capitolo 4 - Iris

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Iris

I miei piani andarono a farsi benedire da subito.

Arrivai a New York per ripartire dopo sole due ore, e non fu facile dato l'afflusso di gente che bloccò letteralmente il traffico riversandosi in strada.
Quello stesso giorno ricevetti un messaggio dal marito di Kate, lei era stata ricoverata per un malore, ripartii con il primo treno disponibile per Boston, perché ero seriamente preoccupata per lei e la bambina.
Nel frattempo mi stabilii a casa sua per aiutarla, i due mesi e mezzo successivi furono caotici, e in tutto questo, nacque la piccola Alycia, facendomi diventare zia.

Il cuore, tutt'ora, mi scoppia di gioia ogni volta che riguardo la foto di quella creaturina.

Fu un bene questa deviazione dei miei piani anche perché, un giorno qualunque, mio fratello si presentò alla porta di Kate senza preavviso, obbligato dai nostri genitori, per assicurarsi che io stessi bene e fossi convinta della scelta fatta.
Ma sono invece sicura che il suo intento, o meglio quello dei miei genitori, era di accertarsi che io non avessi scoperto qualcosa del mio passato o delle loro omissioni.

Ora sono finalmente a New York, da quasi due mesi e non sono riuscita a scoprire niente del passato che mi è stato strappato ingiustamente, c'è da dire che non sapevo, e ancora non so, da dove iniziare per cercare indizi.
L'entusiasmo delle prime settimane è svanito presto, a dirla tutta, ho quasi perso le speranze, nonostante Kate mi dica di non mollare, di cercare gli occhi che vedo nei miei sogni, magari iniziando a lavorare in quelche pub o locale molto frequentato.

In realtà sono ferma al punto di partenza, l'unica cosa che so è che sono nel posto giusto e non posso arrendermi.

Passeggio fra le strade di questa città, e la speranza che qualche dettaglio, un volto, possa risvegliare ancora la mia memoria, è sempre viva dentro di me.
Ricordo ancora i primi giorni nella grande mela.

Flashback

Il taxi mi porta all'indirizzo che gli ho fornito, seguendo il consiglio di Kate, ho cercato un piccolo appartamento nelle vicinanze del ponte che continuavo a sognare, sperando che si tratti proprio di quello di Brooklyn.
Osservo nel frattempo, attraverso il finestrino, questa meravigliosa e caotica città, la marea di persone che la popola, i giganteschi tabelloni pubblicitari, e mi sento nel posto giusto.
L'auto si ferma e con entusiasmo scendo davanti un palazzo grigio, è qui che ho trovato on line il mio alloggio, ad un prezzo accessibile alle mie possibilità, è stato proprio quello a conquistarmi, e sono entusiasta della fortuna che ho avuto.

Purtroppo, la prima sorpresa che ho, è quella di rendermi conto che si tratta di un palazzo senza ascensore e dovrò trascinare la mia enorme valigia per quattro piani.
Con il rischio di dover chiamare il 911, arrivo alla porta della mia casetta, seguo le istruzioni datemi dal padrone di casa via mail e busso alla mia nuova vicina che mi fornirà la copia delle chiavi di casa.
Una adorabile vecchietta mi apre e osserva da capo a piedi, ma giurerei di vedere una smorfia sul suo volto rugoso.
"Salve, sono Iris, sarò la sua nuova vicina...".
La donna mi porge le chiavi senza lasciarmi continuare le presentazioni e non appena le afferro, chiude la porta contro il mio naso.

"Forse non è poi così adorabile."
Mi lascio sfuggire, infilando la chiave nella serratura e aprendo la porta del mio appartamento.
Il sorriso che avevo dipinto in volto svanisce nel vedere lo scenario che ho davanti, ovvero, un monolocale di soli pochissimi metri quadri con il letto su un basso soppalco e un piccolo mobiletto di quattro cassetti accanto.
Guardo meglio la stanza che mi circonda, non ci sono finestre, solo un minuscolo tavolo e di fronte un piccolo divanetto, e se quel metro di mobile provvisto di lavandino e piano cottura con due fornelli, può reputarsi una cucina, io sono la regina Elisabetta di Inghilterra.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora