Capitolo 66:

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Jace sospirò e si passò una mano contro il viso. La sua sedia all'interno del Consiglio era scomoda come poche altre cose al mondo, nemmeno la seduta del Trono, un ammasso di spade arrugginite, era così agghiacciante.
I suoi Consiglieri si erano allontanati, tutti tranne Cregan che sedeva paziente al suo fianco. In molti in città avevano iniziato a chiamarlo il Lupo di re Jacaerys.
"Se Lord Greyjoy non mi consegnerà le teste di quei pirati sarò costretto a prendermele da solo," disse lui massaggiandosi le tempie.
Pareva che da alcune settimane a quella parte un gruppo di navi pirata avessero iniziato ad attaccare le città portuali tra cui Lannisport. La stranezza era che questi pirati sventolassero bandiere con lo stemma dei Greyjoy ma il Lord delle Isole di Ferro rinnegava ogni coinvolgimento, sostenendo che fossero dei pirati erranti, dei disertori.
E così, Jace in sella a Vermax, era volato fino al palazzo di Euron Greyjoy, domandando che il Lord gli portasse le teste dei traditori.
"Lo farà," disse Cregan prendendo un sorso dalla sua coppa.
"Greyjoy non è stupido abbastanza da attirare su di sé la rabbia di due draghi," continuò posando la sua mano su quella di Jace.
Anche le navi di Joffrey avevano subito qualche attacco dai "disertori" e più di una volta il Signore delle Maree aveva sorvolato il mare insieme al suo drago, mettendo in fuga i pirati. Ma nemmeno lui poteva sorvegliare costantemente i mari.
"Sai cosa mi ha detto prima che minacciassi di dargli fuoco?" domandò Jace scuotendo il capo.
Cregan scosse il capo e Jace sbuffò una risata.
"Mi ha detto che mi avrebbe consegnato volentieri le teste dei disertori se ti avessi convinto a concedere la mano di Rickon a suo figlio," disse guardando suo marito dritto negli occhi.
Quello era stato, in parte, il motivo per cui Jace aveva minacciato di radere al suolo le Isole di Ferro e il loro Signore con loro.
Theon Greyjoy, figlio di una Sposa di Sale, erede di suo padre, era rimasto al fianco di Euron per l'intera conversazione, le mani nascoste dietro la schiena e gli occhi fissi sul Signore dei Sette Regni. Doveva avere la stessa età di Rickon, magro come un chiodo e dai lunghi capelli nero corvino.
Si diceva avesse già una Sposa di Sale ma nulla era certo.
Cregan sollevò un sopracciglio.
"Con quale faccia tosta," borbottò Cregan stringendo la mano di Jace nella propria.
Avrebbe dato in pasto ai lupi sia Euron che suo figlio. Non avrebbe mai permesso che Rickon mettesse piede su quelle isole, nemmeno se quello fosse stato un desiderio del suo adorato figlio.
"Pare che abbia rivolto il suo interesse anche a Rhaegar," disse ancora Jace.
Joffrey, da bravo Signore del Mare, aveva finto di tenere in considerazione quella proposta ma chiunque all'interno della loro famiglia sapeva che avrebbe preferito dare Rhaegar in sposo a un granchio che unirlo alla famiglia di Euron.
"Se non ricordo male si era fatto avanti come pretendente per Jaehaerys. Aemond lo ha rifiutato immediatamente," disse Cregan ricordando una conversazione avuta diversi anni prima. La stessa notte in cui Lucerys aveva perso la piccola Alysanne.
Jace sbuffò una risata e scosse il capo.
"Rickard Karstark arriverà oggi? Sono sorpreso che Rickon gli abbia chiesto di raggiungerlo alla Fortezza... credi che possa essere interessato a lui?" domandò Jace sollevando gli occhi su suo marito.
Il corvo era stato inviato al Nord poche settimane prima che Rhaen partisse per Roccia del Drago e la riposta era giunta molto in fretta. Pareva che il Karstark fosse più che lieto di far visita al giovane Lord.
Cregan sospirò e si passò una mano contro la barba.
"Rickard sarebbe un ottimo marito e Rickon si è sempre mostrato particolarmente interessato ma non sono certo che lo voglia qui per altro motivo se non l'amicizia," rispose il Lupo. Suo figlio e il secondogenito Karstark avevano passato molto tempo insieme mentre l'omega era al Nord. Preva che Rickard gli avesse insegnato a utilizzare il pugnale che Rickon portava sempre con sé, non che dono dell'alpha. Sapeva che Rickard era una possibile scelta di suo figlio ma certo non la prima.
"E pare che Rhaen sia rimasto molto incuriosito. Immagino che in parte sia stata una sua richiesta quella di conoscere Rickard," concluse Cregan, le labbra piegate in un piccolo sorriso.
Rhaen era tornato alla Fortezza Rossa quel giorno, solo tre giorni dopo la sua partenza. Sembrava che il desiderio di rivedere suo cugino e amico fosse stato troppo forte e la corta tratta che separava Approdo del Re da Roccia del Drago aveva reso la distanza un misero inconveniente.
Vadir lo aveva accompagnato montando Caraxes ma dopo aver diviso la colazione con la famiglia reale aveva deciso di tornare a Roccia del Drago, non volendo essere d'intralcio all'amicizia tra i due omega.
Sembrava anche che Daemon avesse voluto unirsi alla spedizione ma che le sue condizioni ancora incerte lo avessero trattenuto sull'isola. Il piccolo alpha non era parso entusiasta.
"Sono felice che siano diventati così amici. Rickon sorride molto più spesso da quando ha legato con Rhaen e Baela," disse Jace sorridendo senza vergogna. I tre omega erano diventati inseparabili e Baela aveva fatto visita a Rickon il giorno dopo in cui Rhaen era partito, dimostrando che valutasse l'amicizia con il Principe Lupo importante tanto quella con il principe.
Cregan sorrise a propria volta, il cuore più leggero ora che Rickon sembrava aver trovato il proprio posto alla Fortezza Rossa.
Un leggero bussare interruppe le loro chiacchiere
"Avanti," disse Jace senza voltarsi ma allontanando la mano da quella di Cregan.
Il Maestro dei Corvi, selezionato appositamente da Luke perché si prendesse ottima cura dei suoi amici pennuti, entrò portando con sé una missiva.
"Da Castel Granito," disse lui porgendo un inchino per poi ritirarsi senza aggiungere niente di più.
Jace sollevò gli occhi su Cregan e poi spezzò il sigillo.
"Potrebbe essere nato il bambino?" domandò il Lupo facendosi un poco più vicino ma senza provare a leggere il contenuto della lettera, non ci sarebbe riuscito in ogni caso. Si fece più comodo contro la sedia e incrociò le braccia contro il petto.
"Non è la scrittura di Aegon," borbottò Jace che ancora non aveva letto ma srotolato la pergamena, notando immediatamente la scrittura tremolante e dalle lettere particolarmente grandi, come la scrittura di un bambino che non padroneggia ancora propriamente una penna.

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