Capitolo 8

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La mattina seguente, più o meno intorno alle 10:30, mi svegliai e mi preparai alla ramanzina che mi avrebbe fatto mio zio, perciò, sapendo che non lo avrei potuto evitare, soprattutto in casa sua, mi alzai e mi diressi controvoglia in salotto, dove vidi appunto lo zio Paul seduto al tavolo della cucina.

"Buongiorno" dissi timidamente avanzando verso il tavolo e vedendo lui farmi cenno di sedermi. Mi sedetti. Mio zio chiuse il giornale che stava leggendo, appoggiò le braccia sul tavolo e mi fissò senza far trasparire alcuna emozione.

"Posso sapere cosa ti è preso ieri? Sei sempre stata una ragazza fantastica, che torna a casa quando deve, che non ci ha mai fatti preoccupare e soprattutto che ha sempre rispettato la legge....almeno fino a ieri" mi chiese dopo aver elencato alcuni dei miei pregi.

"La signora Hudson-" mio zio mi fermò subito.

"Alla fine è venuto fuori che non c'era nulla di illegale, ma quando tu hai accettato non lo sapevi, vero? Credevi di star compiendo un'azione illegale e hai accettato lo stesso" dal mio sguardo capì subito che avesse ragione. Sapevo che fosse un'azione illegale e avevo accettato lo stesso ed era quel fatto che aveva fatto arrabbiare mio zio.

"Per di più con Camilla, che se non è in un carcere minorile è solo perché i suoi genitori hanno così tanti soldi da poterli usare per soffiarsi il naso" aggiunse usando un palese tono frustrato, ma non per una questione economica, bensì per una questione di rispetto della legge.

"Lei non è cattiva" obiettai sentendomi quasi in dovere di prendere le sue difese, ma dal modo in cui mi fissava mio zio si capiva che la pensasse in modo diverso.

"Devo per caso elencarti di nuovo la sua fedina penale? Manca solo che uccida qualcuno per il pacchetto completo" rispose con del sarcasmo che però non fece ridere nessuno dei due, anzi, riuscì perfettamente a zittirmi e a farmi abbassare la testa.

"Che succede Sterling? Lo sai che puoi parlare di tutto con me" mi chiese dopo dei secondi di silenzio totale, ma lo fece con più dolcezza e comprensione.
Già sapevo che la risposta avrebbe ritirato in ballo la questione sui miei genitori e solo a pensarci mi si bagnavano gli occhi. Li chiusi nel tentativo di ricacciare indietro le lacrime, ma fallii come ogni volta.

"Io non ce la faccio" la mia voce si ruppe e quando alzai lo sguardo, un paio di lacrime mi rigarono le guance. Mio zio se ne accorse e fece svanire completamente il suo sguardo duro.

"Ho chiesto aiuto a Camilla....perché volevo smettere di soffrire così" gli dissi con la vista che si offuscava, mentre le lacrime scendevano in modo incontrollabile.
Ero giunta al limite. Non riuscivo più a tenermi tutto dentro e ciò che avevo soppresso stava venendo a galla.
Mio zio si avvicinò, si inginocchiò davanti a me e pochi secondi dopo mi abbracciò.
Quel gesto mi fece crollare del tutto e sfogai sulla sua spalla ogni lacrima che avessi in corpo. Il dolore dentro di me però non svanì, riuscii solamente a lenirlo.
Passai almeno mezz'ora abbracciata a mio zio a piangere, ma ad un certo punto le lacrime finirono. Mi separai e lui mi asciugò le rimanenti.

"Va meglio?" mi chiese con un sorriso accennato, ma io scossi la testa. Piangere e sfogarmi non aveva migliorato la mia situazione, anzi, l'aveva quasi peggiorata.
Mio zio mi guardò dispiaciuto, mentre io evitai il suo sguardo, non volendo vedere nei suoi occhi quanta pena gli facessi.

"Sterling, credo che tu abbia bisogno di un aiuto" mi disse facendomi rialzare la testa.

"Potrei parlare con la dottoressa Miller e vedere se è disponibile per qualche seduta" mi propose parlandomi della farmacista di Brightwood con una laurea anche in psicologia che faceva sedute private in caso di necessità.

"Devo proprio?" domandai tirando su con il naso.
Non avevo nulla contro gli psicologi, però parlare di qualcosa di così personale con uno sconosciuto non mi attirava particolarmente.

Bloody LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora