capitolo 15 Iris

314 32 6
                                        

Iris

Sono tre sere che mi accompagna a casa Sally dopo il lavoro con la sua auto.
La prima sera l'ho trovato un gesto gentile, nonostante chiacchierando ho scoperto che così facendo è costretta ad andare dalla parte opposta a casa sua, la seconda sera mi sono sentita a disagio per il disturbo che le arrecavo, ma ieri mi ha confessato che è stato Brian a chiederglielo.

Questa notizia mi ha delusa sinceramente.

Lui è stato ad offrirsi di accompagnarmi fino a casa quella notte, sempre lui ha proposto di farlo per le sere successive, quindi invece di coinvolgere lei, poteva dirmi di arrangiarmi da sola, di essersene pentito.
Non ho bisogno della babysitter.

Finisco di riporre la divisa nell'armadietto e da questo prendo la borsa, chiudo con un tonfo assordante l'anta verde di metallo e il suono secco riecheggia nella piccola stanza che funge da spogliatoio femminile.

Avanzo attraversando la sala, diretta verso l'ingresso, non curante di due occhi chiari che mi scrutano dalla postazione dell'angolo bar.
Saluto i miei colleghi urlando un 'buonanotte,a domani', senza guardare nessuno e spingo la porta.
L'aria gelida entra in contatto con la mia pelle accaldata e mi vengono subito i brividi, non perdo tempo e alzo il cappuccio del mio piumino.
Non appena la voce di Sally mi raggiunge io mi volto verso l'ingresso, dopo pochissimi istanti la sua figura entra nella mia visuale, sta correndo nella mia direzione e stringe in mano la sua borsa e il cappotto.
" Iris, ma che ti prende? Perché vai via senza di me?"
Aggrotta la fronte una volta raggiuntami e aspetta una mia risposta mentre si veste.
" Ascolta Sally, spero che non la prenderai nel verso sbagliato, ma non c'è bisogno che mi riaccompagni a casa tutte le sere, prendo l'autobus."
Ho il timore di offenderla e minare il rapporto cordiale che ho con lei e con gli altri è l'ultima cosa che voglio.
" Ma non dire stupidaggini, a me fa piacere."
Fruga nella borsetta alla ricerca delle chiavi immagino.
" Casa tua si trova dalla parte opposta della città rispetto alla mia, quindi preferisco prendere l'autobus."
La zittisco ringraziandola quando tenta di dirmi ancora una volta che non le pesa darmi uno strappo a casa, abbozzo un sorriso e mi incammino verso la fermata del bus notturno.

Un centinaio di metri che percorro con passo veloce e sono arrivata.
Continuo a scrutare l'ambiente intorno a me semideserto, il fumo che esce dal tombino a pochi metri rende l'atmosfera un tantino inquietante, alzando lo sguardo fra i palazzi vedo il ponte di Brooklyn illuminato e lo trovo stupendo.

Ad un tratto una Jeep verde scuro si affianca a me facendomi intimorire, la paura mi stringe le viscere e sento il cuore schizzare in gola.
Afferro immediatamente la borsa e apro la zip con mani tremanti alla ricerca disperata del telefono.
Essere in giro di notte da sola per queste strade non è l'ideale per una donna purtroppo.

Sento il rumore meccanico del finestrino che si abbassa, ma io fisso la strada con la speranza di vedere l'autobus arrivare.
Poi una voce, la sua voce, mi agita e tranquillizza nello stesso momento.
"Iris."
I miei occhi scattano verso l'interno dell'auto, tiro un sospiro di sollievo nell'incontrare due iridi talmente azzurre da brillare nel buio dell'abitacolo.

"Sali, ti riaccompagno a casa."
Il suo tono secco e la sua proposta, mi irritano spingendomi a far scendere in campo il mio orgoglio.
" No, ti ringrazio, ma sto aspettando l'autobus, non c'è bisogno di disturbare né te, né nessunaltro."
Mi sposto poco più in là e do le spalle all'auto fissando la strada davanti a me.
Il click dello sportello che si apre, seguito subito dopo da un rumoroso sospiro, mi fanno capire che Brian sta scendendo dalla sua macchina, il rumore di passi si avvicina e mi fa chiudere gli occhi per un istante.

" Perché ora ti comporti così? Perché non vuoi venire con me?"
La sua voce, alle mie spalle, sembra cupa, ed io non posso credere che davvero mi ponga queste sciocche domande.
Istintivamente mi volto ritrovandomi la sua figura forse un po' più vicino di quanto mi aspettassi, costretta ad alzare il viso nella sua direzione per poter incrociare i suoi occhi, do sfogo alla rabbia che sento per aver costretto Sally a farmi da balia.
" Non voglio che mi accompagni a casa, non voglio il tuo aiuto, non voglio che obblighi Sally né nessunaltro a farlo. Non sono una bambina, non ti ho chiesto nulla e potevi dirmi che avevi cambiato idea."

Mi allontano da lui sporgendomi verso il centro della strada, alla ricerca di un grande mezzo azzurro e blu, stizzita dalla mia stessa reazione e non capisco perché mi senta delusa scioccamente di una promessa non mantenuta.
Una strana sensazione percorre il mio corpo e mi sento come se non riuscissi a ricordare qualcosa di importante.
Queste emozioni bloccano i miei passi.

Non mi ero resa conto di essere troppo esposta verso la corsia, né della moto che, oltre a superare di molto i limiti di velocità, mi stava venendo addosso.
Una mano afferra prontamente il mio braccio tirandomi a sé, in salvo.
Nei film si vede spesso la scena dove il ragazzo bellissimo salva la vita alla donna tirandola a sé, facendola scontrare con il suo petto muscoloso e quest'ultima poi si perde nei suoi occhi attendendo un bacio.

Ciò che sta accadendo qui non ha nulla a che fare con una cosa simile.

Brian mi strattona il braccio tirandomi verso di sé e salvandomi probabilmente la vita, ma così facendo io, presa alla sprovvista, non riesco a mettere la caviglia nel modo giusto e finisco a terra preceduta da un urlo carico di dolore.
Lui si accascia su di me osservandomi preoccupato, mentre io porto entrambe le mani sulla caviglia.
Il dolore che ho sentito è stato talmente fitto e simile ad una lama che si conficcava all'altezza dello stomaco, da non permettermi di articolare neanche una parola, né di fermare le lacrime che bagnano il mio viso.
" Mi dispiace."
Scuoto la testa in colpa nell'udire le sue parole.
" Mi hai salvata, di sicuro quei due pazzi a borso della moto mi avrebbero colpita in pieno."
Tento di dire a fatica, con la speranza di farlo sentire meglio.

Per un attimo la sensazione di aver vissuto una situazione simile mi si appiccica sulla pelle facendomi sentire confusa.

Il dolore continua a pulsare alla caviglia e quando Brian mi porge la sua mano per aiutarmi ad alzarmi, la afferro titubante, come se toccarlo potesse farmi del male.
Non so perché questo ragazzo mi susciti questi pensieri così opposti, a volte mi sembra di conoscerlo da sempre e potermi fidare di lui, altre volte ho l'istinto di stargli lontana.

Provo a rimettermi in piedi con scarsi risultati, un altro urlo mi sfugge quando poggio il piede e se non fosse per lui, che mi afferra sotto le braccia, sarei di nuovo sull'asfalto.
Sorregge il mio peso con facilità e mi sorprende quando con un gesto fulmineo fa passare un braccio dietro le ginocchia prendendomi in braccio.

Il suo viso è davvero molto vicino, così tanto da  riuscire a sentire il suo alito caldo scontrarsi con la mia pelle, costringendomi ad arrossire quando mi rendo conto che i suoi occhi puntano alle mie labbra.
Ingoio la saliva, l'unica cosa che faccio è smettere di respirare, perché per un attimo mi dimentico di come si fa.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora