Rhaen credeva di essere pronto a rivedere suo padre. Lo credeva davvero. Aveva così tanta rabbia e così tanto desiderio di sapere che non aveva creduto di avere nemmeno il più piccolo dubbio.
Ma ora che se lo trovava davanti, che vedeva suo padre steso a letto, le braccia che protettive stringevano Daemon che dormiva pacifico, la guancia premuta contro il cuscino e il naso affondato contro il petto del genitore, si sentì pieno di dubbi.
Aemond si districò dall'abbraccio di suo figlio, l'unico occhio che correva dal viso di suo figlio maggiore a quello del minore ma che alla fine, inevitabile, si fermava su Rhaen. Forse perché i suoi occhi erano gli unici a ricambiare il suo sguardo.
Si alzò in piedi e lento districò la mano di Daemon che si era stretta ai suoi vestiti. Non aveva ancora lasciato il fianco del letto, le braccia molli lungo i fianchi e il cuore che gli batteva forte nelle orecchie.
Erano passati quasi sei mesi dall'ultima volta in cui aveva visto i suoi figli. Vadir si era rifiutato di incontrarlo ma almeno Aemond, quando si affacciava al balcone della sua prigione, poteva vederlo aggirarsi per la spiaggia, il suo fidato bastone stretto in una mano e i passi prima incerti e poi sempre più decisi.
Di Rhaen invece non aveva avuto nemmeno quello.
Fece un passo avanti e Rhaen ne fece uno indietro.
Gli occhi del giovane omega si fissarono in quelli viola e blu di suo padre e poi, con le mani che tremavano e i muscoli delle gambe che fremevano scappò nella direzione da cui era venuto.
"Rhaen!" esclamò Aemond. Si mosse rapido, deciso a seguire il suo secondogenito ma quando fece per superare la porta Vadir si spostò, occupando l'ingresso con la sua figura. Fu allora che Aemond realizzò qualcosa. Il suo bambino era diventato di un singolo soffio più alto di lui. Gli occhi ciechi erano bassi, in un'imitazione della posa che aveva imparato ad assumere quando parlava con chiunque altro. Forse non poteva vedere i loro occhi ma in quel modo sembrava dare l'impressione che comunque li stesse guardando in viso.
"Vadir..." sussurrò Aemond posando le mani contro le sue braccia. Il giovane alpha si strinse nelle spalle ma non diede segno di voler fuggire come aveva fatto suo fratello. Arricciò le labbra e sospirò, posando poi le mani sulle spalle del genitore.
"Kepa, dobbiamo parlare," gli disse con tono deciso.
Aemond lo guardò a lungo, gli occhi fissi sul viso affilato di suo figlio, che ricordava tanto il suo, ma la mente che correva all'immagine di Rhaen che fuggiva via in preda alla rabbia. Sperava fosse rabbia e non terrore. Ci sperava davvero molto.
Sospirò ma poi annuì. Sapeva che quel giorno sarebbe arrivato e lo bramava e odiava al tempo stesso. I suoi figli più giovani avevano tutti avuto l'occasione di scaricare tutta la loro rabbia e frustrazione. Per i maggiori quella rimaneva ancora una porta da sfondare.
"Parleremo," assicurò Aemond.
"Ma non qui," disse voltandosi verso il letto. Daemon ancora dormiva, ora rannicchiato su un fianco e le coperte tirate su fino a nascondere gli occhi, lasciando solo una montagna di capelli bianchi a rendere nota la sua presenza.
Luke invece si stava lentamente alzando dal letto. Era riuscito a rotolare fino al bordo e ora sedeva con i piedi piantati in terra e le gambe larghe. Le mani erano premute contro il materasso in un vano tentativo di aiutarlo ad alzarsi.
"È meglio se rimani con Daemon," disse Aemond allontanandosi da suo figlio, uno sciocco tentativo di rimandare l'irreparabile, e si posizionò davanti a Luke che ancora cercava di sollevarsi, una mano premuta contro la pancia e l'altra contro il materasso.
"Rhaen non dovrebbe rimanere da solo. È appena tornato a casa," disse sbuffando per la frustrazione. Al mattino c'erano le sue Dame da Compagnia a occuparsi di lui. Lo aiutavano ad alzarsi e a lavarsi. A vestirsi e a chiudere i vestiti più scomodi ma anche più belli.
"Nemmeno Daemon dovrebbe rimanere da solo. Cosa farà quando si sveglierà e non troverà nessuno al suo fianco?" domandò Aemond guardando suo figlio che riposava pacifico. Per ora. Ma se il Calore fosse tornato a tormentarlo avrebbe avuto bisogno di una mano amica pronta a rassicurarlo e non del vuoto.
Luke sospirò e rivolse lo sguardo verso Daemon.
"Rhaen saprà perché non corri da lui. Sa che Daemon ha bisogno del tuo aiuto, muña. E poi è probabile che i miei fratelli si siano già accorti del nostro ritorno, lo staranno cercando," lo rassicurò Vadir, le mani strette davanti alla pancia e le labbra piegate in un timido sorriso incoraggiante.
Luke sospirò ancora e poi una parte del discorso di suo figlio lo colpì come un fulmine.
"Il vostro ritorno?" domandò l'omega sollevando gli occhi su suo figlio maggiore che si strinse nelle spalle. Lui si leccò le labbra e poi chiuse gli occhi per un istante.
"Ho legato con un drago. Caraxes. Mi ha portato sulla sua sella ed è allora che ho incontrato Rhaen... siamo tornati qui insieme," spiegò deglutendo sonoramente.
Luke sgranò gli occhi, lo sguardo fisso su Aemond che indossava un'espressione molto simile alla sua. C'erano meraviglia e orgoglio nel suo unico occhio viola. L'alpha sollevò una mano e l'appoggiò sulla spalla di suo figlio, poi, preso dall'emozione lo strinse in un forte abbraccio.
"Caraxes," sussurrò con meraviglia.
Vadir esitò, rigido tra le sue braccia, ma poi ricambiò l'abbraccio, le mani robuste strette contro la schiena di Aemond e il naso affondato contro il suo collo. Scoprì che l'odore del suo kepa non era diverso da come lo ricordava. Non c'erano tracce di sangue e fuoco come aveva immaginato, nulla tradiva il passato sanguinario del suo alpha.
"Ma è meraviglioso! Oh, amore mio," disse Luke alzandosi aggrappandosi al pesante comodino di legno. Si avvicinò a suo figlio e reclamò un abbraccio, lasciando che lui si piegasse su di lui come fosse stato una coperta e che affondasse il naso contro il suo collo, godendo dell'odore della sua muña e dei suoi fratellini.
Luke prese il suo viso tra le mani e gli lasciò un bacio al centro della fronte, accarezzando le guance affilate.
"Mio padre sarebbe così fiero di te. Daemon ti avrebbe amato sotto ogni aspetto, non c'è alcun dubbio," continuò sorridendo con emozione e nostalgia. Ricordava ancora il giorno in cui aveva chiesto al suo kepa di portare Vadir in sella con sé. Era lo stesso giorno in cui Daemon era partito per Harrenhal ed era andato incontro alla sua morte.
Vadir sorrise timidamente e poi annuì con rapido movimento del capo.
"Tu sei fiero... kepa?" domandò Vadir e non seppe esattamente perché lo chiese. Una parte di lui voleva ignorare qualsiasi sentimento o emozione Aemond provasse nei suoi confronti ma una parte di lui desiderava l'approvazione di suo padre.
Aemond sorrise e gli accarezzò il viso.
"Più di chiunque altro. Sotto questo aspetto io e te siamo simili. Ci siamo presi quello che ci spettava," disse leccandosi le labbra.
Luke si strinse nelle spalle perché quelle non sarebbero state le parole che lui avrebbe usato e forse Aemond sembrò realizzarlo nel suo stesso istante. Ma suo marito era sempre stato un uomo fiero, sveglio ma non emotivamente intelligente.
"Troviamo un posto in cui parlare," disse Vadir facendosi indietro e lasciando cadere la mano del suo kepa.
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Re dell'Ossessione
Fanfiction⚠️Premesse: - La storia segue la Danza dei Draghi per tutta la sua interezza. Ci saranno spoiler enormi, ergo, se non avete letto il libro e volete godervi la serie NON leggetela e tornate tra qualche anno. - Linguaggio e scene per un pubblico +18 ...
