Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
Non perdo i suoi occhi neanche per un momento, temo possa dissolversi nell'aria, come fumo. In alcuni istanti tutto questo mi sembra solo uno dei mille sogni fatti in questi anni, dove potevo riaverla solo ad occhi chiusi, invece è davvero qui. Posso gustare il suo sapore, posso leccare la sua pelle, posso stringerla contro il mio corpo, sento i suoi mugulii, le sue unghie graffiare la mia schiena. Essere dentro di lei, ancora, vederla raggiungere l'apice del piacere per merito mio, respirare l'uno dalla bocca dell'altro, mi riporta alla vita. Siamo due corpi e un'anima, un solo cuore, creato da due pezzi rotti che combaciano perfettamente.
I gemiti di piacere che risuonano nella stanza sembrano una canzone, soprattutto quando le mie spinte si fanno sempre più veloci. Le note stonate del pianoforte che premiamo, senza volerlo, accompagnano il suono incalzante dei battiti dei nostri cuori. Imprimerò questa melodia sotto pelle.
La vedo perdere il controllo e raggiungere il piacere, esco immediatamente dal suo corpo e riverso il mio seme sulla prima cosa che sono riuscito ad afferrare e portare sulle mie parti intime, ovvero, la tovaglia del tavolo accanto a noi, che getterò subito nell'immondizia. Mi rialzo i pantaloni e voltandomi verso di lei trovo il suo volto coperto dalle mani.
"Iris." Il suo nome fuoriesce in modo così flebile e spaventato, dalla mia gola. "Non avremmo dovuto senza una protezione, non abbiamo imparato nulla dagli errori del passato." Sposta le dita verso i lembi della camicia e si copre il seno, scende con qualche difficoltà dal pianoforte e va alla ricerca dei pantaloni, che infila con movimenti incerti. Sta tremando.
Afferro le braccia minute e cerco i suoi occhi invano, la sua testa resta china. "Io ti amo, ragazzina, niente potrà cambiare questo e, non rifarei mai l'errore di abbandonarti ancora." Si ritrae cercando di sfuggire, non solo alla mia presa, ma anche a ciò che ci lega. "È molto più semplice far vincere la paura, smettere di lottare, lo so perché l'ho fatto quel maledetto giorno." Finalmente le iridi cioccolato sono puntate su di me. "Un solo minuto ho ceduto e ho mandato a puttane tutta la mia vita, perdendoti." Con stizza afferro il mio maglione, lo indosso con foga.
"Vuoi correre via? Fallo." Indico col capo la porta del Club. "Tu, hai sofferto per aver affrontato il tuo inferno personale, l'amnesia, ora la verità, i tradimenti, ma io, ho affrontato il mio e non ne sono ancora fuori, non posso salvarmi, perché il mio inferno è la tua assenza." Senza volerlo quasi ringhio queste ultime parole.
"Tu non puoi ricordare cosa eravamo, quanto ci amavamo, ma dovresti capire che è stato qualcosa di epico visto che, il seme di quell'amore, è riuscito a mettere radici forti che sono state in grado di non venir spazzate via." I miei pugni sono stretti, le nocche bianche per la troppa pressione, la frustazione di non riuscire a darle abbastanza motivi per restare fa nascere rabbia. Poi una sola domanda, devo sapere. "Cosa provi per me? Dillo!" Tentenna.
Forse sono stato rude, avrei dovuto chiederglielo con più dolcezza, ma averla qui, aver fatto l'amore e vederla ancora una volta scomparire, mi lacera l'anima. "Io...io credo di...io sono..." Devo proteggermi in qualche modo, devo salvare quel che resta della mia essenza, almeno per sopravvivere. "Ragazzina, devi vincere queste paure, io sarò qui a farti riacquistare la fiducia in me, in noi, giorno dopo giorno, lo farò amandoti e standoti accanto, ma devi essere tu a dare un'occasione a questo amore."
Gelido, distaccato, non faccio trasparire alcuna emozione, questo è ciò che mi ha salvato in questi anni. Una maschera, certo, ma la indosso benissimo, ormai. Vado verso il mio ufficio e chiudo alle mie spalle la porta, innalzo un muro, non lo faccio per evitare che lei possa raggiungermi, ma bensì per non permette a me di tornare indietro. Non adesso.
Sento la porta del Club chiudersi e serrò la mandibola. Lei è andata via, spero solo di sopravvivere se non dovesse più tornare da me.
Iris
Uscita dal Last Soul sono andata dritta lungo il Manhattan bridge, è sera e illuminato è bellissimo, proprio come nei miei sogni ricorrenti. Ha ragione Brian quando dice che il nostro amore è stato in grado di non morire, di combattere, di radicarsi nel profondo della mia anima e riportarmi in qualche modo da lui. Non succede tutti i giorni di perdere la memoria, come non succede tutti i giorni che il tuo cuore tenti in ogni modo di condurti fra le braccia dell'amore della tua vita, pur non ricordarti chi sia. Non posso ignorare ciò che sento, non posso perdere di nuovo tutto per la paura di essere ancora delusa.
Mi siedo lungo l'East River, su una panchina, la sensazione di essere già stata in questo posto è forte. Come quando ero fra le sue braccia, ho riconosciuto le sue mani sulla mia pelle, magari sono solo una sciocca ma solo quando era dentro di me mi sentivo integra. Io so cosa provo, ma dirlo a lui mi fa paura, darci speranza, crederci, mi fa paura, soffrire ancora, mi fa paura. Eppure, una parte di me, fin dal primo istante in cui ho sentito la sua voce, incrociato i suoi occhi, ho percepito un legame. Nel corso del tempo, nonostante mi tenesse lontana, percepivo in me la voglia di conoscerlo, ed io mi sentivo stupidamente bene quando invece passavamo del tempo insieme. Ora so perché, lo amato, l'ho sempre amato, il mio cuore non ha mai smesso di farlo.
"Ehy, che ci fai qui da sola a quest'ora?" Alzo la testa e trovo un paio di occhi che come due fari illuminano la notte. "Ciao, Aiden." Solo in quel momento mi rendo conto di quanto possa essere tardi. Guardo l'ora e sono quasi le dieci di sera. "Non credevo fosse così tardi." Ho passato diverse ore su questa panchina, persa nei miei pensieri, nelle mie paure.
"Che succede?" Si siede accanto a me. "Hai mai la sensazione di essere sull'orlo del precipizio? Rischi di cadere, tendi la mano per aggrapparti a qualcosa, qualcosa che sai in cuor tuo possa essere la tua ancora di salvezza, ma hai così paura di sbagliarti che..."
"Eppure, finirai per cadere nel vuoto, cadere e cadere, se perdi un amore come il vostro."
Aiden mi interrompe, i suoi occhi di ghiaccio sembrano trafiggere i miei timori.
"Io ho perso il mio, ma non ho potuto scegliere, tu sì." Leggo dolore nei suoi occhi, vorrei chiedergli di chi parla ma non ne ho il coraggio vedendo la sua espressione. "Sì, è morta, incidente d'auto, un ubriaco le ha tagliato la strada ad un semaforo." Le sue parole mi sconvolgono, porto istintivamente una mano a coprire la bocca. " Eravate diventate amiche, io e Susanne stavamo insieme da prima che tu e Brian vi conosceste." Il suo sguardo è rivolto verso il ponte illuminato, ma sono certa che sia perso in qualche ricordo. "Io non mi ricordo di lei, ma mi dispiace tantissimo." L'angolo destro delle sue labbra sottili si incurva verso l'alto, il suo sguardo è fugace. " Vedi, Iris, io e Brian siamo amici da tutta la vita, ma quando tu eri in quel letto d'ospedale, lui era distrutto, ed io capivo bene il suo dolore, ci siamo avvicinati di più." Sposta il busto in avanti e poggia i gomiti sulle ginocchia, unisce le mani incrociando le dita. "Quando ti sei svegliata e non ti ricordavi di lui, quando poi ha preso la decisione di rinunciare a te per darti la possibilità di una nuova vita, a causa dei sensi di colpa." Scuote la testa con dissenso. "È stato un morto che camminava per un lungo periodo, andava avanti solo perché sapeva che tu eri viva." Nasconde il volto fra le mani, poi si volta verso di me. "Sai quante volte avrei voluto avere la stessa opportunità che avete voi? Non posso credere che state rinunciando a questo miracolo." Si alza e va via, ed io, ho solo una frase che risuona nella mia testa.
Ho sbagliato tutto.
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