Capitolo 53:

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Luke sospirò, le sopracciglia aggrottate e le labbra strette in una linea sottile. Si raggomitolò su un fianco, le mani premute contro la piccola pancia, una sotto e una sopra, cercando di placare quel sibilante dolore allo stomaco, come una serie di rapide pugnalate una dopo l'altra.
Non era insolito a quel genere di dolore ma non aveva mai provato qualcosa di simile. Ricordava molto il dolore che aveva provato quando Aemond gli aveva tagliato il palmo il giorno delle loro nozze. Ma in quel momento il dolore era più acuto. Più profondo.
Sbuffò e si voltò sulla schiena. Lo fece lentamente e con le sopracciglia aggrottate, anche compiere quel semplice movimento lo lasciò sofferente e stanco. Infine si mise a sedere, la schiena appoggiata ai cuscini e gli occhi fissi sulle fiamme che andavano spegnendosi.
Si guardò attorno e poi sorrise. Helaena dormiva nella culla accanto al letto, la sua piccola dai capelli bianchi avrebbe presto compiuto due anni.
Una nuova fitta lo fece sibilare per il dolore e gettò il capo all'indietro, prendendo profondi respiri dal naso. Sapeva di non essere sul punto di partorire. Mancavano ancora cinque mesi al giorno del parto e quello non era il dolore che associava alla nascita dei suoi bambini. Nonostante ci andasse molto vicino.
Che cazzo? si domandò accarezzando la piccola pancia.
Aemond sospirò e si voltò su un fianco, socchiudendo l'unico occhio che gli rimaneva. Aggrottò le sopracciglia quando scoprì che suo marito non era steso al suo fianco ma bensì seduto e con un'evidente espressione di fastidio in viso.
"Cosa succede?" domandò Aemond tirandosi a propria volta a sedere.
Luke sospirò e scosse il capo, il viso un poco sudato e le mani premute contro la pancia.
"Luke?" domandò ancora appoggiando a propria volta le mani contro il suo stomaco.
Quel semplice tocco sembrò allontanare il dolore. Renderlo più sopportabile.
"Nulla. Solo un po' di mal di stomaco," disse lui tornando a stendersi tentando di nascondere il fastidio e il dolore che semplicemente muoversi gli causava. Si appoggiò al cuscino e passò le mani contro il viso, sbadigliando sonoramente.
"Vuoi che faccia chiamare il Maestro? Con mia madre che sta male non è il caso di rischiare-" Luke lo interruppe scuotendo il capo. Strinse la sua mano nella propria e lo spinse a stendersi tra le coperte.
"Solo... tienimi stretto, d'accordo?" domandò dandogli poi la schiena.
Aemond sospirò ma ubbidì, stringendosi contro la schiena di suo marito e stringendogli le braccia attorno ai fianchi. Premette la fronte contro la base del suo collo e prese un profondo respiro, assaporando il suo odore dolce ma storpiato dall'acidità del dolore.
"Forse sono solo... preoccupato per domani," disse Luke stringendo le dita contro le mani di suo marito. I palmi di Aemond erano caldi, piacevoli e così si ritrovò a pensare che forse quel dolore era dovuto al freddo che provava in quel momento. Lo fece notare ad Aemond che subito si alzò e raccolse una coperta da un baule spinto in un angolo. La avvolse attorno al corpo di Luke e poi tornò a stringerlo.
"Sarà un grande giorno," concordò Aemond lasciandogli un bacio tra i capelli.
"Ma non c'è bisogno di preoccuparti. Andrà tutto bene," gli disse ancora affondando il naso contro il suo collo.
Luke annuì e si fece più vicino a lui, uno sbadiglio ad accarezzargli le labbra. Con il caldo della coperta che iniziava a farsi sentire il sonno tornava all'attacco e il dolore si faceva sempre meno insistente.
Forse ho davvero preso freddo, si disse affondando il viso contro il cuscino. Il giorno prima aveva volato insieme ai gemelli e l'aria era stata più fredda di quello che aveva immaginato.
"Cerca di dormire," sussurrò Aemond baciandogli il collo.
Luke annuì ancora, sbadigliò e tirò le coperte fin sopra le orecchie. Il sonno lo colse poco dopo e le mani di suo marito erano così calde da nascondere egregiamente il sibilante dolore allo stomaco.


Jaehaerys sobbalzò quando il suo corpo venne sbalzato verso l'alto e poi ricadde contro il materasso. Il suo cuore prese a battere all'impazzata, gli occhi spalancati eppure ciechi nella semi-oscurità della sua stanza. Un piccolo corpo era seduto sopra alla sua pancia e lunghi capelli gli sfioravano il mento, solo quelli lo costrinsero a esitare ad allungare una mano verso il pugnale che teneva nascosto sotto al cuscino.
Riconosceva l'odore di quella persona. Era un odore simile al suo ma lievemente differente. L'odore della sua gemella. Entrambi omega. Entrambi dall'odore fumoso e zuccherino.
"Cosa stai facendo?" domandò in un sibilo. Si tirò a sedere e lei ricadde sulle sue gambe, una risatina delicata a sfiorarle le labbra.
Jaehaerys si allungò verso il comodino e dopo innumerevoli tentativi riuscì ad accendere la candela che teneva sempre vicino al letto. Una minuta bolla luminosa circondò lui e sua sorella.
Jaehaera indossava gli abiti da notte, una lunga veste bianca che lasciava scoperti i polpacci rosa candido e i piedi dello stesso colore. Lei sorrideva, le labbra rosse senza bisogno di indossare coloranti e i capelli che le ricadevano sulle spalle coperte di pizzo.
Fra le mani reggeva due pezzi di torta al limone.
"Buon compleanno!" esclamò lei ridacchiando.
Jaehaerys allungò le mani verso il dolce. La bocca già piena di saliva e le mani chiuse a coppa. Poi sembrò ripensarci e lasciò cadere le braccia.
"Quelli sono per domani!" ribatté lui con le guance rosse e il cuore che palpitava per la paura e l'eccitazione.
"Sei di nuovo sgattaiolata in cucina?" domandò ancora e Jaehaera buttò gli occhi al cielo, costringendolo a prendere il pezzo di dolce e ignorando ogni sua polemica. Scivolò giù dalle sue gambe e si sedette al suo fianco, infilandosi sotto le pesanti coperte invernali.
"Grazie sorellina per essere sgattaiolata in cucina e aver rubato due fette di torta. Buon sedicesimo compleanno anche a te!" disse lei assumendo il suo stesso tono di voce.
Jaehaerys arrossì e abbassò lo sguardo sulla propria fetta, le labbra piegate in un piccolo sorriso.
"Buon compleanno," sussurrò lui lasciandole un bacio sulla guancia.
Lei ricambiò immediatamente e le sue labbra sfiorarono la cicatrice che gli apriva la guancia.
"Grazie. Ora mangia e smetti di lamentarti," disse lei azzannando un pezzo di torta. La sua bocca si riempì di saliva e un brivido le corse lungo la schiena. Le sue papille gustative erano ancora addormentate e essere risvegliate dall'acido del limone e il dolce dello zucchero le aveva infuocate.
"È proprio buona," commentò Jaehaerys leccandosi le dita coperte di panna.
Era Luke che li viziava in quanto a dolciumi. Loro cugino faceva in modo che ogni giorno il pranzo e la cena terminassero con un pezzo di dolce e Aemond aveva smesso di opporsi dopo le prime due settimane.
Jaehaera annuì e si fece più comoda contro i cuscini.
"Sei nervoso? Per domani?" domandò lei guardando il suo profilo affilato, molto simile a quello di loro padre. O così era solito dire Luke. Provava quasi imbarazzo nell'ammettere di ricordare poco e niente di Aegon. Ricordava il suo sorriso pieno di denti e la sua risata. Ricordava gli occhi viola e le sue braccia forti. Nulla di più.
Ancora meno ricordava di sua madre. Ma Luke diceva che le sarebbe bastato guardarsi allo specchio per vedere Helaena.
Jaehaerys si morse le labbra e scivolò sotto le coperte, nascondendosi fino al mento.
"Moltissimo," confessò cercando la mano di sua sorella che subito la strinse nelle proprie.
C'era differenza nel loro tocco. I polpastrelli di Jaehaerys erano segnati dall'ombra della spada mentre quelli di Jaehaera da ago e da filo.
"Insomma... ti sembra che io abbia la stoffa del re? Io non voglio essere re!" esclamò coprendosi il viso con le mani.
Sapeva che se non fosse stato per l'insistenza di sua nonna, Aemond non avrebbe nemmeno preso in considerazione l'idea di farlo suo erede. Avrebbe ascoltato ciò che aveva detto a Luke. E invece Alicent aveva dovuto scombinare i suoi piani.
"Perché nonna deve essere così... così..." disse gesticolando, il labbro stretto tra i denti e il nervoso a incrinargli la voce.
"Un palo nel culo?" domandò lei e suo fratello spalancò la bocca.
"Jaehaera!" esclamò Jaehaerys nascondendo la bocca con le mani. Lei non poteva vederlo ma sapeva che un piccolo sorriso si era formato sotto i palmi del suo gemello.
Lei ridacchiò e si accoccolò contro i cuscini. Lei e Luke non perdevano l'occasione per parlare della Regina Madre e suo cugino aveva decisamente molto di più da raccontarle di quello che lei aveva da dire a lui.
Jaehaerys sospirò ma poi annuì, concorde con quella descrizione.
"Forse non dovremmo sopportarla ancora a lungo," borbottò lei incrociando le braccia contro il petto.
Alicent si era ammalata otto mesi dopo la nascita di Helaena. I Maestri non erano in grado di attribuire un male a quella malattia. La Regina Verde stava venendo meno, il suo corpo che cedeva ogni giorno sempre di più. Alicent aveva passato l'ultimo mese a letto e nonostante l'odio nei suoi confronti, Luke passava molto tempo al suo capezzale, permettendole di passare più tempo possibile con i suoi nipoti. Inclusa Helaena che sembrava essere l'unica luce negli occhi della Regina Madre. E forse, per ringraziarlo di quella gentilezza o perché la stessa Alicent stava realizzando di non avere più molto tempo, ogni volta che Luke le faceva visita si alzava dal letto e preparava del tè.
"Non è carino," commentò Jaehaerys.
"Nemmeno lei è carina con noi," ribatté Jaehaera.
Rimasero in silenzio. Il sapore della torta ancora sulla lingua ma che piano piano iniziava a farsi amaro.
"Spero che i Lord scelgano Vadir..." borbottò Jaehaerys.
Vadir aveva da poco compiuto nove anni. Era un bambino allegro e particolarmente intelligente, abile nel parlare quanto nell'agire. I suoi occhi non sembravano essere un particolare problema e in ogni caso, al suo fianco c'era sempre Rhaen, pronto a intimorire chiunque osasse guardare troppo a lungo suo fratello maggiore.
Vadir si era presentato all'età di otto anni. Un alpha. Era stato un avvenimento raro, così raro che molti dei Consiglieri avevano tentato di dissuadere Aemond dal mantenere la promessa fatta a sua madre. Con il piccolo già presentato e Jaehaerys che ancora non aveva dato segni di voler rivelare il suo secondo sesso, la scelta per l'erede al Trono era sembrata ovvia.
Ma Aemond aveva voluto aspettare e così, quattro mesi prima del loro sedicesimo compleanno, Jaehaera e Jaehaerys si erano presentati come omega.
"Non preoccuparti," disse lei avvolgendogli un braccio attorno alle spalle.
"Credi davvero che i Lord siano così stupidi da far infuriare zio Aemond scegliendo te invece di suo figlio?" domandò Jaehaera.
Il suo gemello sembrò rifletterci. Poi scosse il capo.
"E poi, ignorando quanto sia spaventoso zio Aemond, tu sei un omega, Vadir è un alpha. Ha la vittoria in tasca e non sa nemmeno cosa sta vincendo," commentò lei accavallando le caviglie.
Jaehaerys sospirò.
"Ma sta davvero vincendo? Guarda cos'è successo a tutti quelli che si sono seduti sul Trono..." borbottò lui che certo non voleva accadesse nulla a suo cugino. Vadir era sempre così buono e gentile.
Sarà un buon re, pensò con un sorriso.
"Zio Aemond e Luke faranno in modo che non accada nulla," disse lei lasciandogli un bacio sulla fronte.
"Ora mettiti a dormire," ordinò Jaehaera affondando la testa nel cuscino e coprendosi fino alle spalle.
Lui aggrottò le sopracciglia.
"Non dovresti stare qui. Sei la mia futura sposa. Non è opportuno," borbottò ma comunque si stese al suo fianco. Non vedeva sua sorella come una sposa e lei non vedeva lui come uno sposo. Non provavano attrazione l'uno nei confronti dell'altro eppure Aemond aveva imposto loro quel matrimonio.
Il sangue di Aegon terminerà con noi, pensò Jaehaera.


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