Capitolo 46:

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Dopo due mesi passati nelle celle della nave di Addam di Hull, fu più che felice di essere riportato nella camera da letto di quest'ultimo. La sua cella non era di per sé terribile, aveva un letto e delle coperte, due razioni di cibo al giorno e qualche libro con cui intrattenersi. Però là sotto non poteva vedere il mare e il cielo. Sentiva le onde sbattere contro lo scafo ma nulla di più.
Venne incatenato alla stessa sedia di mesi prima e poi lasciato solo in compagnia di Addam che con i capelli umidi per un bagno che aveva appena terminato, la tinozza d'acqua bollente era ancora nella stanza, si sedette sulla scrivania davanti a lui, guardandolo dritto negli occhi.
"Ci stiamo dirigendo a Driftmark?" domandò Daario leccandosi le labbra. Mosse i polsi e fece tintinnare le catene. Quel giorno erano decisamente allentate, il ferro non scavava nei suoi polsi, lasciandolo libero di muoversi con più serenità.
"Quando avrò finito di occuparmi di certe questioni partiremo," commentò Addam leccandosi le labbra. Indossava una sottile camicia azzurra lasciata sbottonata sul petto umido, pantaloni neri che aderivano perfettamente alla pelle bagnata.
"Vuoi dire che ho passato due mesi là sotto per niente?" domandò Daario aggrottando le sopracciglia.
Addam inclinò il capo e accavallò le gambe.
"Devo ricordarti che sei un prigioniero? Perché penso che tu lo abbia scordato," commentò il capitano, le braccia incrociate contro il petto e gli occhi fissi in quelli scuri dell'altro alpha.
Daario buttò gli occhi al cielo e si passò la lingua contro le labbra. A furia di leccarle il sapore di sale era andato via ma sapeva che la sua pelle era salata in tutti gli altri punti che non poteva raggiungere con la lingua.
"Avevamo un accordo," disse Daario.
"Sì, che saremmo andati a Driftmark ma non ho mai detto che l'avremmo fatto subito. Non posso andarmene senza dire nulla, anche io ho dei contatti e gente con cui faccio affari quindi, prima taglio tutti i ponti e poi partiamo," disse Addam scendendo dal suo posto sul tavolo, si passò una mano tra i capelli umidi e poi infilò una mano nella tasca dei pantaloni, estraendone un cerchio di chiavi.
Prese uno dei polsi di Daario in una mano e con l'altra fece scattare la manetta. Fece altrettanto con l'altra, lasciando il principe libero di muovere le braccia.
"Per farmi perdonare del trattamento di questi ultimi due mesi ti offro un bagno," commentò accennando alla tinozza d'acqua calda.
Daario si alzò in piedi, il suo corpo a un soffio di quello di Addam che non aveva indietreggiato per lasciargli spazio, preferendo incutere in lui una sorta di timore o più semplicemente desideroso di infastidirlo.
È alto, pensò mordendosi le labbra. La sua testa gli arrivava poco sotto la spalla.
"Dici davvero?" domandò incrociando le braccia contro il petto. Non si sarebbe certo lamentato del fatto che Addam avesse già usato quell'acqua. La sola possibilità di pulirsi, togliersi di dosso tutto quel sale gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Addam gli indicò ancora la tinozza, un piccolo sorriso a piegare le labbra sottili.
Daario lo guardò un'ultima volta e poi si avvicinò alla vasca. Si sfilò rapidamente camicia e pantaloni, rimanendo nudo davanti al capitano che tornò a sedersi sulla scrivania, ammirando il corpo tonico del suo prigioniero.
Daario si immerse nella vasca con un sospiro, l'acqua così calda che gli fece sfuggire un gemito di piacere. Sentì Addam ridacchiare ma lo ignorò, godendo dell'acqua e dei sali da bagno profumati. Si passò le mani contro le braccia e il viso, poi si immerse e riemerse, i capelli bagnati e la pelle pulita.
Poi con un sospiro, lasciò cadere la testa all'indietro, gli occhi chiusi e la calda coperta. Era così immerso nel proprio piacere da non accorgersi nemmeno che Addam si era inginocchiato alle sue spalle e sobbalzò quando questo gli serrò una mano attorno alla gola. Non c'era violenza nel suo gesto, le dita che non stringevano abbastanza da strangolarlo ma che lo tenevano fermo e potevano sentire il suo battito sotto i polpastrelli.
