capitolo 41 - Brian

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Brian

Apro gli occhi, infastidito dalla troppa luce, mi fa male ogni centimetro del mio corpo, ma non appena abbasso lo sguardo, lei è fra le mie braccia che dorme

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Apro gli occhi, infastidito dalla troppa luce, mi fa male ogni centimetro del mio corpo, ma non appena abbasso lo sguardo, lei è fra le mie braccia che dorme.
I suoi capelli castani sparpagliati sulla mia spalla, l'orecchio posto sul cuore, le labbra semi aperte, un'espressione serena.
Un tuffo nel passato.
Mi sembra di rivivere le notti d'estate dove, proprio come ieri sera, passavamo le serate fra musica e stelle, per poi addormentarci stretti su questo tetto, godendoci al risveglio i colori dell'alba.
Ieri sera non ho avuto il coraggio di dirle la verità, da gran vigliacco ho ceduto, preferendo poterla stringere almeno un'ultima volta fra le mie braccia, vivendo l'illusione di un passato che ho rovinato, ho distrutto.

La sola cosa che non vorrei è rivedere quello sguardo di delusione e odio che mi ha rivolto quella notte, e che mi tormenta nei miei incubi.
Ma so che, non appena le rivelerò chi sono, la perderò ancora.

Poso un bacio sulla sua testa e il profumo di pesca del suo shampoo mi inebria, accarezzo i lunghi e morbidi capelli cercando di catturare ogni dettaglio.
Soffro nel sapere che rovinerò ancora tutto, che la distruggerò ancora, distruggerò entrambi.
Anche se non ricorda me, noi, il suo cuore ricorda il sentimento che ci univa, qualcosa di troppo vero e forte per dimenticarlo davvero.
L'incidente ha cancellato la sua memoria, ma non è riuscito ad estirpare fino all'ultimo seme del nostro amore.
Nemmeno le mie azioni lo hanno fatto e confido che quando saprà la verità, quel piccolo seme continui a resistere, riportandola da me, dandole la forza di perdonarmi.

Il mio braccio la cinge più forte quando si lamenta nel sonno con mugulii soffocati e un'espressione sempre più sofferente ogni secondo che passa, ciò che mi fa preoccupare è la lacrima che cade sulla guancia.
"Iris, svegliati."
Accarezzo il suo braccio cercando di non essere brusco, ma voglio solo strapparla via dall'incubo che la sta torturando.
Devo richiamarla altre due volte per riuscire nel mio intento e mi si spezza il cuore quando spalanca gli occhi, spaventata.
Si guarda intorno e le sue dita stringono con forza la mia felpa, il respiro è accelerato e il suo movimento brusco fa muovere l'amaca.
"Iris, è solo un brutto sogno, calmati, ci sono io con te."
Accarezzo i suoi capelli sul campo e riporto il suo viso sul mio petto, impiega qualche minuto per riuscire a calmarsi, ma quando lo fa sono io ad agitarmi.
"Vuoi raccontarmi cosa hai sognato?"
"L'incidente."
Una pugnalata dritta al petto.

Anche se lei, per miracolo, dovesse riuscire a perdonarmi, io, riuscirei allo stesso modo a farlo?

"Lo sogno spesso, sempre lo stesso scenario, la macchina ribaltata, il buio, le luci della radio accesa, la pioggia e lui."
La mia mano resta sospesa a mezz'aria, la paura di ciò che potrebbe dire mi immobilizza.
"C'è un uomo che corre verso di me, urlando il mio nome, e non sono mai stata in grado di dargli un volto, fino a questo momento."
Il mio pomo d'Adamo si sposta su e giù, persino i polmoni si riutano di funzionare in questo momento e credo che anche il sangue nelle vene non scorra più.
"Ma è assurdo, la mia testa deve essere davvero rotta e confusa, ho mischiato un po' le cose perché scioccamente ho dato il tuo volto all'uomo del mistero."

È questo l'istante in cui dovrei dirle tutto, dovrei raccontarle la verità e dirle sì, ero io, quegli attimi tormentano i tuoi sogni, ma tormentano anche me, però non ho bisogno di chiudere gli occhi per rivivere i momenti più brutti della mia vita.

"Lui mi ha salvata quella notte, tu lo stai facendo adesso."
Finisco in mille pezzi, disintegrato da parole che dovrebbero darmi una speranza, la forza di combattere, invece mi schiacciano sotto tonnellate di colpe.
"Iris, io..."
Mi scosto delicatamente da lei, alla ricerca di coraggio e se continuassi a tenerla fra le braccia, non parlerei.
I piedi, non appena toccano terra sembra vogliano portarmi altrove, tutto pur di non affrontare la mia sconfitta.

"Lo so, ti sto spaventando e non preoccuparti, non sto dicendo di essere innamorata di te, tranquillo, voglio solo dire che mi fai provare qualcosa che non capisco, ma che mi fa sentire nel posto giusto, intera."
Mi volto appena verso la donna che amo e notare come sia imbarazzata mi fa venir voglia di ritornare su quell'amaca.
"Non mi sono sentita intera da quando mi sono risvegliata in ospedale."
L'istinto di correre via, raggiungere un bagno e vomitare, data la nausea, è davvero forte da combattere, ma in questo preciso istante mi faccio schifo per essere stato la causa di ogni suo male.
Mi volto e resto di spalle, non ho il coraggio di vedere i suoi occhi, non sono degno di vedere i suoi occhi.
"Devo farti delle confessioni che cambieranno totalmente il nostro rapporto e le nostre vite."
Schiudo più volte le labbra e altrettante volte le richiudo, vigliaccamente.
Un respiro, due, non sarò mai pronto quindi inizio e basta.
"Ti ho nascosto alcune cose, ma volevo solo proteggerti da me, da quello che avresti scoperto, pur sbagliando, ma in buona fede."

"Non ci posso credere."
La sua voce mi scuote e mi fa venire i brividi al contempo, ha capito tutto.
Sto per chiederle perdono, ma nel voltarmi la trovo con i piedi sul pavimento e gli occhi fissi sul suo telefono.
"Mio fratello è qui, devo andare, ti dispiace se parliamo un'altra volta?"
Le sue iridi mi fanno tremare quando si alza e si avvicina a me.
"Ti ho spaventato rivelandoti cosa inizio a provare, ho rovinato tutto e corso troppo, mi dispiace, non mi aspetto da te..."
Abbassa lo sguardo, ma mentre tenta di minimizzare ciò che sente, non rendendosi conto che lei è già scolpita sulle pareti del mio cuore, la interrompo portando due dita sotto il suo mento e ricongiungendo i nostri occhi.
"Iris, puoi avere dubbi su qualunque cosa, ma credimi se ti dico che senza di te nella mia vita mi crollerebbe il cielo addosso."

Le mie labbra, non so come, finiscono sulle sue, in modo leggero, lento, come se avessi solo bisogno di questo tocco per ricordare al mio cuore come si fa a creare un battito.

Nonostante interrompi questo contatto, lei resta lì ad occhi chiusi, la oltrepasso e mi avvio verso la botola diretto ad affrontare un'altra complicazione, suo fratello.
La mia paura è che sia qui per rivelarle la verità e non posso permettere che accada prima che sia io a farlo.

"Brian."
Proprio mentre sto per scendere il primo gradino della scaletta, lei mi richiama portandomi a sollevare il volto, vederla avvolta dalla luce del sole che illumina la sua figura, i suoi occhi, mi fa perdere il respiro.
"Tutto questo è impossibile vero? Voglio dire, quello che si sta creando, quello che sta nascendo, all'improvviso, è incomprensibile, ma non lo sto solo immaginando, vero?"
Vorrei urlarle che la amo, come il primo giorno, senza via d'uscita, e lo farò per sempre, vorrei correre da lei liberare il labbro intrappolato fra i denti e consumarlo con i miei baci, per poi fondere il suo corpo e il mio in un unico essere.
Ma devo prima dirle la verità.

"Ricorda sempre, l'impossibile siamo noi, ragazzina."

Le sorrido e continuo il mio cammino con la consapevolezza che il momento della verità è solo rimandato.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora