capitolo 32 - Brian

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Brian

Respiro a pieni polmoni il profumo che i suoi capelli emanano, è proprio quello che ricordavo, che ho respirato tutte le notti per mesi, che ho cercato ogni sera per anni, senza trovarlo più sul cuscino.
Il mio corpo, stretto al suo, ritrova il proprio posto in questa vita, perché lei era casa per me, era la ragione che mi faceva alzare al mattino, che mi dava la spinta per essere migliore, che mi dava il motivo per sorridere.

Perdendola ho perso me stesso, eppure è stata solo colpa mia.
Ho meritato l'inferno che mi ha inghiottito, ma ancora una volta, per quanto io non ne sia degno, lei è tornata a salvarmi, inconsapevolmente, nonostante io l'abbia annientata.

Giuro che non la perderò ancora, giuro che combatterò per far sì che mi perdoni, che mi ami, che ritrovi ciò che eravamo.

Rubo questo abbraccio, sono grato di poterlo prolungare, felice che lei non si tiri indietro e mi illudo di sentirla tremare fra le mie braccia.
Trovarla qui è stata una sorpresa e quasi non credevo ai miei occhi quando ho incontrato i suoi.
Mi allontano dal calore del suo corpo, troppo presto, contro la mia volontà, e sento già il freddo che ha caratterizzato ogni singolo giorno in cui le sono stato lontano.
Le iridi nocciola si incastrano alle mie azzurre e il cuore vibra, solo lei è in grado di regalarmi quel battito che ti fa sentire vivo.

Vorrei gettarmi su quelle labbra carnose, tinte di una tonalità leggera, vorrei rovinarle il rossetto, vederla stordita ed eccitata a causa dei miei baci, proprio come un tempo.

I pantaloni iniziano ad essere troppo stretti e mi muovo a disagio, poso la bottiglia che le ho strappato dalle mani e sorrido.
"Cosa volevi fare?"
" Credevo fossi un ladro."
Si stringe nelle spalle timida.
I suoi occhi poi ad un tratto si posano sul piccolo albero di Natale di pochi centimetri, messo sul bancone, tutta opera di Sally, come l'anno scorso.
" Qui dentro c'è un grande spirito natalizio, noto."
Indica il locale, ed in effetti è da un paio d'anni che non addobbiamo il Club per le feste, in un momento d'ira, il primo natale senza di lei, ho distrutto tutto.

"È un peccato, sarebbe molto carino questo posto con un tocco di colore e un albero più grande rispetto a questo di soli trenta centimetri."
Guarda con sospetto i nomi scritti sui piccoli cartoncini circolari che adornano l'alberello, in cima Sally ha messo il mio,  subito dopo il suo, ed infine il resto dei ragazzi, ma non c'è quello di Iris.

"Vieni, voglio farti vedere una cosa."
Afferro la sua mano e saliamo le scale, apro la porta del piccolo appartamento, le faccio cenno col capo verso la scaletta retraibile, facendo salire prima lei.
"Wow, ma è incredibile."
Iris si guarda intorno, per poi portare il naso all'insù, i suoi occhi si spalancano e le labbra formano una perfetta O, lo stupore riempie i suoi occhi.
Resta imbambolata per minuti infiniti a guardare il cielo attraverso il vetro, io, resto a fissare lei.

"Ma come hai fatto? Quando? Sono stata via solo quattro giorni."
Gironzola per il tetto sbirciando la città.
"Già mi vedo sull'amaca, con il mio plaid enorme e caldo a godermi tutto questo."
Spero di essere incluso presto anche io in questo quadro e, per quanto vorrei dirlo ad alta voce, per ora tengo questo pensiero per me.

"Perché lo hai fatto?"
Mi osserva guardinga.
Ho fatto installare questa struttura costituita di vetri scorrevoli, non solo le quattro pareti, ma anche il soffitto, così, proprio come un tempo, potrà godersi le stelle, ma ora potrà farlo indipendentemente dalle temperature.
" Hai detto che volevi sfruttare questo posto per osservare il cielo ogni notte, anche d'inverno, ora è possibile."
È palese la sorpresa che trabocca sul suo bel viso.
"Buon Natale, ragazzina."
Lo sconcerto lascia posto a qualcos'altro, i suoi passi si fanno più vicini e quando è ad soffio da me, si alza in punta di piedi e avvolge le braccia esili al mio collo.
Di certo non me lo faccio ripetere due volte e la stringo a mia volta, approfittandomi della situazione, bastardo come sono.

Egoista, non lo sono mai stato, tranne che quella notte, preoccupandomi più di me che di lei, concentrandomi sulle mie paure, lasciandola sola.
Facendo l'errore più grande della mia vita.
Ora, vorrei essere ancora egoista per aver la possibilità di rientrare nella sua vita, senza svelarle ciò che ci univa, ma soprattutto ciò che ci ha separato.
Ma so che devo dirle tutto.
Voglio solo carpire questi attimi e goderli prima della mia disfatta.

Scioglie l'abbraccio e purtroppo devo farlo anche io, ma proprio come me, anche lei resta a pochissimi centimetri dal mio corpo, occhi negli occhi e vorrei affogarci dentro, potrei farlo.
Stringo i pugni per tentare di contenere l'irrefrenabile bisogno di annientare questa distanza, mi basterebbe un piccolo movimento.
Per lei è diverso, non ricorda ciò che siamo stati, non sente ancora addosso la mia pelle se chiude gli occhi, non immagina ogni notte il mio sapore, non ha un buco nel petto sentendosi incompleta senza di me.

Il calore del suo respiro mi solletica il viso e stringo la mascella tentando di fare un respiro profondo, ma accidenti, il suo profumo entra nelle narici annientando il mio raziocinio.
Non dovrei, cazzo, non dovrei baciarla, non prima che riacquisti la memoria, non prima di averle raccontato cosa ci legava.

I suoi occhioni espressivi, così grandi e così vicini, sembrano riuscire ad ipnotizzarmi, riesco a specchiarmici dentro, riesco a ritrovare il vecchio me lì dentro.
Non ho idea di dove sia finito quel ragazzo pieno di vita, pieno di sogni, col sorriso sulle labbra, è sparito insieme a lei quella notte maledetta.
Ma lei è qui ora, ad un soffio, ad un solo passo, ed io ho bisogno di un battito ancora.

Il raziocinio combatte contro quel maledetto muscolo che palpita nella mia gabbia toracica, si scontrano, nessuno dei due ha intenzione di arrendersi, ma non è mai stato un combattimento ad armi pari.

Fanculo tutto.
Le mie labbra sono finalmente sulle sue.

Sono spacciato.
É irrilevante se è colpa del suo profumo che stordisce i miei sensi, non importa se il suo sapore è sempre stata la mia droga preferita, è futile credere di riuscire a non anelare la sua pelle sulla mia.

L'esplosione che si innesca nel mio petto riesce a raggiungere ogni cellula che compone il mio corpo, raggiunge ogni neurone del mio cervello, ogni organo che mi fa vivere.

Mi sembra di ritornare a casa dopo un tempo infinito passato a girovagare senza meta, passato a sanguinare con squarci nel petto non curandomi di proteggere gli ultimi brandelli del mio cuore.
Lei è l'unica cura.

Le emozioni mi scaraventano al suolo con prepotenza e senza compassione, perché non può esserci pietà per un diavolo come me, e proprio sotto questa veste sto imbrattando con il mio tocco marcio un'anima pura come la sua.
Sono disposto a finire nel peggiore girone dell'inferno pur di catturare un barlume della sua luce abbagliante, una fievole speranza di redenzione, un battito ancora.

Sono disposto a finire nel peggiore girone dell'inferno pur di catturare un barlume della sua luce abbagliante, una fievole speranza di redenzione, un battito ancora

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