Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
Apro gli occhi e l'ambiente intorno a me è completamente buio, non vedo nessuna fonte di luce, non riesco neanche a distinguere le sagome del mobilio. Inizio ad avere difficoltà a respirare e porto istintivamente una mano alla gola, mentre con l'altra cerco il cellulare a tastoni sul letto. Nella mente immagini dell'auto capovolta, l'oscurità intorno a me di quei tragici momenti, solo quelle maledette spie della radio accese e la poca luce della luna. Una forza invisibile stringe la mia gola e sembra che i miei polmoni non siano in grado di funzionare.
Gli unici minuti interminabili che vorrei dimenticare continuano a tormentarmi, ad essere così vividi, invece ciò che cerco disperatamente, ovvero gli ultimi due anni precedenti l'incidente, sono nascosti così bene da non riuscire a ritrovarli.
Finalmente le mie dita toccano il telefono che si illumina immediatamente, sblocco lo schermo ed attivo la torcia che mi permette di vedere subito cosa mi circonda, permettendomi di scendere dal letto. Il piede sinistro fa fatica a sostenere il mio peso, la fitta che sento è fastidiosa e continua, ma mi permette di raggiungere l'interruttore della luce facendomi sentire già un po' meglio, ma non abbastanza.
Con gambe tremolanti arrivo al divano e mi lascio cadere su questo, non bado molto al cuore che schizza quasi in gola, l'unica cosa di cui ho bisogno è calmarmi. Inspiro ed espiro a fatica, ma continuo a provarci, dentro e fuori, dentro e fuori. Passano minuti prima di ritrovare stabilità.
Purtroppo questi attacchi di panico non sono poco frequenti, vengono sempre scatenati da qualcosa che mi rammenta quella notte. Buio, temporali, spazi piccoli. Non so come sia stata in grado di sopravvivere più di due mesi in quello stanzino, forse perché avevo sempre le luci accese, forse perché facevo di tutto per stare lì dentro davvero poco e in quelle ore tentavo di tenere la mente occupata, ma non sempre è stato facile.
Con calma raggiungo con pochi passi l'enorme vetrata, scosto subito la tenda di velluto spessa e pesante permettendo alla luce di investirmi in pieno, come per magia inglobo aria ricordandomi davvero come si fa a respirare, riempendo i miei polmoni.
Davanti a me, un piccolo balconcino, purtroppo spoglio, se non fosse per una pianta che non se la passa molto bene, ma ciò che mi fa sorridere con entusiasmo è la vista della città.
Inizio a guardarmi intorno, sono una persona curiosa ed essere sola in casa del mio capo è un invito a nozze per sbirciare. Nonostante lui abbia detto di non vivere stabilmente qui, usandolo sporadicamente quando fa tardi al club, questa casa sa di vissuto. Piatti sporchi nel lavandino, un paio di scarpe dietro la porta, vestiti sparsi qua e là, cibo nella dispensa, dei quadri appesi al muro, mancano però delle foto. Pensandoci bene in questo appartamento noto lo zampino di una donna, non credo che un uomo come Brian ami i cuscini rosa, un vaso con strass, per non parlare del piumone sul letto con i girasoli. Persino i due quadri appesi mi danno l'impressione di non essere stati scelti da lui.
Ad un tratto, il telefono che stringo ancora fra le mani, squilla facendomi spaventare, più che altro stavo frugando nell'armadietto del bagno del mio capo ed ero talmente concentrata a scrutare ciò che conteneva il secondo cassetto che la suoneria mi ha fatto sentire colta in flagrante per un attimo. Mi stranisco a trovare una video chiamata di Chloe, ma con piacere rispondo subito e sorridente. "Iris, stai bene?" La sua domanda mi confonde e sono sorpresa anche dell'espressione preoccupata che leggo sul suo volto. "Certo, perché non dovrei?" Palesemente si rasserena nell'udire le mie parole. "Aspetta, aggiungo Sofy alla call, anche lei era preoccupata." Pochi attimi e appare il viso puffuto della nostra amica spiaccicato sullo schermo. "Iris, che cosa ti è successo? Brian ha detto ad Andrea che hai avuto un piccolo incidente e ti avrebbe fatto bene compagnia." Sono davvero sorpresa di questa svolta e della premura che ha avuto.
"Non sapevo che Brian e Andrea si conoscessero, né che lui sapesse che siamo amiche." Tento di ricordare quando avessi parlato delle ragazze con lui, senza risultato, ma ci pensa Chloe a chiarire i miei dubbi. "Sicuramente sarà stato Aiden a dire a Brian che siamo amiche, ma adesso dicci cosa è successo."
" Una semplice storta alla caviglia, niente di grave, va già meglio." Le rassicuro subito, anche se evito di specificare che ancora ho difficoltà a poggiare il piede a terra.
"Ma dove sei? Quello non è quel buco di casa tua." Sofy, buffissima tenta di avvicinare il viso alllo schermo, come se questo potesse garantirle l'opportunità di spiare alle mie spalle. " È l'appartamento sopra il Club, ieri sera Brian mi ha portata qui, offrendomi di affittarmelo. " È stata davvero una fortuna perché nonostante i vari sforzi per trovare una casa, ero quasi rassegnata a vivere lì dentro.
"Iris, devi per caso dirci qualcosa?" Le sopracciglia di Sofy si muovono su e giù e sul viso è spuntato un sorrisone ambiguo. "Ma no, che dici." Imbarazzata da questa sua allusione nego subito, cercando di non dar peso al ricordo idiota di me stretta fra braccia possenti che sta facendo capolino nella mia testa. "È davvero un bel ragazzo e anche se ha la reputazione di essere burbero, con noi si è sempre dimostrato gentile." Rifletto sulle parole della mora, ed in effetti in entrambe le versioni rivedo proprio Brian, da un lato è scontroso, ma dall'altro, pronto ad aiutare.
" Buttati, prima che ci provi io, perché poi di sicuro si innamorerebbe di me." Ridacchio per le sciocchezze di quella pazza di Sofy, in questi due mesi ho assistito a mille infatuazioni da parte sua verso ogni ragazzo carino che entrasse in caffetteria.
" Mi dispiace ma di sicuro c'è una donna nella vita del mio capo e anche in questo appartamento." Richiudo il cassetto pieno di trucchi, elastici per capelli, creme per il viso da donna, sentendomi bizzarramente delusa. "Perché dici questo?" "Come fai a dirlo?" Chiedono in coro, curiose. "Bhe, lo avevo intuito per alcuni dettagli sull'arredamento che ci sono in questa casa, ma la conferma è il cassetto del bagno pieno di trucchi e altro." Torno zoppicante in salotto facendomi cadere sul divano, lo sguardo continua a vagare esaminando pigramente la stanza e noto solo ora, sul ripiano accanto la TV alcuni libri colorati. Le ragazze continuano a farneticare sulle informazioni appena ricevute, ma non le sto più ascoltando, troppo presa su questo nuovo dettaglio che sposa la mia tesi. "Romanzi d'amore, è ufficialmente impegnato." Continuo ad avvicinarmi all'angolo della stanza e afferro un libro mostrando il bottino alle ragazze, curiosa leggo i diversi titoli mentre ascolto Sofy lamentarsi di aver perso uno stallone come lui. Parole sue.
Dopo aver salutato le ragazze e aver fatto una doccia, tento di sistemare questo posto facendo un po' di ordine, ma anche questa attività dura poco, soprattutto considerando che la caviglia non mi permette di fare molti sforzi. Non sapendo cosa fare ed essendo confinata, almeno per un po',sul divano con il ghiaccio sul piede, mi ritrovo fra le mani uno di quei romanzi trovati poco prima. Sinceramente, oltre i libri scolastici, non ho mai letto nulla in vita mia, ma l'idea di farlo ora, stranamente mi alletta.
Il primo capitolo, poi altri tre, ancora dieci, le emozioni dei protagonisti, questi aneddoti che ti sembra di aver vissuto tu in prima persona, il sapore amaro del dolore che viene descritto, le parole d'amore che lui le sussurra dopo esser riuscito a riconquistare il suo cuore. Tutto mi tiene avvinghiata a queste pagine, trasportata in un altro mondo, così tanto che non mi rendo conto di non essere più sola.
"Iris, stai bene?" Mi sfugge un piccolo urlo per lo spavento, Brian è all'ingresso, a pochi metri da me che mi fissa con le sopracciglia aggrottate.
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