Capitolo 59:

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Luke sospirò e continuò ad accarezzare la schiena di Helaena. La piccola si era calmata dopo aver pianto tutte le proprie lacrime. La camicia dove aveva affondato il viso era bagnata e il gelo delle lacrime aveva iniziato a fargli venire la pelle d'oca.
Daemon era seduto in fondo al letto, il viso asciutto ma gli occhi rossi. Teneva le gambe incrociate e stava strappando uno degli steli dei fiori con cui Baelon aveva intrecciato i capelli di sua sorella.
I gemelli sedevano davanti al fuoco, parlottando a bassa voce. Nyra accarezzava la spada che suo padre le aveva regalato. Aveva le sopracciglia aggrottate e l'espressione contratta. Non sembrava più fiera di quel dono.
Baelon aveva una mano appoggiata sul suo ginocchio. Lo accarezzava con dolcezza, mordicchiandosi le labbra. Tirò su con il naso e Luke sospirò. Si domandò cosa sarebbe successo se avesse raccontato quella verità quando i bambini erano ancora piccoli. Forse non sarebbero cresciuti così spensierati.
Posò Helaena sul letto e le rimboccò le coperte, lasciandole un bacio contro la fronte. Poi gattonò al fianco di Daemon.
"Cosa ti ha fatto quel povero fiore?" gli domandò e il piccolo sollevò le spalle, gettando l'ennesimo pezzo in terra. Tirò su con il naso e si passò una mano contro gli occhi.
Il suo kepa si era appena rivelato una persona orribile. Aveva ucciso il drago della sua muña! Daemon avrebbe distrutto tutti i fiori che voleva altrimenti avrebbe cercato il suo kepa e lo avrebbe pugnalato. Sì! Così avrebbe fatto. Lo avrebbe pugnalato fino a quando avrebbe chiesto scusa.
"Kepa ti avrebbe..." sussurrò Baelon ma poi si interruppe, fissando gli occhi tra le fiamme.
Luke appoggiò le mani in grembo, la spalla premuta contro quella di Daemon.
"Kepa mi avrebbe?" domandò a propria volta. Avrebbe cercato di risolvere ogni dubbio ora che ne aveva la possibilità. Non voleva che ci fossero incomprensioni di nessun tipo, non per qualcosa di così importante.
"Kepa ti avrebbe odiato se non avessi preso il suo occhio?" gli domandò sollevando i grandi occhi viola nei suoi.
Luke sospirò. Quante volte si era posto quella domanda.
"Non lo so. Ma ormai ho smesso di chiedermelo," gli disse.
Aveva passato mesi tra sé e ma. E se mi fossi presentato come un alpha? E se non avessi preso l'occhio di Aemond? E se non fossi nato con i capelli scuri?
Ma poi aveva smesso. Tutti quei dubbi non servivano a nulla se non a farlo soffrire.
Baelon annuì.
La porta si aprì con un cigolio e Rhaen, accompagnato da Vadir che teneva una mano protettivamente contro la sua schiena, entrò nella stanza. Gli occhi dell'alpha erano rossi tanto quanto quelli dell'omega ma le sue iridi opache rendevano più difficile scorgere il rossore.
Luke lo vide ugualmente.
"Vadir... Rhaen," sussurrò Luke alzandosi in piedi. Lasciò una carezza contro i capelli di Daemon che ancora stava strappando i fiori e andò incontro ai suoi figli e loro fecero altrettanto, avvolgendo le braccia attorno ai fianchi del loro omega che sorpreso impiegò qualche istante prima di ricambiare.
Con una mano accarezzò la schiena di Vadir e con l'altra i capelli i capelli di Rhaen. I suoi bambini erano così cresciuti che faticava a credere che un tempo fossero stati all'interno del suo ventre. Protetti da ogni male. Posò lo sguardo su suo figlio maggiore e Vadir, percependo i suoi occhi su di sé, chinò il capo, unendo la fronte a quella di Luke. Poi, lento, si separò da quell'abbraccio e andò a sedersi al fianco di Daemon, passandogli un braccio attorno alle spalle e lasciando che lui si premesse contro il suo fianco.
"Mi dispiace di essere scappato," sussurrò Rhaen premendo la fronte contro la spalla di Luke che sorrise contro la sua guancia. Gli baciò la fronte e poi prese il suo viso tra le mani, fissando gli occhi neri nei suoi viola.
Passò una mano sotto i suoi occhi, cancellando le tracce lasciate dalle lacrime.
"Non dovevo comportarmi così... tu ti sei aperto con noi e io... mi dispiace," sussurrò con lo sguardo basso. Quanto si sentiva sciocco a essere fuggito in quel modo ma nonostante quello il suo omega non sembrava arrabbiato con lui.
Luke sospirò e gli baciò le guance, strofinando la punta del naso contro quella di suo figlio.
"Sei sempre stato il più temperamentale dei miei figli... non mi stupisco," gli disse sollevandosi sulle punte per baciargli la fronte.
"Ma non sei l'unico a dover chiedere scusa," gli disse tenendolo stretto a sé. Com'era passato veloce il tempo. Gli sembrava ieri che suo figlio era piccolo abbastanza da potersi nascondere contro il suo petto.
"Non volevo nascondere la verità ma non volevo nemmeno farvi soffrire," gli disse accarezzandogli le guance.
"Ora lo capisco," ribatté Rhaen.
"Ma perché dirlo a Vadir?" domandò ancora fissando gli occhi su suo fratello maggiore che si strinse nelle spalle.
Luke si leccò le labbra e sospirò, passandosi una mano contro il viso.
"Forse volevo che almeno uno dei miei figli conoscesse la verità. Forse volevo che qualcuno fosse pronto a proteggervi in questo terribile giorno... Vadir-" disse prima di interrompersi.
Si avvicinò a suo figlio maggiore e si inginocchiò davanti a lui. Prese le sue mani nelle proprie e poi premette la fronte contro le sue ginocchia.
"Mi dispiace di averti affidato un fardello così pesante," sussurrò prima di sollevare una mano e accarezzargli il viso. Gli asciugò le lacrime e premette la fronte contro la sua, strofinando insieme le punte dei loro nasi.
"Tu hai sopportato tanto da solo," gli disse sospirando.
Luke annuì debolmente e poi si alzò in piedi, passando le mani contro il viso stanco.
"Kepa ha davvero... ti ha davvero fatto tutto quello? Davvero è così... mostruoso?" domandò Rhaen con il timore di incontrare gli occhi del genitore. Non riusciva ancora a credere che l'uomo che lo aveva cresciuto con dolcezza ma fermezza fosse lo stesso uomo che aveva fatto soffrire in quel modo il suo omega.
Luke sospirò.
"Vostro padre... lui- lui sarebbe stato un buon marito se la guerra non fosse mai iniziata," gli disse con un sorriso triste. Di questo era certo. Perché Aemond non era un cattivo marito. Era premuroso e gentile. Passionale e robusto quando c'era bisogno. Aveva tutte le qualità per poter essere amorevole. Ma tutto quello era distorto. Storpiato. Se la guerra non fosse mai iniziata Luke avrebbe potuto innamorarsi di quell'uomo.
Potrei amarlo senza sentirmi in colpa, si disse con un altro sospiro.
"Ma è ancora un buon padre," disse guardando Rhaen dritto negli occhi.
"Ma come posso considerarlo mio padre dopo tutto quello che ti ha fatto?" gli domandò. Perché in quel momento provava solo rabbia e forse odio.
Luke sospirò e poi guardò i suoi figli. Sembravano tutti porsi la stessa domanda di loro fratello.
"Non lo so," ammise infine. Lui aveva imparato ad amare Aemond e quel sentimento così nuovo e appena confessato lo spaventava. Era passato dall'amicizia infantile alla sopportazione. La sopportazione si era trasformata in rabbia e poi odio. E infine, l'odio era diventato amore. O quello che credeva fosse amore perché se doveva essere sincero con sé stesso non avrebbe saputo dire cosa fosse quel sentimento.
Forse, con il tempo, i suoi figli avrebbero provato a superare l'odio.
"Zio Jace ucciderà kepa?" domandò Daemon nello stesso istante in cui Helaena iniziò a svegliarsi. La piccola si stiracchiò e Vadir gattonò sul letto, stringendo la sorella in un forte abbraccio. Non voleva pensare a cosa sarebbe successo a suo padre.
Luke sospirò ancora e si sedette sul bordo del letto, suo figlio minore inginocchiato al suo fianco. Rhaen esitò mordicchiandosi le labbra ma poi si accomodò vicino al genitore.
"Dovrebbe," disse passandosi una mano contro il viso.
"Aemond ha ucciso tre membri della nostra famiglia e ha contribuito alla morte della regina. La sua pena sarebbe morte per alto tradimento," spiegò mentre i suoi figli lo guardavano con un misto di preoccupazione e soddisfazione.
"Ma lo implorerò di risparmiarlo," aggiunse infine.
Era stata una decisione sofferta la sua. Aveva passato anni desiderando la morte di Aemond. Aveva implorato suo padre di ucciderlo. Lui stesso aveva tentato di eliminarlo in più di un'occasione ma ora non riusciva a immaginare un futuro senza la sua costante presenza.
Che fosse rinchiuso. Isolato. Ma vivo. Che rimanesse al fianco dei loro figli e che potesse guidarli come Daemon non aveva potuto fare con loro.
"Come puoi tenere a lui dopo tutto quello che ti ha fatto?" domandò Rhaen guardandolo da sotto spesse ciglia bianche. Si mordicchiava le labbra e teneva le mani strette in grembo, strappando le pellicine come era solita fare sua nonna dal lato paterno.
Luke sospirò.
"Non lo so. Immagino che dopo tanti anni passati insieme..." e si interruppe, non potendo esprimere a parole un concetto che non riusciva a capire pienamente.
Perché un cane rimane fedele al padrone che ne abusa? Era una domanda a cui non aveva risposta.
"Ma... tu ci vuoi bene, vero?" domandò Helaena.
Luke sorrise a sua figlia che quel giorno sembrava in cerca di rassicurazioni. Ma come poteva non esserlo dopo ciò che aveva scoperto?
"Certo che sì," le disse prendendola tra le braccia. In pochi anni sua figlia sarebbe diventata troppo grande per cercare rifugio tra le braccia del suo omega e Luke approfittava di ogni occasione per stringere la sua bimba tra le braccia.
"Ma... kepa ti ha obbligato ad averci?" domandò Nyra sedendosi ai piedi di Luke. Baelon fece lo stesso, forse desideroso di conoscere la risposta a quella domanda.
Luke sospirò ancora e rivolse lo sguardo verso il soffitto.
Era una domanda difficile. Di fatto, se Aemond non lo avesse preso prigioniero nessuno dei suoi figli sarebbe venuto al mondo. Ma dopo la nascita di Rhaen era Luke a cercare il tocco di suo marito.
"Ho scoperto di essere incinta di Vadir poche settimane dopo le mie nozze e quando l'ho scoperto ho tentato di pugnalarmi la pancia," spiegò mordicchiandosi le labbra.
Suo figlio maggiore era seduto dietro di lui. Non poteva vedere il suo viso. Non sapeva che cosa il suo primogenito stesse pensando.
"Non odiavo Vadir ma la sua esistenza mi rendeva ancora più prigioniero di quanto già fossi," spiegò con parole attente. Si voltò un poco, cercando il viso di suo figlio che si stava mordicchiando le labbra, lo sguardo basso e turbato.
Luke gli porse una mano e Vadir la strinse.
"Poi vostro fratello è nato e mi sono innamorato," disse con un sorriso. Lo ricordava ancora, piccolo e bianco come uno spettro. Le guance rosse e ancora un poco sporco di sangue. Era un bambino delicato e bellissimo, cresciuto diventando un uomo incantevole.
"Poi ebbi Rhaen," e si morse le labbra perché sapeva che la storia del suo secondo figlio avrebbe sicuramente minato la già bassa autostima del suo bambino. Ma quel giorno gli aveva promesso la verità e verità avrebbero avuto.
"Tu sei stato... cercato ma non per amore," gli disse e prese le sue mani nelle proprie.
"Mia madre era appena morta. Mio fratello era stato esiliato e io avevo bisogno di potere. Avevo bisogno di... qualcosa che tenesse la mia famiglia a galla, al sicuro," continuò cercando le parole migliori per rendere quella storia il meno difficile possibile.
