capitolo 19 - Brian

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Brian

Arrivo al club un'ora prima dell'orario di apertura, mi aspetto di vedere fra non molto arrivare anche Sally e gli altri per finire di preparare la sala e organizzare la cucina.
Non appena scendo dalla mia Jeep lo sguardo corre verso l'appartamento al piano superiore, le tende sono tirate e si vede la luce accesa.
Impossibile non incupirsi nel sapere che lì dentro c'è una ragazza che ha fatto parte di te, che hai perso, a causa delle tue scelte idiote, ed ora il destino prepotentemente fa rientrare nella tua vita, solo per torturarti.

Con un peso sul petto entro al Last Soul, accompagnato dai miei demoni personali che non fanno altro che tenermi sveglio la notte e tormentarmi di giorno, mi ricordano costantemente il male che ho causato e che potrei ancora arrecare.

Il locale è immerso nel silenzio e dopo aver acceso le luci vado nel mio ufficio con l'intento di lavorare, ma l'unica cosa che riesco a fare è fissare con insistenza quelle scale.
Mi chiedo come stia Iris, cosa stia facendo, se trovarsi lì dentro possa aver stimolato qualche ricordo.

Mentre cerco di rispondere alle varie mail di alcuni fornitori, mi aspetto da un momento all'altro di vederla scendere per iniziare il turno di lavoro, ma questo non accade.
Sally e gli altri sono già arrivati e non ricordo che lei sia ritardataria di solito.
Mi alzo e salgo quei gradini due per volta, la porta dell'appartamento è chiusa e non sento alcun rumore.
Busso, ma non apre nessuno, porto le nocche nuovamente sul legno scuro, ma non succede nulla, decido quindi di entrare spinto dalla preoccupazione, ma subito mi rassereno vedendola rannicchiata sul divano.
"Iris, stai bene?"
I suoi occhi mi raggiungono e si lascia sfuggire un gridolino di paura.
"Non volevo spaventarti, ma data l'ora, non vedendoti scendere al club sono salito per vedere come stavi e non avendomi risposto quando ho bussato, sono entrato."
Guarda verso la vetrata e nel vedere il cielo scuro, strabuzza gli occhi constatando che è sera.
"Devi scusarmi, non mi sono resa conto del tempo che passava, ero catapultata letteralmente nella storia di quel libro."
Lo sguardo cade sull'oggetto abbandonato sul divano e una sensazione di terrore raggiunge la mia pelle, i miei muscoli, facendoli tendere.
"Infilo le scarpe e arrivo."

Lei va verso la stanza da letto, mentre io mi siedo proprio dove era un attimo fa, con i polpastrelli accarezzo la superficie liscia e fresca della carta stampata e alcuni ricordi riaffiorano.

Flashback

"Possibile che ti trovo sempre con il naso fra quei libri?"
La colgo di sorpresa, la osservavo da un po' poggiato allo stipite della porta, godendomi le smorfie, i piccoli sorrisi, il labbro intrappolato fra i denti.
"È una cosa che amo, non riesco proprio a staccarmi quando inizio a leggerli."
Mi sorride con espressione forse un po' colpevole.

" Credevo amassi me, invece scopro che non è così."
Avanzo verso di lei, sedendomi sul divano accanto i suoi piedi, che inizio a massaggiare.

" Mio caro, devi stare molto attento, qui dentro ci sono degli affascinanti e sexy ragazzi che potrebbero farmi perdere la testa più di quanto faccia tu."
Il suo sguardo è furbo, sa bene che sono un tipo geloso e lei non fa altro che stuzzicarmi su questo mio punto debole.
" Mmm, quindi dovrei essere geloso?"
Chiedo alzando un sopracciglio e tentando di indossare un maschera minacciosa.
"Sì e, soprattutto, dovresti convincermi che tu sai corteggiarmi meglio di quanto loro facciano, altrimenti potrei iniziare a pensare di sostituirti con uno di loro, ma per batterli dovrai proprio impegnarti."
Afferro le sue gambe e le tiro verso di me facendola sdraiare con la schiena,le mie mani risalgono sulla sua pelle morbida.

" Questo aspetto mi piace, ho in mente diversi modi per convincerti che quei bambocci non potrebbero mai farti ciò che ho in mente io."
Nella mia testa immagini di me dentro di lei prendono vita facendo diventare la patta dei pantaloni troppo stretta.
" Guarda che qui dentro ci sono scene abbastanza piccanti."
Mi mostra il libro che stringe fra le mani, ma la sua voce è già diventata più bassa e sensuale, sono certo che sta immaginando le mie stesse scene vietate ai minori.
"La cosa si fa sempre più interessante ragazzina, perché non ne scriviamo noi un paio?"
Non le do il tempo di rispondere, afferro quel libro e lo scaravento da qualche parte, ma cosa più importante, le mie labbra sono già sulle sue.

Fine flashback

"Mi dispiace di averlo preso, scusami con la tua fidanzata."
La voce di Iris mi riporta alla realtà, una che mi provoca un dolore acuto nel petto.
Riesco solo ad inspirare a fondo, con la speranza di catturare abbastanza ossigeno e anche un po' di coraggio per affrontare la donna che mi fissa dispiaciuta a due metri da me, ma non solo, perché ho bisogno di forza anche per superare i ricordi della mia ragazzina.

Ogni volta quei frammenti del passato mi lacerano la pelle, squarciandomi il petto, torturandomi.

"Lei non...non stiamo più insieme, puoi leggere tutti i suoi libri, non preoccuparti."
Mi alzo e ripongo sulla piccola mensola il romanzo e per un attimo osservo gli altri.

"È evidente la tua malinconia, non volevo riportare a galla brutti ricordi."
Mi schiarisco la gola cercando di non mostrare il volto sofferente con l'intento di trovare un barlume di lucidità.

" Se ti va di parlarne, dicono che potrebbe essere terapeutico farlo con estranei."
Con la coda dell'occhio noto il suo sorriso e mi sento solo un enorme idiota per non riuscire a gestire dei vecchi sentimenti che non proverò mai più.

Vorrei dirle che il problema è proprio che lei per me non è un'estranea.

" L'orario di lavoro è già iniziato, sta arrivando gente, ti aspetto di sotto."
Mi incammino verso l'uscita e chiudo la porta alle mie spalle sbattendola forse un po' troppo, ma odio tutto questo.

Odio il fatto che lei sia di nuovo qui, odio il fatto di sentirmi in colpa per non volerla perdere ancora, odio cadere nei ricordi della mia ragazzina, odio non riuscire a mantenere le mie promesse e odio non essere in grado di gestire ciò che sento, ciò che vorrei, totalmente opposti a quello che è giusto fare.

Scendo le scale di corsa e sono già nel mio ufficio, sentendo la porta riaprirsi so che Iris è alle mie spalle, mi basta attendere pochi istanti ed eccola, che a testa china mi oltrepassa senza dire una parola.
È facile per me chiudere la porta dell'ufficio ed estranearmi da tutto e tutti, lo è sempre stato, lo faccio di continuo.
Riesco con una facilità disarmante chiudere fuori dalla mia vita le persone, ma non riesco mai a chiudere fuori lei, non ne sono stato mai capace ed è proprio questo che ci ha portati dove siamo.

Nella merda, ecco io dove sono, mentre lei, è sempre più vicina alla verità.

Forse dovrei semplicemente lasciare che il destino decida ancora una volta per me, vedere come vanno le cose, perché in fondo, se dovesse ricordare mi odierà, fine dei giochi.
Ma se non lo facesse?
Come dovei comportarmi io?

Ma se non lo facesse?Come dovei comportarmi io?

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