Capitolo 45:

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Luke fu costretto a lasciare Dreamfire lontana dalle abitazioni, in una delle tante praterie che circondava Vecchia Città. C'erano pochi alberi, pareva che la popolazione si impegnasse perché i boschi rimanessero lontani e Luke immaginava fosse perché temessero le creature che potevano nascondervisi.
Morning deve aver fatto fuggire ogni minaccia, pensò guardando il piccolo drago che volava alto nel cielo. Si era fatta grande, più grande di un cavallo e non sarebbe passato molto prima che Rhaena potesse salire sulla sua groppa.
Devo farle spedire una sella, si disse ancora. Lei non ne aveva portata una con sé, i Guardiani avrebbero dovuto studiare le forme del suo drago e poi crearne una che potesse andare di misura. Decise quindi che avrebbe mandato una decina di Guardiani a Vecchia Città, pentendosi poi di non essersene occupato prima.
Sospirò e si passò una mano contro la fronte. Era stato così occupato da scordarsi di quella semplice necessità.
Smontò dalla sua sella e affondò i piedi nell'erba fresca, accomodandosi al fianco del muso di Dreamfire che si raggomitolò su sé stessa e Luke le lasciò una carezza contro il muso, gli occhi gialli di lei grandi quanto il suo intero corpo. La bestia azzurra sbadigliò e Luke storse il naso nell'annusare il suo terribile alito.
"Puoi allontanarti se vuoi. Ti chiamerò quando avrò bisogno di te," disse lui premendo la fronte contro la sua guancia. Lei finse di ignorarlo e chiuse gli occhi, affondando il muso nell'erba alta. Probabilmente più tardi sarebbe andata a caccia ma in quel momento non desiderava altro che godere del caldo sole pomeridiano.
Luke prese un profondo respiro e fissò gli occhi sulla città natale di Alicent Hightower. Non era terribile come l'aveva immaginata ma non era nemmeno incantevole come era Roccia del Drago.
Rimase in attesa, pazientando l'arrivo della carrozza che lo avrebbe condotto a palazzo.
Si premette una mano contro la pancia, pensando che fosse strano non avere stretto contro il petto nessuno dei suoi figli. Avrebbe voluto portare Vadir con sé ma temeva che il suo piccolo uragano avrebbe creato più fastidi che piaceri.
Sospirò e fissò lo sguardo sulla strada principale, dove un cavaliere in sella con un cavallo al seguito gli stava venendo incontro. Si alzò in piedi e si avvicinò alla via sterrata, una mano stretta attorno alla lunga spada che aveva portato con sé. L'allontanò e sorrise quando realizzò chi fosse quel cavaliere.
"Gwayne," disse lui quando lo stallone si fermò al suo fianco e il Ser si passò una mano fra i ricci capelli biondi e bagnati dal sole. Vestiva in verde ma abiti così leggeri che al minimo movimento della luce Luke poteva scorgere l'ombra dei suoi addominali.
"Lucerys, sono felice che tu sia arrivato," disse lui accennando prima al secondo destriero che aveva portato con sé e poi all'immenso drago che aveva i grandi occhi gialli fissi su di lui. Pareva un felino pronto a scattare verso la sua preda e il cuore di Gwayne fece una capriola, pregando mentalmente che Luke si sarebbe affrettato a salire in sella.
"Niente carrozza?" domandò Luke accomodandosi sulla groppa dello stallone bianco.
Gwayne gli cedesse le redini e insieme si incamminarono verso la città, i cavalli che trottavano eleganti, sollevando un leggero strato di polvere che avrebbe imbrattato gli stivali scuri di Luke.
"Ho pensato che così saremmo stati più veloci. E poi la vedetta ha detto che eri solo sulla sella," spiegò Gwayne pensando ai nipoti che dovevano essere rimasti ad Approdo del Re.
Doveva essere sincero, non gli sarebbe dispiaciuto rivedere i piccoli. Era passato troppo tempo e desiderava scoprire quanto fossero cresciuti.
"Ho pensato che i miei figli sarebbero stati più un fastidio che una gioia. Ricordo le mie ultime settimane prima del parto e per quanto adori Vadir, le sue interminabili chiacchiere erano un terribile passatempo," commentò Luke e Gwayne scoppiò a ridere, nascondendo la bocca con una mano.
"A Rhaena avrebbe fatto piacere vederli... conoscere il piccolo Rhaen," disse Gwayne con un piccolo sorriso.
Luke lo guardò da sotte folte ciglia scure. La sensazione che quel desiderio non appartenesse solamente a sua sorella maggiore ma che lo stesso Ser Hightower desiderasse essere circondato da bambini urlanti.
"Ma piuttosto, Joffrey ha partorito un maschio! Come sta?" domandò mentre rapidi si avvicinavano alle mura della città.
Dreamfire spiccò il volo, scomparendo nel cielo limpido, forse inseguendo Morning o forse decisa a dedicarsi alla caccia. Dove prima era stato il suo corpo ora c'era una chiazza di erba schiacciata.
"È stanco ma mi sono assicurato che stesse bene prima di venire qui. Le mie guardie veglieranno su di lui," spiegò Luke sorridendo pieno di gioia.
Aemon non era certo come i suoi figli. Era facile all'ira e al capriccio, scoppiando in pianti disperati quando non gli veniva concesso immediatamente ciò che desiderava. Non era paziente e in questo ricordava molto il suo omega.
"Mi fa piacere. Daeron sarà fiero di lui... mi dispiace solo che non abbia potuto essere presente, so che avrebbe tanto voluto essere al suo fianco," disse Gwayne mordendosi il labbro.
Luke annuì, ricordando che l'uomo che aveva davanti e suo zio erano cresciuti insieme fin dalla più tenera età. Avevano condiviso tutto e forse Gwayne era l'unica persona al mondo che conosceva veramente Daeron Targaryen.
"Rhaena come sta?" domandò Luke spostando l'attenzione su argomenti più allegri.
Subito un grande sorriso piegò le labbra del Ser.
"Non vede l'ora che il bambino nasca. Non sopporta più di essere così... tonda," disse lui con le guance tinte di rosso.
Luke rise, avendo perfettamente in mente quella sensazione di pienezza.
"Era preoccupata per vostro fratello..." disse poi con il sorriso che gli scomparve dalle labbra. Lui non poteva dire di aver provato preoccupazione per Jacaerys Velaryon ma quando aveva visto il modo in cui sua moglie aveva iniziato a comportarsi non aveva potuto fare altro che pregare che il principe sopravvivesse.
"Jace sta bene. La ferita era grave ma nostro fratello è forte però... per un istante ho avuto paura che non ce la facesse," spiegò Luke. E seppe di non stare mentendo perché tutto quello era accaduto veramente. La brutale ferita e il terrore di poterlo perdere. Erano tutte sensazioni che il povero Cregan aveva vissuto.
"Sono felice che stia bene," disse Gwayne mentre entravano in città, passando per le vie affollate.
I cittadini si soffermarono a guardarli, borbottando tra di loro il nome di Lucerys. I bambini avevano gli occhi alti e fissi verso il cielo, sulla bestia azzurra del principe che si era messa a sorvolare la città, oscurandola con la sua enorme figura.
Gwayne aiutò Luke a smontare dalla sella e insieme entrarono a palazzo.
Era grazioso e per nulla opprimente, non certo come Luke lo aveva immaginato. I corridoi erano spaziosi, luminosi, c'erano grandi finestre che davano su un enorme giardino interno, simile a quello di Approdo del Re.
Immaginava che una coppia di bambini avrebbe potuto giocare più che liberamente.
Gwayne lo condusse su per una lunga scalinata e poi lungo uno spazioso corridoio con alcuni ritratti appesi alle pareti.
"Eccoci," disse posando una mano sulla maniglia di un'alta porta di legno. L'abbassò senza nessuna esitazione e Luke gliene fu grato, non vedeva sua sorella da così tanto tempo che forse avrebbe passato delle ore fermo davanti alla porta, cercando un modo per intavolare un discorso.
Rhaena sedeva su una larga poltrona verde posta davanti al fuoco. Aveva i capelli raccolti in un alto chignon pieno di fiori e pietre dorate, il ventre sporgente era coperto da un sottile abito rosso. Si accarezzava la pancia con fare annoiato, gli occhi rivolti verso il soffitto e i piedi che scalciavano lenti.
"Luke!" esclamò lei quando i suoi occhi si posarono su di lui. Fece per alzarsi ma il fratello fu più rapido e le corse incontro, stringendola in un forte ma delicato abbraccio. Affondò il viso contro il suo collo e lei rise, ricambiando quel gesto di affetto.
Quando si separarono lui tenne le mani sui suoi fianchi e lei sulle sue spalle.
"Come sta Joffrey?" domandò lei.
"Come stai?" domandò lui.
Si guardarono e si sorrisero poi Rhaena accennò perché fosse lui a rispondere per primo.
"Sta bene. Era preoccupato per il colore dei capelli di Aemon," disse accennando alla propria testa piena di capelli scuri.
Rhaena rivolse uno sguardo alle sue spalle, fissando il marito che si mise compostamente a sedere, espressione più che annoiata e frustrata, sapeva già perché Joffrey temeva i capelli di suo figlio.
Mia sorella, pensò passandosi una mano contro la fronte.
"Non posso credere che lei continui con questa storia!" esclamò Rhaena posando le mani sulla grande pancia.
Luke sospirò e sollevò le spalle.
"Perché, credi che le sia andato a genio che Aemond abbia deciso di sposare me?" domandò e fece le virgolette in aria quando disse "deciso" e "sposare".
"E che Daeron e Joff non solo si siano sposati ma anche innamorati? Oh, io so che le si è aperto un cratere nello stomaco. Non so cosa pensi di voi due," disse indicando prima lei e poi Gwayne che si stava godendo la scena comodamente seduto sul morbido letto.
"Ma so che non è niente di buono," disse passandosi una mano contro il viso.
"A Daeron non importerà minimamente di che colore sono i capelli di suo figlio e anzi, credo che preferirà vedere Joffrey in quel bambino," disse Gwayne incrociando le possenti braccia contro il petto. Con i capelli così chiari e soffici Luke faticava quasi a ricordare che il sangue dei Primi Uomini scorreva nelle sue vene.
"È quello che gli ho detto anche io. Poi Alicent è arrivata con le sue idee e strane supposizioni e nostro fratello non ha avuto problemi a rimetterla al suo posto," commentò con un ghigno.
"Certo, avrei preferito non sapere il numero di volte in cui lui e Daeron vanno a letto ma, dannazione, ne è valsa la pena per vedere la faccia di Alicent," disse coinvolgendo la coppia in una risata.
"E tu come stai? Ormai devono mancare pochi giorni," disse Luke posando una mano contro la sua pancia prominente. Riusciva a sentire il piccolo che si muoveva, lo spazio doveva iniziare a mancare anche a lui.
Rhaena sbuffò e tornò a sedersi.
"Sono stanca di essere così... piena!" esclamò accennando all'enorme pancia.
Luke sorrise e si accomodò al suo fianco.
"Capisco la sensazione," le disse appoggiando il viso a una mano.
"Eppure l'hai fatto due volte," commentò lei sollevando due dita davanti ai suoi occhi.
Luke ghignò, la mente che corse ai suoi figli.
"Mi piacciono i miei bambini," disse leccandosi le labbra. E il modo in cui venivano prodotti non gli dispiaceva affatto.
Rhaena ridacchiò e si fece più comoda contro lo schienale della poltrona.
Un leggero bussare venne dalla porta e una guardia richiamò Gwayne, sostenendo che suo zio avesse bisogno del suo aiuto. Il cavaliere allora si alzò dal suo posto sul letto, lasciò un bacio contro la fronte di Rhaena e se ne andò, lasciando soli i due fratelli.
Rhaena rimase immobile per qualche istante, gli occhi fissi sulla porta e le orecchie dritte. Quando non sentì più i passi di suo marito si voltò con uno scatto verso Luke.
"È vero quello che ha detto Cregan!? Jace ha davvero avuto un bambino!?" domandò nel modo più sussurrato possibile.
Luke sospirò e annuì, grato di poter finalmente raccontare tutto. Non lasciò da parte nemmeno il più piccolo dettaglio e quando ebbe terminato Rhaena era fermamente appoggiata allo schienale della poltrona, una mano premuta contro il basso ventre mentre con l'altra si reggeva la testa.
"Incredibile," disse lei con gli occhi sgranati e fissi sulle fiamme.
Luke annuì concorde. Se non avesse visto il bambino e il taglio che segnava lo stomaco di Jace nemmeno lui ci avrebbe creduto.
"Perciò sono zia di... quattro maschi?" domandò lei leccandosi le labbra.
Luke annuì ancora.
"Beh... spero vivamente che lei sia una-" si interruppe quando un senso di bagnato le toccò le gambe. Abbassò lo sguardo giusto in tempo per vedere lo strato inferiore del suo vestito farsi bagnato.
"Luke?" domandò con un briciolo di terrore e il cuore che iniziava a battere forte.
"Andrà tutto bene," assicurò lui stringendole una mano. Poi corse a chiedere aiuto.

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