capitolo 10 -Iris

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Iris

Un altro giorno è trascorso senza riuscire ad avvicinarmi ai frammenti di me perduti, che tanto cerco con bramosia.

L'unico specchio che c'è qui è quello del minuscolo bagno esterno al mio appartamento, mi sto quasi abituando a questa condizione, ahimè.

Per fortuna i vicini sembrano tranquilli, ma ho comunque l'ansia ogni volta che entro ed esco da questo metro quadrato, soprattutto durante la notte.

Cerco di aggiustare questi capelli e soprattutto la frangia ormai troppo lunga che follemente ho fatto con la voglia di cambiare qualcosa della me che non riconoscevo più, ma ora me ne pento.

Rientro in casa mia, sperando di avere fortuna questa sera, ma quel bell'imbusto non sa ancora con chi ha a che fare, se mi sono messa in testa che lavorerò lì, lo farò.

So essere molto convincente, o stressante, direi più la seconda.

Indosso il cappello giallo di lana e il mio cappotto rosso, afferro la borsa e sono pronta per il mio obiettivo.

Più i miei passi si avvicinano a quel club, e più la mia mente mi riporta al momento esatto in cui scoprii tutto. 

Flashback

Tutti intorno a me cercano di fare attenzione a cosa dire, terrorizzati dal rischio di potermi stressare, di potermi confondere ancora più di quello che sono già, di potermi ferire, come se fossi pronta a rompermi da un momento all'altro.

I loro occhi si spostano se incontrano i miei, per paura che possa leggervi pena, sentirmi commiserata, ma è un atteggiamento che ora mi ferisce, perché più che mai ho bisogno della mia famiglia.
Non solo dell'appoggio morale che mi offrono, dell'aiuto fisico che mi hanno dato fino a quando ero convalescente e tutta ammaccata, ma anche di riscoprirmi attraverso i loro ricordi.

Non riesco ancora a ricordare gli ultimi anni della mia vita, ma quanto meno adesso riconosco la mia immagine nello specchio, fra le tante foto che la mia famiglia mi mostra in continuazione. Riconosco loro, gli abbracci di mia madre, il profumo di mio padre, la risata di mio fratello, il timbro delle loro voci, e tutto questo lo diamo sempre per scontato ma non lo è invece, ora lo so.

I ricordi per mesi sono riaffiorati giorno dopo giorno, e ogni volta, per quanto ne fossi felice, venivo assalita da dolori lancinanti alla testa, evidentemente per il mio cervello era faticoso.

Ma sono settimane che non ho più flash, nessuna immagine dettata da momenti che si potrebbero definire dejavù, sensazioni di aver già vissuto quel momento.
Niente.
Come se ci fosse nella mia testa un enorme muro spesso e invalicabile, come se lo avessi costruito per proteggermi.
Ma da cosa?

I medici continuano a dirmi che dal loro punto di vista sono guarita, o almeno lo è il mio corpo, per quanto riguarda la mente umana è tutto un mistero e bisogna solo attendere, sperare, perchè non vi è certezza.

L'unica risposta a questo quesito, quindi, è che inconsciamente io non voglia ricordare l'incidente, in fondo è una paura fondata su diversi studi scientifici, ma sarebbe giustificata come unica risposta se non ricordassi solo quello, o i giorni precedenti, ma qui si tratta di anni.

Le persone intorno a me continuano a ripetermi di non pretendere miracoli dal mio cervello, questo blocco forse è un bene, perché ricordare alcuni momenti potrebbe causarmi dei traumi.

L'istinto mi dice che c'è molto di più, e lo stesso istinto mi suggerisce di scavare a fondo e non fidarmi ciecamente delle persone che mi circondano, che vogliono tenermi lontana da quello che potrei trovare oltre quel muro.

Purtroppo, per quanto mi senta in colpa nel credere una cosa del genere, è palese come i miei genitori, ultimamente, ogni volta che alla loro domanda sul ritrovare nuovi ricordi io risponda di no, loro siano sollevati dalla cosa.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora