Sgattaiolò fuori di nascosto, una delle sue stanza, una camicia pesante gettata sopra gli abiti da notte e un piccolo pugnale stretto alla vita. Era stato un regalo del suo kepa per il suo decimo compleanno e lui lo portava con grande orgoglio. Il suo kepa glielo aveva donato perché lo riteneva grande e responsabile abbastanza per gestire un'arma tagliente come quella.
La sua muña non era stata contenta. Diceva che lui era ancora troppo piccolo per maneggiare un pugnale ma lui non era affatto piccolo! Si addestrava tutti i giorni e Ser Cleoden diceva che sarebbe diventato un grande e temuto cavaliere. Proprio come il suo kepa.
Arricciò le labbra a quel pensiero. Non voleva diventare temuto come il suo kepa. Ma voleva essere abile come lui per proteggere tutti i suoi fratelli e la sua muña.
Avrebbe dovuto essere a letto da diverse ore. Ed era stato a letto, solo non si era addormentato. Era stato difficile rimanere sveglio così a lungo, i suoi occhi bruciavano e si era dato moltissimi pizzicotti sulle gambe per evitare di finire addormentato.
Avrebbe voluto dire che fu difficile superare le guardie che sorvegliavano il Fortino di Maegor ma in verità fu stranamente semplice. Forse erano tutte troppo stanche o emozionate per l'incoronazione che si sarebbe tenuta in cinque giorni. Non avrebbe saputo dirlo.
Scivolò giù per le scale che conducevano alle segrete. Non ci era mai stato ma sapeva che Jace aveva fatto piazza pulita di tutti i suoi precedenti occupanti, lasciandole prive di vita se non per una sola persona.
Si fermò a metà strada e quasi gli venne da ridere al pensiero che suo fratello maggiore fosse quasi nato su quelle scale. Decisamente non un luogo adatto a fare da culla al futuro Signore del Sette Regni. Se Vadir fosse stato un cattivo fratello lo avrebbe preso in giro ma Vadir era tanto buono con lui.
Raggiunse il fondo delle scale e fissò gli occhi sulle due guardie, due donne alpha.
"Principe Daemon?" domandò una delle due, quella che aveva lunghi capelli blu notte e la pelle scura come il carbone. Era graziosa e ora che ci pensava bene sapeva che una donna molto simile a lei era lo Scudo di sua cugina Jaehaera. I suoi capelli però erano rossi. E da quello che Jaehaera aveva detto sembrava che loro due avessero una relazione.
Daemon non si sentiva di giudicare ma credeva che le Cappe Bianche non dovessero avere alcun genere di rapporto. Non era giusto che mancassero di rispetto ai loro giuramenti. Però se quella guardia rendeva felice la sua cara cugina lui avrebbe tenuto la bocca chiusa.
"Voglio vedere mio padre," disse il ragazzino fermandosi davanti alla porta.
"Non dovreste essere qui a quest'ora. Il principe Lucerys sa che siete qui?" domandò la seconda. Era una donna decisamente più anziana e dai capelli chiazzati di bianco. Aveva una cicatrice che la attraversava il collo. Doveva essere stata fortunata a sopravvivere a una ferita simile.
Daemon provò il desiderio di domandarle come se la fosse procurata ma poi scosse il capo. Aveva una missione più importante da portare a termine.
"No. Ma io voglio vedere mio padre. Vi ordino di aprire la porta!" disse lui fissando i grandi occhi viola prima sul viso di una e poi sul viso dell'altra.
Le due si guardarono incerte.
"Non gli sono state negate le visite," disse la guardia più giovane. La principessa Helaena faceva visita alle segrete quasi ogni giorno e il principe Baelon l'aveva accompagnata una volta, rifiutandosi però di incontrare il padre.
"Ma non dovrebbe essere qui all'insaputa del suo omega," ribatté l'altra.
"Vi sento. Fatemi passare," ordinò Daemon stringendo le mani a pugno. Odiava quando gli adulti si comportavano così con lui. Solo perché non si era ancora presentato lo trattavano tutti come fosse un bambino. Beh, lui non era più un bambino! Aveva dodici anni ed era il principe, poteva fare quello che voleva.
"Probabilmente il principe Aemond sta dormendo," disse la guardia più anziana, tentando di dissuaderlo e di tornare nella propria stanza dove doveva essere e dove non le avrebbe messe nei guai.
"Lo sveglierò," ribatté Daemon. Adorava saltare sul letto dei suoi genitori e continuare a farlo fino a quando non li svegliava entrambi. Anche se capitava raramente che suo padre non fosse già in piedi. Ma quando non lo era Aemond lo afferrava per la vita e lo gettava tra le coperte, tenendolo stretto al proprio petto mentre lui rideva sguaiato, calciando e battendo i pugni fino a quando lui lo liberava.
"Non potrete rimanere dentro a lungo," concesse lei mordendosi le labbra e trattenendosi dal buttare gli occhi al cielo.
Daemon ghignò.
La porta delle segrete si aprì e Daemon si incamminò lungo il corridoio, sbirciando in ogni cella che incontrava, scrutando con l'intenzione di vedere suo padre. Le prime dieci, per ambo e due i lati, furono vuote. Così fu anche per le dieci successive. Alla fine, però, lo trovò.
Aemond era rannicchiato sopra un basso materasso di paglia. Nascosto fino al collo da una sgualcita coperta di lana azzurra. I capelli sparsi sopra a un minuscolo e, all'apparenza, per nulla comodo cuscino.
"Kepa," sussurrò Daemon aggrappandosi alle sbarre della cella. Sapeva che le guardie non gli avrebbero mai permesso di entrare e non aveva nemmeno tentato di farsi dare le chiavi. Se Jace lo avesse scoperto loro due avrebbero potuto finire nei guai e Daemon non voleva che gli succedesse niente di male.
Suo zio non era una cattiva persona ma era molto ligio al dovere e si aspettava che nessuno disubbidisse ai suoi comandi. Jace non gli aveva vietato di far visita ad Aemond ma farlo in piena notte, come fosse stato un ladro, avrebbe potuto fargli credere che Daemon avesse brutte intenzioni.
Aemond aggrottò le sopracciglia ma non si mosse.
"Kepa!" esclamò allora, questa volta con più urgenza.
Aemond scattò a sedere, l'unico occhio fisso sulle sbarre e le dita conficcate nel materasso di paglia. Strinse la palpebra e poi la batté lentamente, come se non credesse a ciò che aveva davanti.
"Daemon?" domandò passandosi una mano contro il viso. Lasciò che la coperta scivolasse lungo le sue spalle e si avvicinò alle sbarre. Era a piedi scalzi, rimpiangeva di non avere indosso i suoi stivali ma Jace li aveva proibiti. Forse era una sorta di vendetta per ciò che aveva passato durante la sua prigionia o forse voleva evitare una fuga. Senza stivali non sarebbe arrivato molto lontano.
Il piccolo principe rimase a lungo in silenzio.
"Devi chiedere scusa a muña," disse guardandolo dritto in viso, le mani strette a pugno e gli occhi un poco lucidi. Il suo kepa aveva un brutto aspetto, il viso pallido e i capelli unti. Le sue mani e i suoi piedi erano bruni e macchiati di rosso. Puzzava. Puzzava terribilmente.
La sua muña lo aveva pugnalato e gli occhi di Daemon si abbassarono sul fianco di suo padre.
Aemond sospirò e con una mano premuta contro la ferita si sedette davanti a suo figlio.
Lui esitò ma poi si inginocchiò a terra, i pugni stretti contro le ginocchia e le labbra strette in una linea sottile. L'alpha si passò una mano contro il viso e poi si leccò le labbra.
"Vi ha raccontato tutto?" domandò. Sapeva che sarebbe stata solo una questione di tempo prima che Luke vuotasse il sacco. Francamente era sorpreso che quelle verità fossero rimaste nascoste così a lungo. Ma, d'altrocanto, prima di allora non avevano mai avuto motivo di uscire.
"Sì," rispose Daemon con decisione.
"E devi chiedergli scusa. Sei stato... uno stronzo!" esclamò tirando su con il naso. Perché non riusciva a concepire che suo padre potesse essere cattivo. Aemond non era mai cattivo con loro o con Luke. Nemmeno con i suoi zii e i suoi cugini. Era cattivo solo con chi se lo meritava.
"Daemon..." sussurrò Aemond passandosi una mano contro la fronte. Aveva così tante domande da fare a suo figlio. Voleva sapere se Luke sapeva che loro figlio era sceso da solo nelle segrete e soprattutto che le guardie lo avevano fatto passare senza nessuna preoccupazione. Le segrete non erano il posto adatto a un bambino.
"Hai ucciso il suo drago! E- e- e lo hai portato qui quando lui non voleva! E- e-" disse lui ignorando qualsiasi tentativo di suo padre di parlare. Ora le lacrime avevano iniziato a corrergli lungo le guance, così come il muco gli si era appiccicato al naso.
"Hai ucciso- hai ucciso- Ti odio!" esclamò infine scoppiando a piangere.
Il cuore di Aemond emise uno scricchiolio. Si aggrappò alle sbarre nel tentativo di stringere le mani di suo figlio ma lui si ritrasse, premendo con rabbia le mani contro il viso. Il piccolo tirò su con il naso e Aemond si morse le labbra, la sua testa che non riusciva a pensare ad altro oltre al fatto che suo figlio stava piangendo e lui era la causa.
"Daemon... non dire così..." sussurrò cercando ancora di prendere le sue mani nelle proprie. Per la prima volta si ritrovò a ringraziare Jacaerys. Se non altro le sue mani e le sue caviglie erano libere da qualsiasi impedimento.
"Devi chiedergli scusa!" gridò Daemon, il viso rosso e le mani strette a pugno.
"Lo prometto... Daemon, lo prometto..." sussurrò Aemond che non voleva altro che suo figlio prendesse la sua mano nella sua. Che si lasciasse stringere tra le braccia e che poi tornasse nella sua stanza. Nessuno dei suoi figli, eccetto per Helaena, gli aveva fatto visita. In un tentativo di compatire sé stesso aveva creduto fosse perché Jacaerys avesse vietato ai suoi figli più grandi di scendere laggiù ma, ora come ora, credeva semplicemente che nessuno di loro volesse vederlo.
Daemon non disse niente ma tirò su con il naso.
"Dammi un abbraccio... per favore..." lo supplicò Aemond mordendosi le labbra. Desiderava stringere i suoi bambini tra le braccia e dire loro che tutto si sarebbe risolto. Ma come poteva risolvere tutto ora che i Sette Regni gli avevano girato le spalle?
Daemon esitò prendendo un profondo respiro. Infine annuì, lasciando che le braccia di suo padre si stringessero attorno alla sua schiena e le sue attorno alla sua vita. Non era comodo con le sbarre in mezzo a loro. Ma non doveva esserlo, suo padre era lì per un motivo.
"Mi dispiace... mi dispiace tanto," sussurrò Aemond baciandogli la fronte.
Daemon si asciugò il viso.
"Se- se chiedi scusa ma-gari muña ti per-dona," disse Daemon tra un singhiozzo e l'altro.
Aemond sospirò affondando il naso tra i ricci bianchi di suo figlio. Dubitava che Luke lo avrebbe mai perdonato. Aveva creduto lo avesse fatto. Ci aveva creduto così tanto. Dopo la nascita dei gemelli tutto era sembrato così facile. E invece suo marito gli aveva mentito.
"Ci proverò," garanti Aemond lasciandogli una carezza contro il viso.
Daemon si allontanò così da guardarlo dritto negli occhi.
"Pos-so avere la tu-a ben-da?" gli domandò tirando su con il naso.
Aemond non esitò nemmeno prima di sfilarsi la benda e porgergliela.
Daemon l'afferrò deciso e la fece passare attorno al collo, lasciando che pendesse come una sorta di collana di cuoio.
"Dopo l'incoronazione di zio Jace partiremo per Roccia del Drago," disse dopo essersi calmato abbastanza per poter parlare.
Aemond fissò l'occhio viola su di lui, deglutendo duramente.
"Verrai anche tu. Muña dice che non ti vuole lasciare qui... io penso che ti voglia ancora tanto bene," spiegò leccandosi le labbra secche.
"E io voglio tanto bene a muña," rispose lui. Si premette una mano contro il petto e sospirò. Il suo Lucerys, così testardo e combattivo. Avrebbe dovuto immaginare che si sarebbe inventato qualcosa pur di non permettergli di scontrarsi con Jace.
"E allora... perché hai fatto tutto quello?" domandò abbassando lo sguardo sulla benda che portava al collo.
Aemond sospirò e si premette una mano contro la fronte.
"Perché volevo Luke. Lo desideravo così tanto... Daemon, è difficile spiegare perché ho fatto quello che ho fatto. Sono sempre stato abituato a prendere ciò che volevo perché sapevo che nessuno me l'avrebbe dato," spiegò cercando di dar voce alle proprie ossessioni.
"E ho preso Luke come ho preso ogni altra cosa," concluse guardando suo figlio dritto in viso.
Daemon annuì. Credeva di capire cosa volesse dire il suo kepa.
"Torna nella tua stanza adesso. E domani abbraccia muña anche da parte mia," disse Aemond con un piccolo sorriso.
Oh, era così arrabbiato con Lucerys che se fosse stato lui ad abbracciarlo lo avrebbe strangolato.
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Re dell'Ossessione
Fanfiction⚠️Premesse: - La storia segue la Danza dei Draghi per tutta la sua interezza. Ci saranno spoiler enormi, ergo, se non avete letto il libro e volete godervi la serie NON leggetela e tornate tra qualche anno. - Linguaggio e scene per un pubblico +18 ...
