di aver appreso tutta la flora e la fauna di Approdo del Re e Driftmark.
Il cinguettio si ripeté e questa volta al suo se ne aggiunsero altri. Solo allora riconobbe quel suono e si siede dello stupido per non aver realizzato prima cosa fossero.
Draghi! pensò schizzando in piedi e precipitandosi alla finestra.
Vide immense ombre solcare il cielo, muoversi rapide e senza esitazione. Cinque ombre.
Il suo cuore fece una capriola. Improvvisamente la conversazione avuta con il suo omega e suo zio Jace quasi sette anni prima gli tornò alla mente.
È il momento, pensò stringendo il davanzale di dura pietra.
Al cinguettio dei draghi si unirono le grida di uomini e il cozzare di ferro contro ferro. Rivolse lo sguardo verso la città e fu certo di vedere delle ombre solcare il mare.
Navi, si disse e quasi immaginò di vedere lo stemma di suo zio Joffrey su quelle vele.
Uomini a piedi e uomini a cavallo si muovevano sulla spiaggia e presto sarebbero entrati in città.
La porta della sua stanza venne spalancata e cinque figure corsero verso di lui, l'odore del suo kepa e della sua muña che si aggrappavano alle figure più piccole e un odore dolce e fumoso che proveniva da quella più alta che si era chiusa la porta alle spalle.
"Cosa succede?" domandò Helaena con tono lamentoso e occhi pieni di lacrime. La bimba dai lunghi capelli mossi e bianchi si strinse attorno alle sue gambe, cercando l'affetto dell'unico alpha della famiglia che in aspetto le ricordava il suo kepa.
Vadir si chinò e la prese in braccio, lasciando che lei nascondesse il viso contro il suo collo.
Rhaen stava spostando un mobile davanti alla porta e presto Daemon e Nyra si unirono a lui, le spade che pendevano dai loro fianchi.
Quando Nyra si era presentata come alpha Aemond le aveva donato una spada. L'aveva fatta fabbricare anni prima, convinto che l'avrebbe regalata alla figlia sia se si fosse presentata come alpha sia se si fosse presentata come omega. Era una spada leggera, il fodero rosso sangue screziato di rubini. L'elsa terminava con la testa di un drago che raffigurava nei minimi dettagli il vero aspetto del drago della principessa, Daaria, regina in Alto Valyriano.
Quella spada valeva abbastanza per sfamare un intero paese.
La principessa la portava con orgoglio nonostante fosse ancora troppo lunga per lei. Non avrebbe potuto estrarla dal fodero e certamente non avrebbe potuto usarla in combattimento.
Ma chi sfiderebbe la figlia tredicenne del Principe Reggente? si domandò Rhaen mentre si avvicinava a suo fratello maggiore.
"Baelon prendi Helaena," disse Vadir quando vide l'ombra del principe muoversi davanti a lui.
Sapeva che Rhaen era meraviglioso anche se non era in grado di vederlo. Si era presentato come omega quattro anni dopo che Vadir era stato nominato erede al Trono. Da allora il suo odore era... spumeggiante. Un ammasso indistinto di dolcezze e fuoco. Sapeva che la pelle del suo viso era morbida, se si impegnava riusciva a sentire il profilo delle piccole lentiggini che gli coprivano le guance. I suoi capelli erano lunghi e ricci, bianchi a detta del loro omega. Ma tutti i figli del Principe Reggente e del Principe Consorte avevano i capelli bianchi.
Baelon si avvicinò in fretta ai fratelli e sollevò le mani verso Helaena che subito cadde tra le sue braccia. Baelon si era presentato un giorno dopo rispetto alla sua gemella. Un omega. E per lui, come per Rhaen, le proposte di matrimonio erano state molteplici.
"Sii i miei occhi," disse Vadir afferrando la mano di Rhaen.
Insieme si avvicinarono alla finestra da cui lui aveva avvistato le ombre dei draghi.
Rhaen posò le mani contro il parapetto e un brivido gli corse lungo la schiena. Era primavera inoltrata ma senza il sole Approdo del Re tendeva a essere fredda come in inverno.
E indosso ancora gli abiti da notte, pensò abbassando lo sguardo su sé stesso. Non aveva avuto il tempo di cambiarsi, non appena aveva visto ciò che marciava perso la Fortezza Rossa era fuggito alla ricerca dei suoi fratelli.
"Rhaen," lo richiamò Vadir che aveva occhi fissi sulla città.
Il minore si riscosse e sollevò gli occhi verso il cielo. Il suo cuore aveva gioito e poi si era spezzato quando aveva visto Tyraxes e Tessarion. Aveva creduto che i suoi zii fossero giunti per difendere il palazzo da quei tre draghi sconosciuti ma poi li aveva visti volare l'uno al fianco dell'altro, Tyraxes che danzava al fianco del drago dalle scaglie verdi e le creste rosse.
"Ci sono i draghi di zio Joffrey e zio Daeron. E poi ci sono dei draghi che non ho mai visto," disse lui mentre il drago verde precipitava verso terra, le sue ali che accarezzavano i tetti delle case, facendosi sempre più vicino alla Fortezza.
Scomparve alla sua vista e poi udì la terra tremare.
Il drago era atterrato.
"Descrivili," ordinò Vadir stringendo la mano di suo fratello nella propria. Le dita di Rhaen erano robuste ma più delicate delle sue. Sembrava quasi che si potessero spezzare in un singolo istante.
Nyra e Daemon stavano sorvegliando le porte. Il minore borbottava, le sopracciglia aggrottate e una mano stretta attorno all'elsa della sua spada. Pareva un generale pronto a chiamare il primo attacco e sua sorella non era da meno. I capelli che sciolti le ricadevano sulla schiena, selvaggi come lo era il fuoco di drago.
Baelon e Helaena erano seduti a letto, lei stretta tra le braccia di suo fratello maggiore che dolce le accarezzava la schiena.
"Uno è verde e ha le creste rosse. È atterrato davanti alla Fortezza," disse sporgendosi oltre il bordo della finestra per provare a scorgere l'ingresso della sua casa. Vide la schiena della bestia verde e il suo cavaliere sfilarsi l'elmo da battaglia. Era un qualcosa di raffinato, nero e con ali di drago che spuntavano da ambedue i lati.
"Ho sentito la terra tremare," commentò Vadir posando una mano sulla schiena di suo fratello, quasi temesse che una folata di vento potesse strapparglielo dalle dita. Ma dopotutto, Rhaen era sempre stato il più avventato dei due. Sempre pronto ad attaccare briga in nome di suo fratello maggiore.
"Vedi il suo cavaliere?" domandò ancora e Rhaen si sporse ancora più avanti.
Vedeva il cavaliere della bestia verde. Aveva folti capelli bruni e ricci, profilo affilato e labbra rosse. Non distingueva il colore dei suoi occhi ma non sentiva di averne bisogno. Vestiva di rosso e nero, i colori dei Targaryen.
"Assomiglia a muña e a zio Joffrey," disse mordendosi le labbra. Le sue orecchie fischiavano. Ricordava le storie che il suo omega raccontava, storie su un valoroso fratello che aveva combattuto in guerra e che poi era stato sconfitto. Rilegato al Nord. Alla Barriera.
I suoi occhi caddero sugli uomini che stavano attraversando le vie di Approdo del Re. Riconosceva gli stendardi dei Lannister e dei Baratheon. Degli Stark.
"Zio Jac- Jacaerys," disse Vadir mordendosi le labbra per non utilizzare il soprannome con cui il suo omega era solito chiamare suo fratello maggiore.
"Zio Jacaerys?" domandò Baelon sollevando gli occhi verso la finestra.
"Chi sono gli altri draghi?" domandò Nyra avvicinandosi alla finestra. Si fece largo tra i corpi dei suoi fratelli e sollevò gli occhi verso il cielo.
"Quella è Syrax!" gridò indicando il drago più grande. Più grande di tutti gli altri.
"Syrax!?" domandò Daemon avvicinandosi a propria volta.
Era impossibile non riconoscere il drago della vecchia regina Rhaenyra. Era una bestia dalla forma particolare. L'unico drago dorato a essere grande abbastanza per poter essere quello che solcava i cieli di Approdo del Re, una canzone di guerra che le sfiorava le labbra. Lucerys parlava volentieri del drago di sua madre. Delle volte in cui da bambino era salito sulla sua sella o del suo essere un drago immensamente viziato, incapace di cacciare per sé stesso o per chiunque altro.
"E l'altro?" domandò Vadir che vedeva un'altra ombra in cielo.
"Non lo so," disse Rhaen mordendosi le labbra. I suoi occhi erano fissi sul più piccolo drago dorato. Da quell'altezza non poteva scorgere la sua schiena ma le volte in cui si incrinava lateralmente poteva scorgere un cavaliere acquattato sulla sua sella. Lui, come loro zio Jacaerys e come il cavaliere di Syrax, indossava un elmo che celava il suo viso.
Cosa sta succedendo? pensò con il cuore che batteva forte.
"Vadir..." sussurrò Rhaen sollevando gli occhi su suo fratello. A soli sedici anni Vadir si era fatto alto come loro padre. Gli assomigliava in maniera quasi terrificante e se visti insieme avrebbero pure potuto essere scambiati per gemelli. Lunghi capelli lisci, sottili come spaghi. Viso affilato e labbra sottili.
