capitolo 51 - Brian

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                                                                      Brian

Scendo le scale di corsa, stringendo la valigia di Iris.

Ho notato che all'interno, oltre ai suoi vestiti, c'erano le nostre foto che custodivo in quello scrigno di legno e una parte di me scioccamente ha sperato che con quel gesto non volesse del tutto chiudermi fuori.

Lì dentro c'era tutto il nostro passato, i momenti più felici che siamo riusciti ad immortalare attraverso un obiettivo, ma è dentro il mio petto che racchiudo tutte le emozioni che mi ha donato quella ragazza.

La stessa donna che ho distrutto, la stessa che è rientrata nel mio mondo per guarire, senza saperlo e senza che io lo meritassi, le ferite sanguinanti che laceravano costantemente la mia povera anima ridotta a brandelli, la stessa donna che ora sta andando via portandosi con sè ciò che resta del mio cuore.

Non posso trattenerla, non ho il diritto ancora di ferirla e pensare solo a me, a ciò che vorrei, non ho il diritto di chiederle un'altra occasione per tentare di rimediare ai miei errori, per cercare di guarire le ferite che ho causato con le mie decisioni.

Aveva ragione il mio amico Aiden, ho gestito tutto male, ancora.

Avrei dovuto dirle tutto immediatamente, non appena su quel tetto è riapparsa nella mia vita, invece, ho creduto di restare fedele alle promesse fatte a lei e a dio, allontanandola, essendo freddo.

Ci sono riuscito per poco.

Sono stato così debole da voler restare intrappolato in una bolla di fantasia fatta di me e di lei, ancora insieme, ancora vicini.

Perché è ciò che mi bastava, averla intorno, o almeno volevo convincermi di questo.

Ma a chi voglio prendere in giro, non è mai stato solo questo, non sono mai stato capace di tenerla lontana, di sparire dalla sua vita, di non amarla, di accontentarmi delle illusioni.

Appena è riapparsa nei miei giorni credevo fosse la giusta dolce tortura che meritavo, la donna che amavo e che avevo distrutto, la ragazza che mi guardava reputandomi un estraneo, di nuovo solo ad un passo.

Certo, solo ad un soffio da me, ma senza la possibilità di averla, di poterla amare, ma bensì constatare giorno dopo giorno, che in lei non c'era un granello di quell'amore sconfinato che provavamo l'uno per l'altra.

Ha fatto male, cazzo se ha fatto male, proprio come quando in ospedale, appena uscita dal coma, mi scambiò per un inserviente, facendomi capire che poteva avere la possibilità di vivere senza ricordare il dolore che le avevo causato.

Sono uscito dalla sua vita per darle un'altra occasione, anche se io avrei vissuto a metà il resto dei miei giorni.

La scelta più difficile che abbia mai preso, la promessa più difficile che ho mantenuto.

A volte l'amore è anche questo, mettere al primo posto il benessere dell'altro e accettare che senza di te sarebbe più felice.

Ma adesso almeno era di nuovo qui, potevo rubarle qualche sorriso, uno sguardo, respirare il suo profumo, illudendomi di essere in qualche modo ancora noi due.

Giorno dopo giorno, però, il bisogno di farle ricordare di noi, di ciò che ci univa, la necessità di riavere il suo amore, era vitale come respirare.

Scoprire che quel legame unico fra noi era ancora lì, da qualche parte, che quel sentimento era riuscito a resistere, sembrava un miracolo, dandomi speranza.

Ma più la voglio, più la cerco, più la perdo.

Esco dal Last Soul con un dolore al petto che sembra schiacciare i miei polmoni perché ho difficoltà a respirare normalmente, gli occhi sono chini sul cemento che calpesto con rabbia, fino a quando i miei passi sono costretti a fermarsi.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora