Luke sospirò e aprì gli occhi. Una tenue luce giallastra entrava dal sottile spiraglio tra le tende, illuminando la via verso il letto, mostrando sottili granelli di polvere che fluttuavano nell'aria tutto attorno a lui. Sbadigliò e si premette una mano contro gli occhi feriti dal sole.
Si strinse le coperte contro il petto e chiuse ancora gli occhi. Il suo stomaco era in subbuglio e tentò di ignorarlo premendoci contro le mani. Era da quando aveva pugnalato Aemond che il suo corpo gli mandava deboli segnali.
Tre settimane.
Tre settimane erano passate da quando Jace aveva preso Approdo del Re, giungendo come solo il Conquistatore e le sue sorelle avrebbero potuto fare. Sorrise. Jace era venuto dal Nord portando con sé tre draghi. Il Conquistatore e i suoi fratelli.
Scosse il capo. Jace lo avrebbe rimproverato se lo avesse sentito chiamarlo in quel modo. Tre settimane erano passate da quando i suoi figli avevano scoperto la verità. Helaena e Daemon, in un certo senso, parevano quelli meno affetti dalla cosa. Helaena era preoccupata per suo padre e più di una volta aveva richiesto di vederlo, qualcosa che le era stato immediatamente permesso. Era stato Cregan ad accompagnarla nelle segrete, pareva che alla bambina piacessero molto sia l'odore del Lupo del Nord sia la pelliccia che teneva sempre sulle spalle.
Daemon non aveva dato voce ad alcun pensiero riguardo suo padre ma Luke aveva notato come aveva iniziato a trattarlo con più gentilezza. Daemon era un ragazzino esuberante e pieno di energie, quando erano soli si divertiva a spingere Luke in terra o a saltargli sulla schiena. Da quando aveva sentito la vera storia della sua muña aveva smesso, toccandolo quasi come se avesse paura di spezzarlo.
I gemelli avevano reagito in modo diverso. Nyra lo aveva preso da parte, domandando scusa per essersi sempre arrabbiata con lui quando Luke si dimostrava troppo ansioso. Gli aveva detto di aver compreso il perché delle sue preoccupazioni e lo ringraziava. Poi si era messa a piangere.
Baelon non sembrava voler toccare la questione, preferendo comportarsi, in un certo senso, come se nulla fosse mai successo. Non aveva chiesto di vedere suo padre ma Luke sapeva che Baelon, nonostante la rabbia, era preoccupato per il suo kepa.
Un conato gli risalì lungo la gola, si voltò su un fianco e vomitò parte della cena della sera prima. Tossì un paio di volte e poi si portò la mano alla bocca, pulendo ciò che rimaneva a sporcargli le labbra.
Si passò le mani contro il viso, sospirò.
Rhaen e Vadir... pensò fissando il soffitto.
Lasciò cadere le braccia e accarezzò il lato del letto che era vuoto. Guardò le lenzuola intatte e il cuscino perfetto. Il lato che apparteneva a suo marito era freddo come un pezzo di ghiaccio.
Aemond viveva nelle segrete da una settimana. Vi era stato portato non appena il Maestro lo aveva ritenuto fuori pericolo. Jace non aveva avuto la gentilezza di permettergli di stare al caldo e all'asciutto all'interno di una delle tante stanze nel Fortino di Maegor e Luke non gliene faceva una colpa.
Jace aveva passato mesi in quell'inferno di luogo.
Luke però l'aveva implorato di risparmiare la vita a suo marito. L'aveva pregato. Si era inginocchiato davanti a Jace e a tutti coloro che stavano nella sala del Trono perché non desiderava che suo fratello venisse dipinto come debole. Se avesse risparmiato la vita di Aemond lo avrebbe fatto solo per l'amore che aveva per suo fratello.
E Jace alla fine, a malincuore ma tenendo a mente la felicità di suo fratello e dei suoi dolci nipoti, aveva acconsentito.
Luke sospirò e si voltò su un fianco, stringendo le gambe contro il petto. Ora che non era più prigioniero di suo marito voleva portare i suoi figli lontano da Approdo del Re. Voleva che conoscessero il luogo in cui era cresciuto. Voleva che vedessero Roccia del Drago.
Sorrise.
Non aveva ancora dato voce a quei pensieri. La Fortezza Rossa era tornata alla normalità solo da una misera settimana e Luke non se la sentiva ancora di abbandonare suo fratello e la loro famiglia.
Ma pensare a Roccia del Drago gli faceva battere forte il cuore.
C'era un vuoto in mezzo a loro.
Rhaena guardava fuori dal finestrino destro. Gwayne dal sinistro. Suo marito non le aveva rivolto una parola da quando la lettera era arrivata a Vecchia Città. Rhaena aveva creduto si sarebbe messo a urlare ma lui non aveva detto niente. La sua mano continuava ad avere degli spasmi, le dita che si allungavano e torcevano.
Bisbigliava a bassa voce e poi chiudeva forte gli occhi.
"Laena guarda!" esclamò Rhaenys aggrappandosi allo stesso finestrino da cui stava guardando sua madre. La sua gemella si affacciò insieme a lei, gli occhi fissi sul cielo dove Morning stava venendo accolta da due draghi, uno verde e uno dorato.
Jace e Aegon, pensò Rhaena con un sorriso.
Baela era silenziosa, gli occhi fissi dalla parte opposta e le punte dei piedi che toccavano quelle di suo padre. Era la maggiore delle loro figlie, colei che sapeva di più, colei che capiva il tormento di suo padre.
"Chi sono?" domandò Laena con i grandi occhi verdi fissi sul cielo.
"Vermax e Stormcloud, i draghi di vostro zio Jace e vostro zio Aegon," spiegò con un sorriso.
Sollevò gli occhi e incontrò quelli viola di Baela. Sembrava incuriosita, desiderava guardare fuori da quella finestra ma non voleva mancare di rispetto a suo padre.
"Zio Aegon?" domandò Laena.
"Lo zio che dovrebbe essere morto," commentò Gwayne buttando gli occhi al cielo. Si morse le labbra, rivolgendo uno sguardo sofferente a sua moglie.
Moglie che gli aveva mentito per anni. Anni interi. Ma dopotutto, forse era stato uno sciocco a crederle senza mettere mai in dubbio la sua parola.
Rhaena gli sorrise.
"E noi siamo grati che non lo sia. Perché a morire sarebbe stato un bambino dell'età di Laena e Rhaenys," gli disse guardandolo dritto negli occhi, i denti stretti con tale forza da fare male.
Gwayne fece correre la lingua contro i denti.
"Siamo grati," ripeté tornando a guardare fuori dal finestrino e verso la Fortezza Rossa che si avvicinava sempre di più.
Rhaena sospirò e strinse le mani in grembo.
"Gwayne," sussurrò lei ma lui non si voltò, continuando imperterrito a guardare fuori dalla finestra.
La carrozza andò a fermarsi proprio davanti all'ingresso del palazzo. Il Lord aprì la portiera e fu il primo a mettere piede in terra. Subito i suoi occhi incontrarono quelli di uomini vestiti di pelliccia o con indosso abiti rossi e oro. Il cavalluccio dei Velaryon che segnava il petto di alcuni.
Porse una mano alla maggiore delle sue figlie che l'accettò con un sorriso, lisciando le pieghe che aveva assunto la gonna verde pastello. Piccole gemme risplendevano all'altezza del seno e dei fianchi.
Baela si era presentata come omega un solo anno prima. Le sue sorelle l'avevano seguita solo pochi mesi prima di quel giorno. Omega. Entrambe.
Laena, la maggiore delle sue gemelle, fu la seconda a scendere dalla carrozza. Si guardò attorno e ciondolò da un piede all'altro, studiando gli uomini che passeggiavano davanti all'ingresso.
Rhaenys andò a sbattere contro la sua schiena e subito prese la sua mano nella propria. Erano gemelle ma erano completamente opposte, sia in colore che in carattere. Laena aveva la pelle scura, la stessa tinta del defunto Lord Corlys, occhi verdi e capelli neri come la notte. Era un'anima timida e incerta. Rhaenys invece era focosa come il colore dei suoi capelli. Rhaena la definiva un'indomabile fiamma. Dalla pelle bianca come il latte e gli occhi dello stesso colore della sua gemella.
Gwayne sospirò ma tese la mano a sua moglie. Lei l'afferrò e la strinse con decisione, lasciando che lui l'aiutasse a mettere i piedi in terra e quando lo fece Gwayne tentò immediatamente di lasciare la sua mano.
Rhaena non glielo permise.
Tenne la sua mano stretta e poi, guardandolo negli occhi, l'avvicinò alle proprie labbra, baciando la pelle bianca e coperta da sottili lentiggini rossicce.
"Siamo una famiglia," disse lei continuando a guardarlo.
"Non Neri. Non Verdi," disse ancora mordendosi l'interno delle guance.
Gwayne sospirò. Sentiva gli occhi di sua figlia maggiore fissi sulla schiena. Deglutì e annuì, dando la schiena alla carrozza e lasciando che sua moglie stesse al suo fianco.
Le porte si aprirono.
"Zio Joff!" esclamò Rhaenys correndo incontro all'omega dai capelli neri.
Il Lord delle Maree si chinò sulle ginocchia e strinse sua nipote in un abbraccio. Laena venne subito dietro di lei, incerta nel lasciare sia il fianco dei genitori sia il fianco della sorella.
"Zio Joff," disse Baela porgendogli una piccola reverenza.
Lui le sorrise mentre Daeron scendeva la corta scalinata. Lasciò una carezza tra i capelli delle gemelle e poi si avvicinò a suo zio.
"Gwayne-" disse aprendo le braccia per accoglierlo in un abbraccio.
Gwayne lo colpì dritto con un pugno. Secco e diretto alla mascella. Il colpo fu tale da spingere Daeron in terra e da spaccargli il labbro.
Baela si portò le mani alla bocca.
"Gwayne!" esclamò Rhaena mentre le gemelle guardavano con orrore le nocche sporche di rosso di loro padre.
Uomini con lo stemma dei Velaryon si fecero avanti.
"No," ordinò Joff sollevando una mano.
Gli uomini esitarono ma poi obbedirono agli ordini del loro Signore, tornando a occuparsi della loro ronda.
Daeron sibilò e si portò una mano alla bocca. Sputò in terra e si alzò in piedi, pulendo le labbra contro la manica della sua camicia.
"Soddisfatto?" domandò fissando lo sguardo su suo zio.
"Per ora," ribatté Gwayne.
Rhaena lo afferrò per un braccio e lo guardò dritto negli occhi. Un muto ordine a non ripetere più un atto simile. Prese la sua mano nella propria e la pulì con un fazzoletto di stoffa che Baela le aveva porto.
"Stai bene zio Daeron?" domandò Laena mentre i suoi genitori si guardavano intensamente negli occhi. Gwayne si mordeva le labbra mentre Rhaena puliva con più cura e violenza del dovuto la sua mano sporca di rosso.
"Ah... sì, vostro padre è solo arrabbiato con me," le disse mentre Joff prendeva il suo viso fra le mani, tastando con delicatezza il labbro spaccato. Non sarebbe rimasta la cicatrice. Vi premette contro un fazzoletto di stoffa e rimase immobile fino a quando il sangue cessò di sgorgare.
Rhaenys lanciò uno sguardo a Gwayne e poi strinse le mano dello zio. La sua muña faceva così quando cadendo si sbucciava un ginocchio e il Maestro di ritrovava a medicarla.
"E con buoni motivi," disse Gwayne guardandolo con la coda dell'occhio.
"Lord Gwayne, un altro gesto simile e sarò costretto a rinchiuderti... nella tua stanza," disse Joff guardando le sue nipoti. Baela sembrò l'unica a rendersi conto che se suo padre avesse disubbidito non sarebbe stato mandato nella sua stanza senza cena ma nelle segrete, dove luce, acqua e cibo non erano scontati.
"Credo che mio nipote sappia difendersi da solo, Lord Joffrey," ribatté l'Hightower.
"Gwayne..." disse Daeron allontanando delicatamente Joff da sé. Suo marito fece un passo indietro ma non diede segno di volerlo inseguire mentre si avvicinava con passo sicuro a suo zio.
"So che è difficile da accettare ma Jacaerys ha conquistato il Trono. È suo di diritto," disse fermo a un passo da lui. Avevano sempre avuto stazza e altezza simili. Si erano sempre potuti guardare negli occhi senza difficoltà.
"Non me ne frega un cazzo di chi siede su quel Trono," ribatté lui quasi in un sussurro.
"Sapevo sin dall'inizio che mio padre e mia sorella erano folli. Non si sfidano i Draghi non si-" si interruppe e prese un profondo respiro.
"Difficile da accettare è che mia moglie e mio nipote, mio fratello, mi abbiano mentito," sibilò guardando Daeron dritto negli occhi. Verde nel viola. Erano cresciuti insieme. Più fratelli che zio e nipote. Erano sempre stati l'uno al fianco dell'altro e sin da bambini si erano promessi che non ci sarebbero state menzogne tra di loro.
Daeron abbassò lo sguardo, le labbra strette e l'espressione colpevole.
"È meglio entrare," disse Baela che aveva iniziato a notare gli sguardi che gli uomini gli stavano rivolgendo.
Rhaena annuì, grata per l'intervento di sua figlia.
"Questa conversazione non è finita," sibilò Gwayne.
Superando Daeron gli diede una spallata ed entrò a palazzo inseguito dalle sue figlie.
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Re dell'Ossessione
Fanfiction⚠️Premesse: - La storia segue la Danza dei Draghi per tutta la sua interezza. Ci saranno spoiler enormi, ergo, se non avete letto il libro e volete godervi la serie NON leggetela e tornate tra qualche anno. - Linguaggio e scene per un pubblico +18 ...
