Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
Lei è qui, ancora. Sembra essere determinata a lavorare nel mio Club, determinata a rientrare nella mia vita pur non rendendosene conto, determinata a trovare ciò che ha perso. Se dovesse succedere, sarebbe la fine.
I miei pensieri mi rendono un mostro forse, ma spero che non ritrovi mai ciò che le ha causato tutto quel male, lei non può saperlo ma ne soffrirebbe immensamente.
Di certo non sarebbe qui se sapesse, non mi starebbe così vicina, non vorrebbe neanche respirare la mia stessa aria probabilmente.
Porto alla bocca la sigaretta e inspiro, il fumo che poi faccio fuoriuscire dalla bocca per qualche secondo appanna la sua figura. I nostri occhi si incontrano ed ogni volta, mi duole ammetterlo, sento aprirsi una voragine nel mio petto.
Il suo passo è determinato, viene verso di me con l'obiettivo di convincermi nel suo intento, so che non si arrenderà, e forse una parte di me non vuole che lo faccia, ma i miei desideri non hanno alcun valore. Ho fatto una promessa alla donna che amo, e terrò Iris fuori dalla mia vita, al sicuro, non merito redenzione dopo il male che ho causato.
"Che ci fai di nuovo qui?" Le chiedo mantenendo le distanze, imponendo al mio corpo di restare addossato a questo muro.
"Sono qui per iniziare il mio turno di lavoro." I suoi occhi mi fissano arroganti e dopo aver accennato un sorriso sicuro, i piedi muovono nella direzione dell'entrata a pochi metri da noi.
Scuoto la testa e mi sfugge una risata che soffoco immediatamente. " Cappuccetto rosso, dove credi di andare?" Il piede destro calpesta già la mattonella che delimita il mio Club, mentre l'altro è posato sul cemento fuori, la testa, nascosta dal cappuccio di quel piumino per proteggersi dal freddo, si volta verso il sottoscritto. " A lavorare, capo." Imita il saluto militare e scompare dalla mia vista.
Porto la mano al viso e stropiccio la mia faccia, esasperato fin da subito dal comportamento di quella testarda che non mi ascolterà facilmente. Entro anche io e dico al mio buttafuori di cambiarsi perché fra mezz'ora inizierà ad arrivare gente, noto i miei dipendenti indaffarati nel preparare la sala, e una testolina castana presentarsi come nuova cameriera. " Vuoi che ti denunci?" Tuono combattivo, forse rimarcando il mio disappunto, ma devo essere freddo con lei.
"Vuoi farmi morire di fame e sbattere fuori da quello sgabuzzino senza finestre in cui abito?" Incrocia le braccia sotto il piccolo seno.
" Non sono problemi miei." Ringhio duro, mentre lei sbatte i piedi sul pavimento come una bambina in preda a capricci.
"Mi avrai sulla coscienza." Urla contro le mie spalle, visto che sto già andando verso il mio ufficio ignorandola e chiudendo la porta per isolarmi.
Lascio fuoriuscire l'aria dai polmoni, mi sdraio sul piccolo divanetto e chiudo gli occhi, le forze quasi mi abbandonano al pensiero di averla a pochi metri da me. Avrei solo bisogno di scappare via, lontano, perché ho bisogno di ritrovare la forza di tenerla fuori dalla mia vita, la forza di combattere tutti i miei istinti di volerla riavere in qualche modo vicina.
Mi sono sempre preoccupato per lei, ho sempre voluto proteggerla, anche se non ne sono stato capace, ma posso farlo adesso. La voce nella mia testa urla che potrò farlo solo allontanandola da me, dai suoi ricordi, ma il mio cuore sussurra che dovrei darle un lavoro per aiutarla date le difficoltà che ha ostentato prima, tenerla d'occhio io stesso.
Le parole della mia ragazzina sembrano un'eco lontano, le mie promesse una bolla di sapone scoppiata.
La musica che si espande nel mio locale mi comunica che la serata è iniziata e so che uscendo da qui la vedrò gironzolare per il mio Club, l'idea mi provoca emozioni contrastanti che cerco di opprimere. Non posso permettermi di far spazio a sentimenti che provocherebbero solo la mia fine e la sua.
In genere i clienti vengono qui sul presto per cenare ai tavoli disposti sul soppalco, al piano terra si concentrano ai divanetti disposti lungo il perimetro per semplici aperitivi. Io entro in gioco nella seconda fase della serata, quando iniziano gli spettacoli e la calca si riversa al bancone del bar, posto quasi al centro della sala. Aiuto Jack a preparare i cocktail, ormai sono le dieci e sta per iniziare lo spettacolo di musica dal vivo, questo posto è famoso proprio per questo, dare la possibilità a chiunque di sfondare. Il gruppo che sta salendo sul palco è magari acerbo, ma secondo me ha molte possibilità di farcela.
Osservo come Iris raccogliere i cocci del terzo bicchiere che ha fatto cadere e non me ne sorprendo assolutamente. Alzo gli occhi al cielo quando si volta verso di me, sicuramente con la speranza di non ritrovarsi i miei occhi addosso, speranza che si dissolve quando incrocia le mie iridi e in risposta fa un sorriso forzato, poi alza il pollice per rassicurarmi.
La band accenna la cover della canzone di James Arthur, Car's Outside. E tutti i presenti intonano in coro il ritornello, compresa una testolina castana, la vedo ondeggiare seguendo le note e stringere fra le braccia minute il vassoio. Sally mi richiama per l'ennesima volta, facendomi rendere conto solo così quanto io sia messo male per essermi imbambolato con una bottiglia a mezz'aria.
Finisco il drink che stavo preparando e sgattaiolo fuori dal bancone chiedendo a lei di prendere il mio posto e aiutare Jack. Percorro la sala e mi fiondo verso il retro del locale, spingo la porta e mi ritrovo fuori, bisognoso di ossigeno e di scacciare emozioni che bruciano nel mio petto.
Ricordi che mi schiacciano, come uno stivale fa con una formica al suolo, portando dell'amaro in bocca, e un solo pensiero mi trapana il cervello. Vorrei non aver mai fatto parte della sua vita per darle modo di viverne una diversa da quella che ha avuto. Questa è la giusta occasione.
Afferro il mio pacchetto di sigarette dalla tasca inferiore dei jeans, tasto l'altra e prendo l'accendino, proprio mentre sto per accenderla, una voce blocca i miei muscoli. "Tutto bene?" Mi basta incontrare i suoi occhi marroni, per non riuscire più a respirare regolarmente. Mi schiarisco la voce, ma non riesco a rispondere alla sua domanda perché no, non va bene un cazzo grazie a lei, quindi per non mentire faccio un cenno solo col capo.
"Ti ho visto uscire di corsa e avevi una brutta cera, temevo stessi male." Stringe le sue braccia intorno al suo corpo per proteggersi dal freddo, siamo entrambi all'addiaccio senza cappotto con pochi gradi.
"Sto bene, grazie." Mi volto appena verso di lei e vederla quasi tremare mi fa muovere verso il suo corpo istintivamente. Poso le mani sulle sue braccia muovendole su e giù per scaldarla, ma la sua espressione confusa mi fa arretrare di colpo, come se la realtà mi avesse spinto via.
"Dovresti rientrare o congelerai." "Anche tu." Il suo tono è quasi preoccupato, ma non può essere così, io e lei siamo estranei e le cose devono restare tali.
Sento quasi battere i suoi denti fin da questa distanza che ho tentato di mettere dopo il mio gesto idiota, quindi, vedendo che cocciuta resta immobile ad osservarmi, percorro i pochi passi e afferro la maniglia della porta dietro di lei. Non se lo fa ripetere e subito si fionda all'interno del Club. " Non puoi restare qui." Le mie parole sono lame per il sottoscritto, ma data la sua espressione sofferente, forse lo sono anche per lei, ma per motivi totalmente diversi.
"È per i quattro bicchieri rotti? Te li ripagherò." "Quattro? Io ne ho contati solo tre." Faccio mente locale delle volte durante la serata in cui l'ho vista combinare guai, ma il suo sguardo colpevole mi dice che me ne sia perso uno. "Fanculo i bicchieri, non è per questo." Scuoto la testa. "Ho bisogno di questo lavoro." Un grosso sospiro fuoriesce dalle mie labbra al suono di queste parole, perché non posso non aiutarla se ha bisogno di me. "Domani vieni prima e porta i tuoi documenti." Mi pento subito di aver ceduto.
Tutto questo sarà la nostra condanna e ancora una volta sarò io il responsabile.
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