Capitolo 52:

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Erano passati due anni da quando Aegon aveva messo piede a Castel Granito. Aveva passato un anno in quel palazzo celato sulla sommità d'una collina, così invincibile che solamente i draghi potevano essergli da minaccia. E aveva passato un altro anno a Grande Inverno, nel tentativo di convincere suo fratello che quella fosse la scelta giusta e soprattutto una sua decisione.
Oramai si era abituato alla veduta che aveva dalla finestra della sua stanza. Limpido cielo azzurro, il sole che sorgeva accarezzando gli alberi e uomini e donne che si aggiravano per le strade.
Quel giorno però c'era qualcosa di diverso. Non era il panorama, no. Era l'evento.
Quello era il giorno delle sue nozze.
Inspirò contro il soffice cuscino e sorrise quando un braccio si strinse attorno alla sua vita e lunghe dita gli sfiorarono la pancia. Un secondo braccio si unì al primo e così si ritrovò stretto contro un petto bollente, il respiro del suo amante a stuzzicargli il collo.
Lancel sospirò e lo strinse a sé poi lo lasciò andare, delicatamente e senza fretta.
"Devo tornare nella mia stanza," disse. Perché in poco tempo uno stormo di serve sarebbe entrato nella stanza per preparare Aegon alle imminenti nozze e per quanto tutti sapessero che il principe e il Lord passavano le notti insieme era meglio tentare di mantenere le apparenze.
Soprattutto in vista dell'Erede Nero, pensò il Leone. Non era così sciocco da credere che Jacaerys non sospettasse che suo fratello non era più vergine. Ma un sospetto era certamente meglio di una conferma.
"Noo, rimani qui," sussurrò Aegon voltandosi in quel bollente abbraccio. Si aggrappò ai fianchi del Lord e premette la fronte contro il suo mento, il naso che accarezzava il collo dorato.
Il Leone sorrise e lo strinse a sé. Quella stanza odorava di loro come null'altro in quel palazzo. Nemmeno il suo stesso letto racchiudeva la loro essenza in quella maniera. I cuscini sapevano di loro. Le coperte sapevano di loro. Persino la struttura del letto che portava con sé l'odore dei pini, sapeva di loro.
"Non posso... presto verranno a prepararti," sussurrò Lancel sfregando insieme le punte dei loro nasi. I loro petti si unirono e una sensazione di fastidio misto a pizzicore gli sfiorò la pelle. Abbassò lo sguardo, osservando la splendida collana che aveva regalato ad Aegon poco meno di due anni prima.
"Tanto lo sanno che sei sempre qui," borbottò Aegon accarezzandogli i capelli che si erano fatti di un palmo più lunghi e che ora gli ricadevano sulla schiena. Il principe invece tendeva ad assicurarsi che i suoi capelli non superassero mai la mascella. Non sapeva dirne il motivo ma in qualche modo sentiva che ai suoi genitori sarebbero piaciuti così.
"Ma tuo fratello questo non lo sa e vorrei evitare di venire decapitato il giorno delle mie nozze," commentò Lancel senza però dare ulteriore segno di volersi alzare, le braccia erano tornate a stringere la schiena di Aegon e le sue dita accarezzavano la curva delicata e sensuale.
"Jace non lo farebbe," disse Aegon accarezzandogli le labbra.
Lo farebbe, si ritrovò a pensare.
Ma poi lo odierei e lui questo lo sa, si disse ancora.
"Lo farebbe," ribatté Lancel intrecciando insieme le loro gambe. La differenza di altezza non era poi un granchè. Aegon era cresciuto in quei due anni e ora poteva guardare Lancel negli occhi senza la minima difficoltà.
Il principe buttò gli occhi al cielo e il suo futuro sposo ridacchiò, decidendosi finalmente ad alzarsi. Aegon rotolò sulla schiena, guardando il Lord che navigava per la stanza, raccogliendo i suoi abiti che erano stati gettati in ogni dove. Trovò la camicia appesa alla maniglia della porta, i pantaloni gettati su una delle poltrone e gli stivali, uno nascosto sotto al letto e uno in prossimità della finestra.
"Dormi ancora un poco," gli dissi Lancel avvicinandosi nuovamente al letto. Si sedette e chinò in avanti, strofinando insieme le punte dei loro nasi. Aegon sollevò il capo, unendo le loro labbra in un piccolo bacio.
"Non credo di poter dormire," disse Aegon rannicchiandosi sotto le coperte. Il suo cuore batteva forte, era terribilmente agitato nonostante sapesse che quel giorno sarebbe stata presente solo la sua famiglia visto che Lancel non ne possedeva più una propria.
Il Lord aveva diversi lontani familiari, cugini e altri parenti ma aveva deciso di non invitarli. Non li conosceva nemmeno se non per sentito dire. Sarebbe sopravvissuto in compagnia della famiglia del suo sposo.
Lancel sorrise e si chinò nuovamente in avanti, unendo la fronte alla sua.
"Sarà una giornata lunga. Cerca almeno di riposare," disse infine consapevole che nemmeno lui sarebbe riuscito a chiudere occhio.
Francamente la notte prima non avrebbe dovuto andare come era andata. Lancel aveva cercato la compagnia di Aegon per lo stesso motivo per cui ora il principe non riusciva a dormire. Era nervoso. Così tanto nervoso che era corso dall'unica persona che poteva comprendere quel nervosismo. E alla fine, l'unico modo che avevano trovato per richiamare il sonno era stato fare l'amore. Stringersi l'uno all'altro e promettere che il giorno seguente sarebbe stato un giorno come un altro.
"Anche tu," disse Aegon trattenendo uno sbadiglio.
Lancel sorrise ancora e poi si alzò dal letto. Lasciò la stanza e girò l'angolo proprio nello stesso istante in cui un gruppo di sette serve si avvicinava alla stanza del suo futuro sposo.



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