"Due mesi fa hai detto che per esprimere la tua gratitudine me lo avresti succhiato," sussurrò Addam contro il suo orecchio e Daario sentì un brivido corrergli lungo la schiena.
Tenne gli occhi chiusi, le labbra socchiuse e il vapore che gli accarezzava il viso.
"Posso fare più che succhiartelo," rispose lui spingendo delicatamente il capo all'indietro, sentendo il naso di Addam accarezzare il suo profilo, i capelli premere contro la sua guancia e le labbra sfiorargli l'orecchio.
"Sì?" domandò Addam facendo pressione contro il suo collo.
Daario si lasciò sfuggire un piccolo gemito, si aggrappò ai bordi della tinozza e strinse le gambe contro il petto, lasciando cadere il capo all'indietro. Posò la mano sopra quella del capitano e lui perse lentamente la presa, permettendo al suo prigioniero di voltarsi e inginocchiarsi nell'acqua calda.
"Fammi vedere," ordinò Daario quando Addam si alzò in piedi, le dita strette attorno ai lacci dei pantaloni neri che già rivelavano il profilo del suo uccello. Li strattonò senza alcuna fretta, lasciando che il tessuto si aprisse, rivelando l'erezione lunga e dura.
"Non male," commentò Daario leccandosi le labbra. Era da molto che non assaggiava un cazzo, era sempre difficile trovare un alpha che fosse disposto a entrare nel suo letto e i pochi con cui aveva un rapporto erano finiti bruciati dai Targaryen.
Peccato, commentò stringendo la base in una mano, fissando gli occhi in quelli viola di Addam che si morse le labbra mentre Daario iniziava a leccarne e baciarne la punta. Immerse una mano nell'acqua bollente e usò la schiuma come lubrificante, accarezzando l'intera lunghezza per poi leccarla, gli occhi fissi in quelle del capitano. Non si mosse con nessuna fretta, godendo del sapore di lui e del modo in cui i muscoli del suo ventre sussultavano.
"Perciò... tutto di te è grande," commentò Daario prendendo la punta fra le labbra. Lento lo prese in bocca, fermandosi a metà strada, la sua gola che si opponeva e la mandibola che faceva male. Usò una mano per accarezzare ciò che la sua bocca non riusciva ad assaporare.
Addam si morse le labbra, gli occhi fissi in quelli di Daario che sembrava sorridergli. L'alpha gli mise una mano tra i capelli tenendolo fermo mentre muoveva i fianchi, costringendolo a chiudere gli occhi, cercando la concentrazione per non soffocare.
"Non sono il primo alpha a cui lo succhi, vero?" domandò Addam quando lo lasciò andare. Daario prese un profondo respiro e si portò una mano alla gola, sentendo il leggero bruciare dovuto a quella rapida intrusione.
Addam gli offrì una mano e lo aiutò ad alzarsi in piedi. Daario respirava rapidamente, il corpo ora premuto contro quello di Addam che lo sollevò da terra come se non pesasse nulla, attraversò la stanza e lo gettò sul letto, posizionandosi tra le sue gambe aperte.
"Geloso?" domandò Daario. Sobbalzò quando Addam lo afferrò per i fianchi e lo costrinse a voltarsi su quattro zampe, poi gli premette una mano contro la schiena e lo costrinse a premere il petto contro il materasso, il sedere in perfetta mostra.
"Sei nel mio letto adesso, no?" domandò Addam mentre allungava una mano verso la piccola mensola che sovrastava il letto, prendendo una piccola boccetta di olio che versò sulla mano e sull'uccello, iniziando a massaggiarlo.
"Lo sono," commentò Daario con un ghigno. Ansimò quando Addam affondò due dita dentro di lui e sollevandosi sulle braccia andò incontro alla delicata intrusione, leccandosi le labbra e chiudendo gli occhi.
"E sei anche molto stretto," disse chinandosi su di lui per baciargli il collo.
"È passato molto tempo," ammise voltandosi per cercare le labbra di Addam che si ritrasse, rimosse le dita e affondò delicatamente dentro di lui, facendolo miagolare per il piacere.
Daario cadde contro il materasso, una mano infilata tra le cosce, a soddisfare l'erezione mentre Addam si muoveva rapido dentro di lui, la preparazione breve ma giusta quel tanto da rendere l'esperienza sempre più piacevole.
"Allora spero che sia valsa la pena aspettare," commentò Addam continuando a spingere.

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