capitolo 37 - Brian

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Brian

Con le braccia incrociate dietro la testa, steso su questo logoro e vecchio divano nel mio piccolo ufficio, aspetto che Iris torni.
Ho provato a chiamarla tante volte, ma il telefono è staccato.
Sono diverse ore che è fuori e vorrei tanto sapere dove si sia cacciata quella ragazza.

Oltre ai colleghi che lavorano qui, per quanto ne sappia conosce solo Sofy, Chloe, Andrea e sua sorella, ma questi ultimi tre sono in Italia.
Probabilmente sarà con la sua amica esuberante.

Ripenso alla conversazione avuta con Sally e mi sento uno sciocco, non mi sembra di averla mai illusa, nonostante siamo finiti a letto un paio di volte, ma solo per colmare un vuoto entrambi.
Le mie azioni sono sempre state precedute da verità, non ho mai preso in giro nessuna donna per riuscire a portarmela a letto, di certo non lo avrei mai fatto con un'amica.
Lei sa che il mio cuore appartiene solo ad Iris, lo ha sempre saputo, ha vissuto insieme a me la perdita che ho provato, ha percepito tutto il dolore che mi consumava e ha visto la voragine che ha lasciato questo amore.
Non voglio far soffrire o compromettere il rapporto, privato e lavorativo, fra noi, ma Sally dovrà farsi passare questa stupida infatuazione che ha, per il bene di tutti.

Mi alzo stropicciandomi il viso stanco, i mille discorsi che nell'attesa mi sono ripetuto in testa vorticano ancora nella mente, nonostante abbia avuto tutte queste ore per riflettere sono ancora impantanato.
Non è facile confessare alla donna che ami e che non si ricorda di te, che un tempo eri l'uomo della sua vita, almeno è ciò che credeva.
Non è semplice rivelarle che hai rovinato la vita di entrambi, soprattutto la sua, e che sei la causa di ogni suo male, ma devo farlo.

Il telefono squilla e lo afferro con foga dalla tasca dei jeans con la speranza che sia lei, speranza che va in fumo nel momento in cui mi rendo conto che è Thomas, sospirando rispondo subito.
"Amico, ma che fine hai fatto? Avevamo un appuntamento per vedere la partita al pub."
Mi ero completamente dimenticato di questo impegno preso giorni prima.
"Mi dispiace Thomas, sono al Club, sto aspettando Iris, ho deciso di raccontarle tutto."
Il silenzio, riempito solo dal vociferare della gente intorno a lui mi fa capire che è ancora in linea, ma poi si decide a parlare.
"Cavolo, ehm, non so cosa dire, solo buona fortuna e sono orgoglioso di te."
Sto per ringraziarlo quando noto, guardando attraverso la piccola finestra, una Porsche blu acceso, purtroppo so perfettamente a chi appartiene quell'auto costosa.
Il mio amico, dall'altra parte del telefono mi richiama, ma non riesco a rispondere, non riesco neanche a formulare una frase di senso compiuto o un pensiero logico che non sia quello del mio pugno che si scontra con il naso di quel deficiente.
Lo sportello del passeggero si apre e purtroppo non è un'allucinazione, è proprio Iris la ragazza che scende da quella maledetta macchina.

"Figlio di puttana, io lo ammazzo se l'ha sfiorata o le ha raccontato qualcosa."
Urlo contro questo vetro, stritolando il cellulare, ancora stretto nella mano e con la voce del mio amico che mi richiama incessante.
Con lunghe falcate mi dirigo verso l'ingresso, ma appena apro la porta, i miei occhi si sgranano per poi chiudersi.
Istintivamente strizzo le palpebre, come se volessi in qualche modo proteggermi da ciò che sta succedendo, come se rinnegassi una realtà crudele, uno dei miei peggiori incubi.

Joshua che bacia Iris.

Non sta capitando davvero, ho bisogno che qualcuno mi dica che non sta capitando davvero.

Ma purtroppo, riaprendo gli occhi, lo scenario è lo stesso di poc'anzi, le loro labbra sono incollate.
La rabbia cieca che mi travolge annebbia la mia mente e divora ogni logica.
"Allontanati da lei."
Ringhio di getto andando verso di loro che mi guardano, lui, soddisfatto e con un sorrisetto strafottente, lei, abbassa subito dopo lo sguardo.

Afferro fra le dita il cappotto di Joshua, sicuramente di puro cashmere, probabilmente Armani, il suo viso continua ad avere stampato quel sorriso gongolante, nonostante il mio sia rabbioso e a pochi centimetri dal suo.
"Non voglio più vederti accanto a lei."
Urlo in faccia e lui non fa il minimo sforzo per liberarsi dalla mia presa.
"Lascialo, Brian, sei impazzito?"
Le piccole mani di Iris tentano di strattonare il mio braccio, con scarsi risultati, la mia mente è troppo annebbiata per riuscire a darle retta.
"Vecchio mio, lei è la mia ragazza, tu chi sei per pretendere che le stia lontano?"
Non so dove getto il cellulare, so solo che adesso, entrambe le mani stringono il colletto del suo giaccone.
Sollevo questo coglione due centimetri da terra, il veleno dell'ira scorre nelle mie vene, non bado alle urla della donna al mio fianco.
"Brian, smettila."

Un SUV scuro si ferma a pochi metri da noi, lei corre verso Thomas, che esce dall'auto, chiedendogli di fermarmi, ma la mia attenzione è per l'omuncolo che ho fra le mani.
"Caro Brian, ti ha dimenticato, invece sono sicuro che non dimenticherà facilmente l'orgasmo che le ho dato poche ore fa, sul divano di casa mia."
Bastano queste parole per mandarmi alla deriva e farmi scivolare negli abissi.
La ragione è completamente persa.

Lo scaglio contro la sua auto e il mio pugno colpisce il suo naso, producendo un rumore sordo, è il suono di un osso che si spezza.
Iris, arrivata a due passi da noi, porta entrambe le mani davanti la sua bocca, mentre quel coglione bugiardo urla a causa del dolore.
Thomas si frappone tra noi, ma non ho intenzione di colpirlo ulteriormente, sono soddisfatto della lezione che gli ho dato.
"Dobbiamo andare in ospedale."
La donna che amo è china su Joshua che, piegato su sé stesso, inizia a sanguinare dal naso.

"Iris, non è vero ciò che mi ha detto, non hai fatto sesso con lui, non hai scelto lui."
I miei occhi cercano disperatamente i suoi, purtroppo vi leggo sensi di colpa, ma non voglio credere che sia così.
Attendo che mi dica che Joshua ha solo mentito, bramo un qualunque cenno, una parola, un impercettibile movimento del suo capo mi basterebbe, ma non arriva, non dice nulla, non mi regala nemmeno un gesto.
Precipito nel buco nero della coscienza, annego dentro immagini di loro due insieme, affogando nella consapevolezza di averla persa, ma soprattutto, che sia sua.

Istintivamente faccio uno, due, tre passi indietro, come se volessi allontanarmi da questa realtà che mi soffoca.
Non riesco a distogliere lo sguardo dai suoni occhi, che sembrano rispecchiare il mio stesso stato d'animo.

Terrore che tutto questo stia accadendo davvero.

Mi libero dalla stretta del mio amico e mi bastano due falcate per riuscire ad afferrarla, le mani si stringono intorno alle sue braccia e urlo silenziosamente la paura di perderla ancora e il bisogno di amarla.
"Ricordati di noi."
Sussurro, sperando di risvegliare in lei quell'amore che, sono certo, sia intrappolato da qualche parte.
Lo so che non siamo nelle favole, lo so che la vita non è a lieto fine, di certo non la mia, dove ho sempre rovinato tutto ciò che riuscivo ad ottenere di bello, principalmente l'amore smisurato, passionale, puro, che ho provato solo con lei, solo grazie a lei.

La speranza, però, in fondo è l'ultima a deporre le armi e innalzare la bandiera bianca della sconfitta.
La bacio.
Appassionatamente, disperatamente, con tutto l'amore che riesca un uomo a provare, sperando che, come nelle fiabe, lei si risvegli e torni da me.

Appassionatamente, disperatamente, con tutto l'amore che riesca un uomo a provare, sperando che, come nelle fiabe, lei si risvegli e torni da me

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