Iris
Guardo l'orologio appeso al muro del locale, sbarro gli occhi consapevole di avere pochissimi minuti per riuscire a prendere l'autobus notturno che, per fortuna, ferma proprio ad un centinaio di metri da qui.
Saluto i miei nuovi colleghi, pronta a chiudere un'altra serata di lavoro, sentendomi soddisfatta per come stanno andando le cose.
Purtroppo, nonostante siano quattro giorni che lavoro al Last Soul, non ho incontrato nessuno che mi riconoscesse alimentando le mie speranze.
Ma mi ripeto che prima o poi accadrà.
Afferro il piumino e correndo per strada lo indosso con qualche difficoltà, ho il fiatone e mi fanno male i muscoli delle gambe e delle braccia per quanti tavoli ho servito.
Una strana sensazione ad un tratto mi assale, come se fossi troppo leggera, istintivamente porto la mano verso la spalla, come sono solita fare per tenere la tracolla della mia borsa, ed è in quel momento che sbarro gli occhi.
Ho dimenticato la borsa al club.
"Maledizione."
Urlo nella notte.
Senza perdere neanche un secondo, mi volto e corro verso il locale, per fortuna non sono lontana, ma il mio timore è quello di non riuscire ad arrivare lì, prendere la borsa e correre indietro a prendere il bus 59.
In prossimità del cancello vedo Sally, diretta probabilmente alla sua auto.
"Sally, aspetta."
La sua enorme e voluminosa massa di capelli afro si muove nella mia direzione, sono favolosi su di lei, ma non so davvero come faccia a gestirli, soprattutto in maniera così impeccabile.
"Ho bisogno di rientrare nel locale, ho dimenticato la borsa."
I suoi occhi neri guardano prima me e poi la porta, il labbro inferiore finisce sotto i denti bianchissimi ed è palese che qualcosa la turbi.
"Mi raccomando, Brian mi farà fuori se li perdi."
Fra le dita sporte a mezz'aria tintennano le chiavi.
"Grazie, grazie, grazie."
Le afferro di fretta e infilo quella indicata da lei nella serratura del cancello.
"Poi chiudi tutto e guai a te se fai casini, il capo è al piano di sopra, non disturbarlo."
Mi informa muovendo i passi nella direzione opposta ma con aria minacciosa, io sono già quasi alla porta d'ingresso con l'ansia che mi divora e la paura di dovermela fare a piedi fino a casa.
Cerco di fare piano quando giro la chiave e apro la porta, ma appena faccio questo, delle note mi sorprendono e una voce familiare mi blocca sul posto.
Ogni mio muscolo è fermo, credo possa includere anche il cuore.
Cerco di muovermi di soppiatto, piccoli passi silenziosi con la speranza di non far rumore e non farmi scoprire.
Ho quasi paura a respirare per non rovinare il momento, per non perdere le emozioni che mi travolgono ascoltando questa voce.
Il suo timbro, così personale, il suono ruvido che rende la sua voce unica, l'intensità con cui pronuncia queste parole, cariche di dolore, è quasi un richiamo per i miei sensi.
Il corpo di Brain, è quasi chino su quei tasti, come se gli chiedesse di lenire le proprie ferite, gli occhi chiusi, per estranearsi da questa realtà.
Una scena che mi scuote, fin nelle ossa percepisco il suo turbamento, così potente da diventare quasi il mio.
Tutto questo non ha senso.
La necessità di accorciare la distanza fra noi e stringerlo a me è difficile da combattere, ma se lo facessi mi renderei ridicola perché è il mio capo e lo conosco da meno di una settimana.
Quelle parole mi scuotono dentro, mi colpiscono come pugni in pieno volto, graffiando la mia pelle facendosi spazio fra la mia carne, con l'esatto obiettivo di arrivare al centro del mio essere.
La amo e la odio allo stesso tempo
Dico a me stesso che è l'ultima volta
Puoi risparmiare la pietà che potresti trovare
Se sono di nuovo in ginocchio?
In profondità cerco di seguire la tua luce ma è notte
Ti prego non lasciarmi alla fine.
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Un Battito Ancora
RomanceUn giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita. Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
