Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
È pomeriggio, ho trascorso le ultime ore camminando sulla spiaggia, senza meta, senza una direzione, non ho neanche pranzato, sento il bisogno di una faccia amica e so dove andare. Arrivo alla caffetteria di Sofy, gli occhi lucidi e un pessimo stato d'animo. Mi sento una sciocca per aver permesso a quell'idiota di manovrarmi come una marionetta. Non mi importa di Joshua, non ho mai provato nulla per lui, mi sono solo lasciata trasportare dagli eventi, dall'illusione che lui rappresentasse la risposta a tutte le mie domande.
Entro nel locale e l'entusiasmo che adorna il viso della mia amica nel vedermi sarebbe quasi coinvolgente, se non sparisse subito nell'osservarmi meglio. "Cosa ti è successo?" Mi siedo al bancone e non ho nemmeno il tempo di ordinare qualcosa, ci pensa lei per me. Per fortuna ci sono poche persone al momento, altrimenti verrei compatita da tutti, nell'udire il mio racconto e nel vedere il mio stato.
Flashback
Sembra che tutte le certezze che avevo si stiano sgretolando al suono delle sue parole. Mi scosto da lui e stringo forte fra le mani il ciondolo che mi ha dato la forza per affrontare questo viaggio, il coraggio di andare dritta per la mia strada,alla ricerca della mia storia. Un viaggio che mi ha condotto fino a qui. L'incisione su questo ciondolo mi ha sempre fatto sognare un uomo che, chissà dove, stesse soffrendo senza di me, stesse aspettando il mio ritorno.
Quando ho conosciuto finalmente Joshua, che faceva parte della mia vita passata, una vita perduta, ero al settimo cielo, ha dato risposte a molti quesiti. Credevo fosse la risposta anche alla domanda che da mesi urla il mio cuore, invece mi sbagliavo.
"Joshua, io e te non siamo mai stati una coppia, vero?" I suoi occhi vacillano nell'incontrare i miei. "Ma certo, ti ho raccontato il nostro incontro, i nostri pomeriggi insieme..." Cerca di mantenere una compostezza che trabocca incertezza. "Parlami del nostro primo bacio." È una domanda che ho sempre voluto porgli, e lo feci, quando gli chiesi di raccontarmi qualcosa di noi, ma lui si perse in quell'occasione in altri aneddoti. "Eravamo a casa mia, sul divano, dopo aver visto un film, te ne parlai già." Si sta palesemente agitando, alzandosi dal divano e passandosi una mano sulla testa rasata con solo un accenno di capelli scuri. "Quale film, cosa indossavo?" Non sa rispondermi, inizia ad essere contrariato da tutte queste domande. " Senti, Iris, non capisco, credevo che volessi anche tu riprendere la nostra storia da dove l'avevamo lasciata." Torna al mio fianco e stringe le mie mani nelle sue, le iridi scurissime sembrano volermi risucchiare in un buco nero, ma non stavolta. "Certo, eravamo all'inizio, ma quello che stava nascendo era davvero bello." Sfilo le mani dalle sue, lui segue il mio gesto con minuziosa attenzione, in silenzio. "Hai foto di noi due insieme?" " Ma certo." Afferra il suo cellulare e con gesti frenetici sfoglia le varie foto nella galleria e mi porge l'apparecchio. " Mi hai già fatto vedere questa foto." Siamo io e lui seduti a bere un caffè in un bar, ma non c'è nulla che possa far pensare ad un affiatamento, ad intimità fra noi.
É stato così strano vedere la me di un passato che non ricordo, una Iris con una luce negli occhi diversa, con dei capelli rossicci, un sorriso che non riconosco.
"Bhe, se tutto questo è mai esistito davvero, resta il fatto che io sia andata via e tu non mi abbia inseguita." Gli porgo il cellulare e mi alzo dal suo divano, afferro il cappotto, pronta per andare via, pronta per ascoltare unicamente ciò che mi urla il cuore e non quello che la ragione fin'ora mi ha suggerito.
"Mi sono fidata di te, delle tue parole, dei gesti affettuosi che mi riservavi, ma sono stata solo una sciocca." Il rammarico di aver speso del tempo con lui è forte. "Fiorellino, aspetta." Si precipita a bloccare la strada che ho davanti afferrando il mio braccio. "Odio che mi chiami con questo stupido nomignolo, sono certa di averlo sempre odiato, non c'è bisogno che riacquisti la memoria." Infastidita mi libero dalla sua presa sorpassandolo diretta verso la porta. "Ti ho raccontato del perché finì, per una stupida litigata scaturita da gelosie reciproche, non avevo nessun tuo contatto a Providence, altrimenti sarei venuto da te."
Avrei dovuto dare il giusto peso alle mie emozioni, e queste, di certo, non mi spingevano verso di lui.
" Ora vai da Brian, vero?" Inizia ad urlarmi dietro mentre mi raggiunge. Lo guardo smarrita, chiedendomi per l'ennesima volta del perché questo astio, se le parole di Thomas abbiano fondamenta. "Che cosa è successo fra di voi? Si può sapere una buona volta?" La mascella serrata e i pugni chiusi mi danno la giusta spinta per continuare. "È per una ragazza? Chi?" La sua risata amara conferma la confessione di Thomas. "Davvero non lo sai?" Nuove domande senza risposta si accumulano nella mia testa, facendomi chiedere perché e come possa essere io la donna in questione se Brian è entrato a far parte della mia vita solo poche settimane fa. L'unica spiegazione logica è non c'entro io in questo gioco di potere fra loro.
"È per questo che gli hai detto che abbiamo fatto sesso? Per la tua stupida gelosia?" Urlo con rancore al ragazzo che mi guarda senza un minimo di rimpianto. "Noi due non stiamo insieme e non avevi nessun diritto di raccontare al mondo ciò che era successo fra noi, ma soprattutto, non hai nessun diritto su di me." Apro la porta d'ingresso con furia e vado via, Joshua prova a richiamarmi ma non mi volto, non lo merita.
Arrivata fuori dall'ingresso del lussuoso palazzo, noto la sua costosa auto, impossibile non farlo, in preda all'ira frugo nella mia borsa e afferro il mazzo di chiavi del Club. Mi avvicino con finta indifferenza e con un gesto secco, guardandomi intorno per accertarmi che nessuno dei passanti badi a me, passo accanto all'auto simulando un atteggiamento tranquillo. Con l'ansia che fa battere veloce il mio cuore, con gli occhi che scrutano i vari passanti, mi sento comunque soddisfatta del ricordino lasciato.
Fine flashback
"Spero che nessuno abbia fatto caso a me, altrimenti dovrei lavorare tutta la vita per poter ripagare i danni causati ad un'auto del genere." Sofy continua a ridere, nel ripensare alle mie azioni sconsiderate, scoppio a ridere anche io. Parlarne con lei mi ha fatto sentire meglio nonostante l'amaro che mi resta in bocca.
"Il desiderio di riavere la me del passato, attraverso quel ragazzo, era così forte da farmi credere che permettergli di far parte della mia vita, fosse l'unico modo per riuscirci." Gioco distrattamente col tovagliolo che ho in mano. "Come sai se fidarti o no di un ricordo che parla di te se non ti appartiene?" Chiedo più a me stessa che a lei, continuando a fissare un punto indefinito.
"Purtroppo, amica mia, devi solo fidarti dei ricordi degli altri, delle parole che descrivono ciò che eri, delle persone che ti raccontano di te." Sofy mi stringe regalandomi tutto il suo affetto e gliene sono grata. Lui lo ha fatto così bene, conquistandosi subito la mia fiducia, regalandomi frammenti di vita persi, della mia.
Dopo essere stata costretta dalla mia amica a mangiare almeno un sandwich, sono tornata a casa, rifugiandomi nel mio nuovo posto preferito.
Il tetto.
Stesa sull'amaca enorme con un grosso plaid, rischiando più volte di ribaltarmi e finire con la faccia sul pavimento, osservo il cielo. Se le luci della città sparissero lo spettacolo sarebbe straordinario, ma mi reputo abbastanza fortunata, visto che in questo punto e data l'altezza, le illuminazioni non sono molte. Ad un tratto una voce mi richiama, mi volto verso la botola e incontrare i suoi occhi, come ogni volta, mi regala un battito nuovo.
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