capitolo 7 - Brian

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Brian

Sto urlando così tanto che i vetri della finestra del mio ufficio stanno vibrando.
Per caso noto distrattamente il mio riflesso sulla finestra e non mi riconosco, ma sono in preda alla furia più distruttiva che abbia provato negli ultimi tempi.
Così tanto che se non avessi avuto davanti a me una donna, sarei stato tentato di dare un pugno sul quel naso, ma non toccherei mai una ragazza.

Sally quasi impallidisce di fronte alla mia ira, ma stava per mandare tutto a puttane, tutti i miei sforzi di tenere Iris fuori dalla mia vita, facendo diventare questi due anni di sofferenza inutili, e l'ho promesso a me stesso e alla mia ragazzina che sarei uscito dalla vita di Iris.

«Mi dispiace Brian, mi sono ritrovata Iris davanti, ero sorpresa e sconvolta che fosse qui, sapendo ciò che le era capitato.»

E' sofferente il suo viso, so che è piena di sensi di colpa per il suo comportamento, è palese, noto i suoi occhi lucidi ma mi fidavo di lei, sia qui per la gestione del locale e sia nel privato.

« Istintivamente l'ho chiamata per nome, non credendo ai miei occhi, ma era proprio lei e quando il suo sguardo perso si è posato su di me ho capito, non sapeva chi fossi.»

Sally ha conosciuto Iris quando, io e quest'ultima insieme, l'abbiamo aiutata a ripulirsi dalla droga e in quel breve periodo hanno legato.

«Hai sbagliato, questo è il ringraziamento per averti tolta dai guai dandoti anche un lavoro?»

Le sputo acido addosso, facendola sussultare.

«Sei crudele adesso.»

Ha ragione, lo sono stato, lo riconosco, ma in questo momento sono in preda alla collera e purtroppo ho sempre avuto questo difetto, tu mi ferisci, io faccio altrettanto.
Anche se non è esattamente questo il caso, ma ho bisogno di riversare su qualcuno questa frustrazione che mi logora, sono fatto così.

«Ho tentato di dirle che l'avevo vista qualche volta in città, tutto qui, ma oltre il suo nome non sapevo altro di lei.»

Chiudo gli occhi all'idea del disastro che ha combinato, perché conoscendo Iris non si arrenderà facilmente.

«Il danno ormai è stato fatto, tornerà a chiederti altre informazioni, dovrai mentire.»

La fisso determinato a farle capire che non dovrà più sbagliare, ma abbassa di nuovo gli occhi colpevole prima di informarmi di altro.

«Era insistente già ieri sera, non sapevo come rimediare alla gaffe fatta, continuava a chiedermi dove l'avessi conosciuta e...»

La incito con tono ansioso ad andare avanti e concludere la frase.

«Le ho detto di averla conosciuta una sera qui, al Last Soul.»

Passo una mano nervosamente fra i capelli e mi volto dando a Sally la schiena, non per ferirla ulteriormente, ma per cercare di mantenere il controllo e non aggredirla ancora verbalmente.

«Esci da questo ufficio, e ti prego solo di una cosa, non aprire più quella bocca.»

Ruoto di pochi gradi il collo, quel tanto che serve per intravedere Sally, con occhi bassi e spalle ricurve, apre la porta ritrovandosi davanti il mio amico Aiden, che le sorride comprensivo per poi spostarsi di lato per farla passare, lui varca la soglia con uno sguardo inquisitorio.

«Non credi di aver esagerato con quella povera ragazza?»

Il mio amico si accomoda sul piccolo divanetto con l'intenzione di farmi la paternale per i miei modi bruschi, in genere ha ragione, ma adesso ne avevo tutti i motivi, nonostante sono cosciente di aver esagerato.

«Forse, ma al momento non mi importa, so solo che sta andando tutto a puttane, ancora.»

Più tardi, quando sarò in grado di calmarmi, chiederò scusa a Sally.

«Dimmi una cosa? Sei innamorato di Iris?»

La sua domanda a brucia pelo è come un pugno in pieno stomaco e potrebbe sembrare una domanda difficile, ma non lo è per me, conosco i miei sentimenti, ma nonostante questo ho bisogno di sedermi per rispondere.

«No. Sai perfettamente che ero e sono ancora innamorato della mia ragazzina, e probabilmente lo sarò per sempre. Anche se l'ho persa e quel giorno mi sono lasciato tutto alle spalle, compresa la donna che un'ora fa è venuta da me con la speranza di svelare il suo passato.»

Ci sono ferite che lasciano il segno sulla pelle, prima o poi guariscono, a volte lasciando una cicatrice, ma quelle che ti squarciano dentro, non sono in grado di rimarginarsi.

«Già, lo avevi promesso alla tua ragazzina, e stai mantenendo la promessa, ma lei e Iris sono...»

«Due persone completamente diverse, e non farò più del male a nessuna delle due.»
Interrompo il mio amico con tono deciso, perché costi quel che costi io non tornerò sui miei passi, non permetterò al passato di distruggermi ancora.
I ricordi di quell'anno, i ricordi di momenti ormai lontani che hanno dato un senso alla mia vita, tentano in tutti i modi di raggiungermi, di continuo, ma io mi scanso, come se fossero saette che provano a trafiggermi.
Ma, purtroppo, gli attimi che hanno segnato la mia fine, quelli no, non riesco a nascondermi abbastanza in fretta, mi raggiungono sempre.

"Cosa hai intenzione di fare con lei?"

Non posso biasimarla per il suo bisogno di trovare risposte, anche io farei di tutto per riappropriarmi di me stesso, di una parte di me che ho perduto.
È questo ciò che vorrei rispondere ad Aiden, perché non oso immaginare come sia non ricordare chi sei, cosa hai vissuto, chi ha fatto parte della tua vita.

A volte non nego di averla invidiata, non sapere, non ricordare, è angoscioso, certo, ma significa anche non aver modo di soffrire per qualcuno che ti ha fatto del male o che hai perso.
I miei ricordi invece sono il mio castigo, il mio inferno personale dal quale non mi salverò mai.

Aiden resta in attesa di una mia risposta, è preoccupato per me e una parte di lui non è mai stato d'accordo su come ho gestito la situazione in passato.

"Mi aspetto di ritrovarmela fra i piedi ancora, perché adesso che ha il sentore di essere sulla buona strada per ritrovare il suo passato perduto, non si fermerà."

Di certo non mi aspettavo che quel momento fosse così imminente.

Sentiamo bussare alla porta del mio ufficio, in malo modo grido di non voler essere disturbato, sprofondo sulla mia sedia e poggio i gomiti sulla scrivania portando le mani giunte a sostenere la fronte.
Mi lascio sfuggire un rumoroso sospiro per allentare un po' di frustrazione, non la provavo da tempo, credevo di essere riuscito a scappare da quel passato che mi faceva sentire solo colpevole.
Mi sbagliavo di grosso, e sono certo che questo sia il mio castigo, non bastava vivere fra i ricordi di qualcosa che non avrò più.

Chiunque ci sia dietro quella porta continua di nuovo a bussare, stizzito stavolta mi alzo e con poche falcate arrivo lì davanti, afferro la maniglia e con forza la spalanco.
I miei occhi chiari incontrano delle iridi nocciola, la mia bocca si schiude per la sorpresa e il mio cuore inizia a battere freneticamente, ricordandomi, dopo diverso tempo che ho qualcosa racchiuso nel petto, in grado ancora di battere.

Capisco ad un tratto che lei, d'ora in avanti, sarà la mia sfida.
La determinazione che leggo nei suoi occhi mi rammenta che è qui per vincere una battaglia personale ed io, non posso permetterlo.

La determinazione che leggo nei suoi occhi mi rammenta che è qui per vincere una battaglia personale ed io, non posso permetterlo

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