capitolo 58 - Brian

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Brian 

Coney Island.

E' qui che l'ho portata con la speranza di farle rivivere alcuni momenti importanti della nostra storia.

"Che ci facciamo qui?"

Le sorrido semplicemente, parcheggio e scendo dall'auto, lei fa lo stesso guardandosi intorno.

"Ti va di passeggiare?"

Chiedo camminando già verso la spiaggia dorata davanti a noi.

Tolgo le scarpe e i calzini, la sabbia è molto fredda, ma amo la sensazione che mi regala quando ci affondo i piedi, raggiungo l'oceano e mi fermo a soli pochi centimetri dall'acqua, chiudo gli occhi e inspiro a pieni polmoni, facendo altri due passi e lasciando che l'oceano mi bagni.

"E' gelida, ti ammalerai."

Ridacchio, sapevo che lo avrebbe detto.

"Perché mi hai portata qui?"

Apro gli occhi e le alzo il cappuccio sulla testa, poi noto che lei ha tolto solo le scarpe, le faccio segno di camminare e inizia la nostra passeggiata, non solo su questa spiaggia, ma anche nel viale dei ricordi.

Flashback

Per essere una giornata di fine Luglio c'è molto vento, ma io ne sono felice, questo significa più onde.

Fermo, sulla mia tavola da surf, attendo quella giusta, noto come un altro ragazzo ne rincorre già una, faccio lo stesso, disteso di pancia sulla tavola bianca muovo le braccia nell'acqua fresca, con uno scatto mi alzo in piedi mentre l'onda mi solleva e poi ecco la magia, la cavalco sfrecciando come un fulmine.

E' la sensazione più bella del mondo, mi sento libero e potente in questo momento.

Gli occhi puntano poi verso la spiaggia e mi sembra di riconoscere la figura seduta che mi osserva, perdo ad un tratto l'equilibrio e cado in acqua.

Raggiungo il bagnasciuga con la mia tavola da surf sotto braccio e quando vedo una ragazza correre verso di me, capisco di non essermi sbagliato, è davvero lei.

"Stai bene?"

Iris è visibilmente preoccupata e non mi accorgo nemmeno di sorridere.

"Ehy, ragazzina, le nostre strade si incrociano ancora e per fortuna stavolta non sei armata di caffè."

Lo sguardo ricade alle sue spalle dove il ragazzo che le stava facendo compagnia ci osserva ombroso.

"E' il tuo ragazzo?"

Faccio cenno col capo verso di lui facendola voltare e nel mentre, come un mantra, la mia mente ripete "dì di no".

"Lui è il mio amico Joshua, è il figlio della mia insegnante di disegno, non conosco nessuno in città oltre lui e qualche collega dell'accademia."

L'entusiasmo che sento nascere a causa delle sue parole è sciocca e cerco di celarla come posso.

"Conosci me e mi piacerebbe farti vedere la città, presentare i miei amici, magari insegnarti a surfare, tutto, pur di capire perché io abbia così voglia di passare del tempo insieme a te."

Sposta i capelli castani che per colpa del vento svolazzano sul viso e così facendo posso godermi le sue labbra carnose finire intrappolate fra i denti, purtroppo questo mi provoca pensieri peccaminosi, come uno stupido liceale.

"E' una dichiarazione? Non ti sembra un po' diretta ed affrettata?"

In effetti non mi riconosco, credevo di aver solo pensato l'ultima parte, invece l'ho detta ad alta voce, come un idiota.

Un Battito AncoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora