"Sei sicuro di non volere l'aiuto dei Guardiani? Possiamo cercare Enar, sono sicuro che ci aiuterebbe senza opporsi... troppo" commentò Baelon, sollevando lo sguardo su Aemon.
Aveva una mano stretta in quella di suo cugino, le loro dita intrecciate, e l'altra avvolta attorno al legno di una fiaccola che avevano raccolto all'ingresso della Montagna. C'erano sempre alcune fiaccole accese. I Guardiani non erano sempre disponibili ad accontentare i capricci dei principi, specialmente quando questi volevano volare in piena notte e così lasciavano loro un modo per muoversi all'interno della Montagna.
Non aveva guidato Gaelithox davanti all'ingresso principale, più che consapevole che avrebbe potuto essere avvistato dagli uomini a guardia del palazzo. Lo aveva fatto atterrare sulla spiaggia e da lì, al buio, avevano raggiunto la loro meta. Aemon era inciampato e si era sbucciato un ginocchio, facendo prima preoccupare e poi ridere Baelon.
"Posso farcela da solo e poi non voglio rischiare che ci fermino. È qualcosa che devo fare per conto mio," assicurò Aemon camminando con decisione lungo gli ampi corridoi di pietra. Li conosceva già. A quindici anni Luke lo aveva portato con sé, mostrandogli le grotte dei draghi privi di Cavaliere. Pareva quasi un invito, un modo per ricordargli che quando avesse voluto avrebbe potuto reclamare un drago.
Baelon arricciò le labbra e strinse con forza la sua mano, lasciando che Aemon facesse strada.
"Chi credi che sia a chiamarti?" domandò Baelon mordicchiandosi le labbra. Faticava a capire cosa suo cugino provasse. Lui aveva legato con Gaelithox nell'esatto momento in cui era uscito dall'uovo e da allora il suo amico era con lui, una presenza costante ma difficile da separare.
Erano rimasti solo due i draghi privi di Cavaliere.
Aemon sollevò le spalle.
"Non lo so ma so che si trova qui. È come se avessi un amo da pesca incastrato nel petto e qualcuno dell'altro lato stesse avvolgendo la lenza, capisci? So che è qui ma non riesco ancora a vedere chi la sta tirando," gli disse offrendogli un sorriso.
Dubitava si trattasse di un piccolo di drago. Pareva che le uova di Visenya e Maelor non si fossero ancora schiuse ma una delle uova di Dremafire e una delle uova di Stellacieca avevano dato alla luce due piccoli draghi, uno dalle scaglie rosse e uno dalle scaglie blu notte.
"Fermati qui," disse Aemon quando giunsero davanti a un enorme spazio buio. Una larga scalinata scivolava verso il basso ma la fiaccola non era forte abbastanza da illuminare la fine.
La mano di Baelon si rifiutò di lasciarlo andare. Quel luogo puzzava di drago. Di sangue e di morte. Di un drago antico, vecchio come il mondo che però, in quel momento, non sembrava essere lì ad accoglierli.
"Aemon..." sussurrò Baelon, incerto sul da farsi.
L'alpha ghignò e si voltò verso di lui, catturando le sue labbra in un piccolo bacio che lo fece rabbrividire e arricciare le dita dei piedi. Pessimista com'era quello avrebbe anche potuto essere un bacio di addio.
Sperava che non lo fosse.
"Non ti preoccupare. Rimani qui," gli disse con un piccolo sorriso e un briciolo di comando.
Baelon si morse le labbra ma annuì, facendo qualche passo indietro, la fiaccola stretta in una mano.
Aemon si chinò e ne raccolse una che doveva essere stata abbandonata da uno dei Guardiani, l'avvicinò a quella di Baelon e lasciò che si incendiasse. Ora la luce era più forte ma non forte abbastanza da illuminare l'intera grotta.
"Andrà tutto splendidamente," assicurò Aemon allontanandosi da lui di qualche passo.
Baelon annuì stretto nelle spalle e l'alpha finalmente gli diede le spalle, facendo qualche lungo ma tentennante passo avanti.
Non voleva mostrarsi spaventato davanti a Baelon ma non poteva negare a sé stesso di avere paura. Sua zia Rhaena aveva quasi rischiato di venire arsa viva nel tentativo di reclamare un drago privo di Cavaliere. Vermithor e la sua compagna erano stati tra questi.
Sospirò e prese un profondo respiro tremante, cercando di calmare il proprio cuore che batteva impazzito nel petto.
Fermo al centro dell'enorme spazio si guardò attorno, cercando una grotta o un sentiero. L'oscurità era tale da impedirgli di vedere da un palmo dal proprio naso. Poteva vedere ossa e scheletri di pecore, forse qualche cavallo. Non vide ossa umane e ne fu rallegrato.
Poi udì la terra tremare.
Inizialmente non comprese fosse l'avanzare di un drago. L'agitazione era tale che non si era nemmeno reso conto di stare tremando ma poi, udì uno sbuffò contro la pelle e due occhi gialli farsi strada nell'oscurità.
Fece un passo indietro ma poi si trattenne. Non avrebbe ceduto terreno. Non ora che era lì per ciò che voleva.
Il drago, ancora celato nell'oscurità, sollevò il capo e sputò una colonna di fuoco che colpì il soffitto, illuminando l'immenso spazio e mandando scintille bollenti tutto attorno a sé. Gli parve quasi di essere intrappolato in una notte di stelle cadenti. Solo che quelle stelle avrebbero potuto colpirlo in ogni istante. Stalattiti nere caddero dal soffitto e Aemon si spostò avanti e indietro, fuggendo dal crollo mentre le pietre colpivano e rotolavano giù dalla schiena del drago.
Sentì Baelon strillare e si voltò giusto in tempo per vederlo gettarsi in terra, evitando una colata di lava e materiale sciolto che quasi lo colpì in pieno. L'omega rotolò in terra e si premette una mano contro il petto, gli occhi sgranati e fissi sulla roccia sciolta che colava al suo fianco.
Aemon sospirò ma sobbalzò quando l'enorme zampa di Vermithor si abbatté al suo fianco, mandandolo in terra e sbalzandolo via. Si coprì il capo, evitando di sbattere la testa in terra, rotolò all'indietro sulla schiena e cadde in ginocchio, gli occhi sgranati e il cuore che perse un battito.
Vermithor lo stava completamente ignorando. Pareva non fosse minimamente interessato a lui. I suoi luminosi occhi gialli erano fissi su Baelon e immenso gli si stava avvicinando, le zanne spalancate e il fuoco che gli ribolliva in gola.
Aemon strinse le mani a pugno.
"Daor!" gridò l'alpha rimettendosi in piedi su gambe instabili. La sua schiena pulsava, doveva essere piena di graffi e sicuramente si sarebbero formati dei lividi lì dove la pelle aveva sbattuto contro il terreno zigrinato.
La Furia Bronzea non sembrò ascoltarlo, sordo alle sue grida, gli occhi fissi davanti a sé e il corpo piegato in posizione felina, come un gatto pronto a balzare sulla propria preda.
Baelon era immobile, terrorizzato dalla paura, gli occhi fissi in quelli di Vermithor che pareva sorridergli maligno. Era inginocchiato a terra, paralizzato, la lava bollente che si era solidificata in un istante.
"Daor Vermithor! Ascoltami orribile lucertolone!" urlò Aemon, abbattendo la fiaccola contro il fianco della bestia. Questa si spezzò come se fosse esplosa, ferendo il palmo di Aemon con schegge grosse come dita.
Vermithor si interruppe sui propri passi. Non si voltò ma non diede nemmeno segno di voler avanzare. Pareva confuso, non ferito. Quel pezzetto di legno non avrebbe potuto mai fargli del male.
Aemon scattò in avanti e si frappose fra suo cugino e il drago.
"Se vuoi lui devi passare su di me! Hai capito!? Tu servirai me! Hai capito!? Vermithor!?" gridò Aemon, le guance rosse per la rabbia e le mani strette a pugno, il sangue che scorreva lì dove il legno lo aveva ferito.
La Furia Bronzea sbuffò dal naso, una nuvola di fumo e vapore che investì Aemon, rendendo i suoi capelli e i suoi abiti sia umidi che puzzolenti di fumo e sangue. Dovevano aver interrotto Vermithor proprio nel momento del pasto.
"Mi hai sentito!?" domandò Aemon facendo un passo avanti, il corpo che tremava e gli occhi fissi in quelli di Vermithor.
"Lui è mio!" gridò ancora indicando Baelon che sobbalzò. L'omega si era rialzato, le gambe che tremavano e la fiaccola stretta in una mano.
Vermithor ringhiò, la sua gola che sobbalzava mentre avvicinava il muso ad Aemon, annusandolo con interesse o forse desiderio di divorarlo. Poi, premette il mento in terra, chiudendo dolcemente gli occhi.
Aemon batté rapidamente le palpebre e si voltò per guardare Baelon che, con occhi sgranati, faticava a trattenere il sorriso e le lacrime.
"Vermithor?" domandò Aemon e il drago sbuffò senza aprire gli occhi, offrendogli la propria guancia. Un gentile segno di resa. Di sottomissione.
Aemon sollevò una mano e la posò contro il muso di lui, accarezzando una delle enormi narici.
"Anche tu sei mio, Vermithor".
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Re dell'Ossessione
Fanfiction⚠️Premesse: - La storia segue la Danza dei Draghi per tutta la sua interezza. Ci saranno spoiler enormi, ergo, se non avete letto il libro e volete godervi la serie NON leggetela e tornate tra qualche anno. - Linguaggio e scene per un pubblico +18 ...