Capitolo 64:

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Premette una mano contro la pancia prominente e sospirò, trattenendosi dal buttare gli occhi al cielo. Ricordava quando era sua madre ad accogliere i supplicanti nella sala del trono di Roccia del Drago, lei che maestosa e ancora senza corona sedeva sul suo trono, una mano premuta contro la pancia quando era stata incinta oppure strette in grembo quando non lo era. All'epoca aveva trovato tutto incredibilmente noioso. Lui e Jace erano tenuti ad assistere e imparare. Suo fratello stava al fianco del trono, la schiena dritta e le mani nascoste dietro alla schiena, ascoltando con attenzione e dando la propia opinione una volta che il supplicante di turno si era allontanato. Luke invece se ne stava nascosto il più possibile, ascoltando solo quando gli occhi di sua madre o Jace si posavano su di lui.
E ora si trovava nella stessa posizione di sua madre. Solo che ora non poteva più nascondersi dietro al piccolo trono e fuggire quando nessuno lo stava guardando.
La maggior parte delle loro richieste era qualcosa di fattibile.
La riparazione di una stalla distrutta da Anogar. Avrebbe dovuto parlare con Daemon.
Un compenso in denaro per le pecore che erano state divorate da Gaelithox. Avrebbe dovuto parlare con Baelon.
Sospirò e si passò una mano contro il viso.
Roccia del Drago non era stata pronta all'arrivo di così tanti draghi. Specialmente a non così tanti giovani draghi privi di una vera e propria istruzione.
"La popolazione è molto soddisfatta del modo in cui gestite le sue richieste," disse Castellano Orys in piedi al suo fianco. L'uomo sembrava tanto un padre gongolante e fiero di suo figlio.
Luke gli sorrise e tornò a concentrarsi sulla sala, una mano premuta contro l'enorme pancia.
Erano passati cinque mesi da quando lui e i suoi figli avevano messo piede a Roccia del Drago. In meno di tre lui avrebbe dato alla luce i suoi gemelli.
Gemelli, pensò abbassando lo sguardo sulla pancia piena. Sembrava che Vadir avesse avuto ragione. Avrebbe dato alla luce due bambini. Quello, o quel bambino non era un bambino ma una creatura di mastodontiche dimensioni.
Quattro figure si fecero avanti. Due uomini e due donne. Due adulti e due ragazzini. Uomo e donna di guardavano con astio mentre la ragazza sembrava fare di tutto per ignorare lo sguardo furioso del giovane.
Luke aggrottò le sopracciglia quando scorse l'orribile livido che segnava il viso di lei. Raddrizzò la schiena e accarezzò delicatamente il proprio stomaco. I gemelli sembravano agitati quanto lui, calciando entrambi ed entrambi in posizioni diverse.
I quattro porsero i propri omaggi al Signore di Roccia del Drago.
"Perché siete qui oggi?" domandò Luke leccandosi le labbra. La sala era quasi completamente vuota, quello doveva essere il suo ultimo incontro della giornata o così sperava. Ad Approdo del Re era sempre stato Aemond a gestire la gran parte delle richieste dei supplicanti anche se, alle volte, anche Luke si cimentava. Lo faceva quando suo marito era troppo occupato o quanto si sentiva particolarmente di buon umore. Lo aveva fatto mentre Aemond era in guerra ma mai mentre era incinta.
La donna, probabilmente la madre della ragazza vista la loro incredibile somiglianza, aprì la bocca ma fu l'uomo a rispondere.
"Questa piccola serpe accusa mio figlio di stupro!" esclamò l'uomo indicando la giovane con la guancia colore della notte. La madre si parò davanti alla famiglia, fulminando con lo sguardo il suo accusatore, le mani strette a pugno e le guance rosse per la rabbia.
"Lo accusa perché è la verità!" ribatté la donna fissando i grandi occhi bruni su Luke.
Luke strinse le mani in grembo e posò lo sguardo sulla giovane. Lei teneva gli occhi bassi, occhi neri e tristi, tremava un poco, il suo vestito era troppo grande per una fanciulla così giovane. Doveva avere la stessa età di Nyra. Forse era più giovane.
Luke sentì un conato risalirgli lungo la gola.
"Tua figlia è una piccola stronza-"
"Raccontami cosa è successo," ordinò Luke interrompendo qualsiasi altro insulto che sarebbe uscito da quella bocca piena di denti dritti e affilati. Le zanne erano particolarmente in mostra, un segno di minaccia più che evidente.
Impercettibilmente fece segno a Cleoden, che si trovava al lato della sala, e alle guardie che erano al suo fianco di avvicinarsi al quartetto. Dubitava che quell'uomo sarebbe stato abbastanza sciocco da aggredire le due donne mentre si trovavano al cospetto del loro Signore ma uomini disperati spesso ricorrevano a modi disperati e Luke non era disposto a vedere sangue di innocenti venire sparso in quella sala.
"Mio Signore," iniziò l'uomo tornando a rivolgersi verso il Signore di Roccia del Drago. Si schiarì la gola e indossò un sorriso corte, qualcosa che fece immediatamente arricciare il naso dell'omega.
"Non tu," lo interruppe Luke sollevando una mano. Si raddrizzò nuovamente, con la pancia così gonfia era difficile trovare una posizione che fosse comoda e ancora più difficile era mantenerla.
"Lei," disse indicando la madre della ragazza. Avrebbe chiesto alla fanciulla ma lei sembrava troppo scossa per poter parlare e probabilmente al minimo segno di violenza si sarebbe chiusa in sé stessa. Sua madre, invece, sembrava più che pronta a parlare.
L'uomo aggrottò le sopracciglia, il suo volto distorto da un'espressione di fastidio e rabbia. Suo figlio sollevò lo sguardo su di lui, pareva spaventato, il viso chino in avanti e la testa incassata nelle spalle. Tremava un poco e stringeva le mani contro la pancia.
La donna lo ringraziò con un profondo inchino e si prolungò in un piccolo discorso di ciò che era accaduto due notti prima. Di come il ragazzo si fosse avvicinato a sua figlia mentre lei era sulle colline a occuparsi delle pecore. Di come l'avesse approcciata con un ridicolo tentativo di corteggiamento che sua figlia, ancora troppo giovane, aveva rifiutato. Lui non aveva accettato il suo rifiuto. Aveva tentato di violentarla e lei lo aveva colpito al fianco con un bastone. Si era liberata e mentre lei gridava aiuto, attirando l'attenzione di sua madre, che si trovava poco lontano, lui l'aveva colpita al viso con un pugno.
"Menzogne!" esclamò l'uomo e Luke sollevò una mano, zittendo le sue inutili chiacchiere.
La donna gli rivolse uno sguardo truce e si fece più vicina a sua figlia.
"È la verità? Questo ragazzo ha davvero tentato di violentarti?" domandò Luke rivolgendosi alla ragazzina. Vide il giovane alpha rivolgere alla sua vittima uno sguardo truce, occhi pieni di minaccia e la madre nuovamente si spinse davanti a lei, bloccando lo sguardo del ragazzo e ricambiandolo con il proprio.
Lei annuì, lo sguardo basso e le mani strette contro la gonna grigia.
"Sì... mio Signore," sussurrò lei mordendosi le labbra.
Cleoden si era stretto nelle spalle, gli occhi fissi sui due alpha che rimanevano immobili al cospetto di Lucerys.
"Ma non ci è riuscito?" domandò ancora, le mani premute alla base dell'enorme pancia. Prese un profondo respiro dal naso, cercando di calmare i suoi bambini che si muovevano ingestibili. Quello non era il momento per delle sceneggiate.
"No, mio Signore," disse lei sollevando gli occhi su sua madre. Anche lei, sotto quell'espressione dura e occhi pieni d'ira, sembrava spaventata ma Luke immaginava che il motivo dei suoi timori fossero diversi da quelli di sua figlia.
"Vedete?" disse l'uomo aprendo bocca pur non avendo ricevuto il permesso.
"Ha mentito," disse digrignando.
Luke fissò gli occhi come carboni ardenti su di lui. Sospirò e si leccò le labbra.
"Forse tuo figlio non l'avrà violentata ma non certo per il suo buon cuore. Se lei non si fosse liberata il tuo ragazzo si sarebbe fermato? Non c'è bisogno che rispondi," disse Luke quando lui tentò di aprire la bocca.
"L'ha colpita in pieno viso perché lei gli ha negato sé stessa e il proprio corpo. Il tuo ragazzo non è migliore di uno stupratore solo perché non ha commesso violenza," disse fissando gli occhi sul ragazzo che ricambiò il suo sguardo. C'era astio nei suoi occhi ma anche paura.
Luke si passò una mano contro il viso. Il suo stesso volto, in passato, era stato ricoperto di lividi. Certe volte ricordava ancora lo schiaffo che Aemond gli aveva tirato il giorno delle loro nozze. Gli aveva spaccato il labbro e lasciato un piccolo livido che era rimasto sulla sua guancia per diversi giorni.
"Ma non l'ha violentata! Sono- è stata la sciocchezza commessa da un ragazzino!" insistette l'uomo e Luke dovette trattenere una risata incredula. Detestava quel genere di persone. Pronte a scusare o minimizzare ogni cosa che per loro non era motivo di costante terrore. Luke avrebbe voluto fargli provare la paura di una violenza. Avrebbe tanto voluto.
Uomini e alpha. La maggior parte di loro non aveva rispetto per niente e nessuno, tutto quello che gli importava erano loro stessi.
"Sciocchezza di un ragazzino? Tuo figlio ha consapevolmente aggredito una ragazza. Se lei non si fosse liberata il livido sulla guancia sarebbe stato il minore dei suoi problemi. Avrebbe dovuto rivivere per mesi, anni! la sensazione del corpo marcio di tuo figlio contro il suo! Forse ne sarebbe nato un bambino! Quale delizia! E tutto per la sciocchezza di un ragazzino... non farmi ridere. Tuo figlio è uno stupratore e tu lo difendi a spada tratta," sibilò Luke sporgendosi in avanti sul suo trono. Il suo naso era arricciato in un'espressione di disgusto e bile gli risaliva lungo la gola. La deglutì e si alzò dal suo trono, le mani a protezione della pancia e la pazienza che a poco a poco lo lasciava.
Castellano Orys si schiarì la voce ma non disse nulla.
"Se l'avesse fatta franca gli avrei fatto tagliare il cazzo in questo esatto momento," disse leccandosi le labbra. Era la giusta punizione per gli stupratori. Era in vigore in tutto il regno e in alcune zone questa sera seguita dalla morte. Nord il colpevole aveva la possibilità di essere mandato alla Barriera. Ma Lord Stark sembrava di gran lunga preferire utilizzare la spada su quel genere di feccia. Persino l'omicidio era considerato meno grave.
"Mio Signore non potete-" disse l'uomo quasi sul punto di balbettare. Evidentemente, non era così che aveva immaginato che quel processo sarebbe andato.
"Posso," lo corresse Luke.
"Dimentichi forse che sono stato Principe Consorte per quindici anni? Ho inflitto punizioni ben peggiori di questa," gli disse prendendo un profondo respiro. Ed era la verità. Aveva condannato uomini a morte e altri erano stati inviati alla Barriera. Aveva fatto tagliare mani e dita. Anche se i crimini erano nettamente diminuiti durante il regno di suo marito. Il terrore per l'irascibile Principe Reggente e il suo drago sembravano tenere tutti quanti a bada.
"Risarcirai questa giovane e la sua famiglia," disse accennando alla due donne. La madre prese sua figlia tra le braccia e lei sorrise con occhi luminosi, il suo viso pieno fisso sulla regale figura del principe.
"Tuo figlio verrà mandato alla Barriera e prenderà il Nero," continuò storcendo il naso. Avrebbe potuto condannarlo a morte ma lui stesso realizzava che quella potesse essere considerata una punizione troppo severa per un ragazzo così giovane e soprattutto avrebbe rischiato di mettere una cattiva luce su di lui. Il Nero sarebbe stato perfetto. Pareva che gli stupratori non passassero una vita piacevole al Nord e sotto al loro Lord Comandante.
"Tu... troverai un altro luogo in cui vivere. Non ti voglio sulla mia isola," disse e con un gesto della mano congedò entrambi gli uomini. I suoi bambini scalciavano con impazienza, amavano quando il loro omega mostrava polso e Luke non poté fare a meno che sorridere e accarezzarsi la pancia. I suoi bambini sarebbero stati al sicuro a Roccia del Drago.
"Non potete fare questo!" esclamò l'uomo mentre quattro guardie gli si avvicinavano. Due afferrarono le braccia del figlio che iniziò a dimenarsi ma presto perse ogni combattività lasciando che le guardie lo conducessero verso l'ingresso.
"Sembra che tu trovi divertente dirmi cosa posso e non posso fare," commentò Luke mentre Cleoden afferrava un braccio dell'uomo e una guardia afferrava l'altro. Insieme lo portarono via mentre questo gridava insulti e gran voce.
"Se continua fategli tagliare la lingua!" esclamò Luke e si passò una mano contro il viso, esausto. Abbassò lo sguardo sulle due donne e le sue iridi scure si posarono sul livido che macchiava la guancia della giovane.
Le porte erano spalancate, pronte ad allontanare quella bestia strillante quando un ultimo insulto raggiunse le orecchie del principe.
"Puttana Nera!" fu più un sussurro che uno strillo ma Luke lo udì ugualmente e così chiunque all'interno di quella sala. Guardie e servi. I pochi supplicanti che erano rimasti indietro per ascoltare il resto delle sedute di quel giorno. Orys strinse lo schienale del trono, gli occhi che si abbassarono all'improvviso sul proprio Signore. L'omega inclinò il capo, gli occhi neri come una notte senza stelle.
"Riportatelo qui!" ordinò Luke, le pupille ridotte a due fessure e la mano che si era fatta ferro contro la sua pancia prominente.
Cleoden guardò il suo Signore e poi fece come gli era stato ordinato, riconducendo il prigioniero, ora muto al cospetto del Signore di Roccia del Drago. Il figlio era trattenuto in fondo alla sala, gli occhi fissi su suo padre.
"Come mi hai chiamato?" domandò Luke percorrendo un gradino alla volta, gli occhi fissi sul viso mortalmente pallido dell'uomo e le mani strette contro la sua pancia. I bambini si erano fatti immobili e Luke ne fu grato, voleva concentrarsi solo su quel momento.
"Non essere timido. Avevi così tanta voglia di parlare mentre ti portavano via. Ripetilo guardandomi in faccia," disse fermo davanti a lui. Erano alti uguali e Luke provò gusto nel guardarlo dritto negli occhi.
Lui deglutì mentre una quinta guardia si avvicinava alle sue donne, allontanandole dal centro della sala e verso i suoi lati, lì dove altre guardie e supplicanti erano in silenziosa attesa. Alcune Cappe Bianche avevano già visto il principe in azione ma per altre era una grande novità.
"Pu-puttana Ner-a," sussurrò lui tremando sul posto.
Luke arricciò le labbra e annuì. Lo fece quasi con dispiacere, come se avesse tanto voluto sbagliarsi ma purtroppo non era stato così.
"Tagliategli la lingua," ordinò guardandolo dritto negli occhi.
L'uomo prese a urlare mentre le guardie lo costringevano in ginocchio e Cleoden estraeva il proprio pugnale. Suo figlio iniziò a gridare, urlando a gran voce quello che doveva essere il nome di suo padre. La ragazzina si strinse a sua madre, gli occhi fissi sulla lingua dell'uomo che veniva precisamente rimossa e la mano di Cleoden sporca di sangue.
"Portatelo via," ordinò ancora e così fecero.
Uno strano silenzio era sceso nella sala, tutti gli occhi puntati su Lucerys che lento era tornato a sedersi sul trono.
"Chiamate il Maestro e fate visitare questa fanciulla," ordinò rivolgendosi a una coppia di serve che si erano stretta al fianco di madre e figlia. Loro annuirono in fretta e rapide le condussero verso la porta. Tenendo la ragazzina stretta tra di loro, in modo che non vedesse l'orribile pozza rossa che si era aperta sul pavimento.
"Avete agito nel migliore dei modi," gli disse Orys deglutendo sonoramente.
"Lo so," rispose Luke.


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