Strinse forte le mani di Rhaen.
"Feci un accordo con vostro padre. Aemond aveva bisogno di un altro erede e io desideravo una posizione all'interno del Consiglio," disse leccandosi le labbra.
"Un figlio per una sedia," borbottò Rhaen con un misto di rabbia e delusione.
"Un figlio per la mia sopravvivenza," lo corresse Luke e suo figlio sollevò lo sguardo.
L'omega sospirò e si morse le labbra.
"Con la guerra finita credi che la mia vita fosse importante? Alicent e Otto mi avevano tenuto in vita perché potessi essere usato contro mia madre. Otto era morto ma Alicent era ancora viva. Suo figlio era al potere e io potevo essere eliminato. Avevo bisogno di potere per rimanere in vita. Dovevo rendermi necessario," disse guardando suo figlio dritto negli occhi.
Aemond avrebbe vegliato su di lui ma persino suo marito non poteva assicurarsi della sua sicurezza in ogni istante. Doveva guadagnare rispetto all'interno del Consiglio. Doveva fare in modo che la sua voce risuonasse sicura e decisa, giusta. E così aveva fatto.
"Ma tu sei il Principe Reggente!" esclamò Daemon con le labbra strette in una linea sottile.
"E Aemma Arryn era la regina prima che lo fosse Alicent. In questo palazzo è sin troppo facile sbarazzarsi di chi non serve più," spiegò lasciando una carezza tra i capelli di suo figlio minore.
L'aveva scoperto anni dopo. Tra i fascicoli del vecchio Maestro della regina Aemma. Come lui e Otto avessero architettato alle spalle del re per rendere la sua amata sposa debole. Per farle perdere ciò che aveva di più prezioso e infine, per ucciderla.
"E così nacque Rhaen e io mi innamorai una seconda volta," gli disse con un piccolo sorriso.
Il suo secondogenito ricambiò pur con occhi tristi.
Luke sorrise.
"Nyra e Baelon nacquero da una notte di passione," disse.
"Muña!" esclamò Baelon con le guance rosse e le punte delle orecchie che sembrava sul punto di prendere fuoco.
Rhaen nascose le labbra dietro il dorso della mano e Nyra gli diede un calcio, anche il suo viso era rosso come quello del gemello.
"Vostro padre era appena tornato dalla guerra con la Triarchia. Aveva bisogno di una ricompensa," continuò più che consapevole di starsi rendendo ridicolo. Ma l'esito fu più che soddisfacente.
Vadir scoppiò a ridere e Rhaen fece altrettanto mentre i gemelli si coprivano le orecchie e facevano bizzarri suoni con la bocca, cercando di nascondere le chiacchiere del loro omega che imperterrito continuava.
Daemon ridacchiava malevolo mentre Helaena pareva essere l'unica a non comprendere. Ancora troppo piccola.
"E poi ci fu Daemon che fu una sorpresa," disse lasciando una carezza tra i capelli di suo figlio. Lui sorrise, fiero di aver sorpreso i suoi stessi genitori. Luke evitò di raccontare che rimase incinta solo sei mesi dopo la nascita dei gemelli ma i suoi figli più grandi colsero ugualmente il significato della parola "sorpresa".
"E poi la nostra piccola Helaena. L'unica figlia attivamente desiderata," disse baciandole le guance. Lei ridacchiò e si fece rossa in viso.
Nessuno nominò Alysanne. Quella figlia mai nata ma così sofferta.
"La mia e quella di vostro padre è una storia complicata. Fatta di odio e sopportazione. Di amore," disse guardando i suoi bambini.
"Forse sono malato. Forse sono toccato di testa," disse ancora e loro lo guardarono come se fosse impazzito a dire cose simili.
Luke gli sorrise.
"Ma non dubitate mai del mio amore per voi," concluse.
Si ritrovò stretto in un abbraccio. La sua schiena era coperta. Il suo petto era coperto. I suoi fianchi, le sue gambe, tutto di lui era coperto dal dolce peso dei suoi figli.
Sorrise.
Era a casa.


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