"Sono qui per prendere Approdo del Re... per la corona della regina Rhaenyra," disse lui che ora vedeva la visione del suo omega e di suo zio farsi reale. Aveva poco meno di dieci anni quando Jacaerys si era presentato a palazzo per piangere la morte di sua nipote Alysanne. Ed era stato allora che aveva scoperto del loro piano.
"La corona?" domandò Baelon con occhi sgranati e una mano premuta contro il petto.
Ma è muña a indossare la corona della regina! pensò con terrore.
"E kepa e muña?" domandò Helaena che con aria frenetica guardava la porta della stanza di suo fratello maggiore. Rhaen aveva dovuto afferrarla e portarla di peso nella stanza di Vadir poiché la piccola, dopo aver fatto irruzione nella stanza dei suoi genitori e non avendoci trovato nessuno, si era decisa a correre nella sala del Trono.
Baelon le passò una mano tra i capelli e lei sollevò gli occhi nei suoi. Viola nel viola.
"Kepa è lo spadaccino migliore del regno! Starà bene e ucciderà tutti quelli che si avvicineranno!" esclamò Daemon muovendosi lungo la stanza, mimando colpi di spada e ferite sanguinanti. Il piccolo principe aveva molta fantasia e una vena sanguinaria degna del suo omonimo.
"Ma muña?" domandò Nyra sollevando gli occhi su suo fratello maggiore. Principessa e Principe Consorte avevano un rapporto particolare. Lei amava suo padre più di quanto amasse il suo omega ma era da Luke che fuggiva ogni volta che aveva bisogno di conforto. D'altro canto, era verso di lei che Luke rivolgeva tutta la propria preoccupazione. Nyra era la sua prima figlia. Una giovane alpha, una giovane ragazza, nata per sopravvivere in un mondo di uomini. Lei però questo sembrava ancora non capirlo e rifuggiva quelle attenzioni e preoccupazioni che il suo omega le rivolgeva. Non capiva perché il suo omega non si preoccupasse in eguale misura per i suoi figli omega. Ma Luke si preoccupava per loro quanto si preoccupava per Nyra.
In lei però vedeva sua madre. Colei che aveva visto morire e che non era riuscito a proteggere.
"Zio Jacaerys non gli farebbe del male," assicurò Vadir passando una mano tra i capelli scompigliati di lei. Si morse le labbra, trattenendosi dal commentare che Luke sarebbe sopravvissuto a chiunque pur di poterla raggiungere e acconciare in trecce quel nido di vespe.
"Parli come se lo conoscessi," disse Rhaen con occhi socchiusi e fissi sul fratello. Vadir non poteva vedere l'inclinazione del suo capo e il sospetto nel suo sguardo ma aveva imparato a conoscere la sua voce.
Sospirò.
"Rhaen," disse prendendo la sua mano nella propria.
"Lo conosci?" domandò l'omega, le dita rigide e quello che sembrava un vano tentativo di fuggire dal suo tocco. Non si sarebbe allontanato da suo fratello, non in un momento come quello ma il fatto che lui sembrasse sapere qualcosa gli faceva bruciare il petto e lo stomaco.
Un gran fracasso venne dall'interno della Fortezza. Il rumore di porte che vengono abbattute.
"Sono entrati!" esclamò Nyra stringendosi contro le gambe di Vadir. Perché poteva anche essere una piccola alpha coraggiosa ma nemmeno lei poteva niente contro dei soldati pronti a far scorrere il sangue.
"I gemelli!? Non abbiamo pensato a loro!" esclamò Baelon in preda al panico.
"Non erano nella loro stanza!" esclamò Rhaen mordendosi le labbra.
Jaehaerys e Jaehaera si erano sposati tre anni dopo l'incoronazione di Vadir come erede. Entrambi avevano compiuto diciannove anni. Entrambi non sembravano particolarmente entusiasti a unirsi in matrimonio ma entrambi sembravano più che felici di non dover sposare qualcun altro.
"Staranno bene. Conoscono la Fortezza meglio di chiunque altro," li rassicurò Vadir.
"Come puoi esserne così sicuro?" domandò Rhaen sollevando gli occhi nei suoi.
Vadir teneva ancora la sua mano e se con l'altra non avesse stretto il corpicino di Nyra, l'avrebbe appoggiata sulla sua schiena, accarezzandola come era solito fare loro padre.
"Fidati di me," gli disse premendo la fronte contro la sua.
Rhaen sospirò e deglutì.
Decise di fidarsi.

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