capitolo 8 - Iris

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Iris

Per la prima volta ho speranza, sento di avere qualche possibilità per riuscire a ritrovare quel tassello di me che ho perduto, e a quanto pare, è proprio qui, a New York, che ho lasciato un pezzo di me, è in questa città che si nasconde la mia storia.

Ieri sera al Club il Last Soul, mentre con Sofy cantavamo spensierate alla serata karaoke, il mio nome è arrivato come un fulmine a ciel sereno, la cameriera aveva gli occhi spalancati, immobile con il vassoio in mano, sorpresa di vedermi.

Non potevo credere che finalmente qualcuno mi avesse riconosciuta davvero, stavo per perdere tutte le speranze, devo essere sincera, ma dopo ben due mesi in quella sconosciuta città, in giro ogni giorno alla ricerca di me, il pensiero di deporre le armi era vivido nella mia testa.

A dirla tutta, per un attimo, ieri sera credevo di aver immaginato tutto, ma lei continuava a fissarmi, a pochi passi di distanza, e quando finalmente i miei neuroni, anch'essi sottoschock, hanno iniziato di nuovo a funzionare, sono scattata in avanti afferrando le sue mani, che stringevano un vassoio, con la paura che potesse svanire.

Quasi non ero in grado di articolare una frase di senso compiuto, un fiume in piena di domande affollavano la mia mente e la salivazione era pari a zero, come se la lingua fosse atrofizzata, le mani quasi tremavano e ho avuto bisogno di qualche momento per risvegliare i miei sensi e tornare in me.

Flashback

« Tu mi conosci?»

Urlo alla cameriera per sovrastare il rumore della musica che riempie la sala, le mie mani stringono il dorso delle sue, come se fossero l'ancora di salvezza per uscire da questo limbo in cui mi trovo, ma la sua testa inizia a muoversi freneticamente a destra e sinistra.

Questo suo gesto non riesce ad infrangere le mie speranze, neanche quando tenta di staccarsi da me e mettere distanza facendo due passi indietro.

« Mi conosci. Hai detto il mio nome.»

Continuo a ripeterle nonostante lei non smetta di muovere la testa per negare le mie parole, ma come posso crederle adesso? Come posso rinunciare già a questo barlume di luce che intravedo finalmente in fondo a questo tunnel buio, colmo di insicurezze, di lacrime, di solitudine.

Non mi arrendo, ormai non sono più in grado di farlo.

«Dove mi hai conosciuta? Siamo amiche, vero? »

Immagino i miei occhi quasi illuminati da una luce nuova, che sa di speranza, mentre sorvolo su ciò che mi comunicano i suoi, direi preoccupazione, ma sono talmente emozionata e su di giri che non voglio vedere cose negative, ma solo positive.

«So solo il tuo nome, ci siamo viste per caso un paio di volte fermandoci a parlare, tutto qui.»

Mi sembra comunque una splendida notizia, anche se un moto di delusione mi pervade, ma continuo ad essere felice perché per la prima volta ho la conferma che questa avventura non sia inutile, non sia frutto di stupidi sogni.

«Quindi non siamo amiche, ne sei sicura?»

Purtroppo il cenno positivo del suo capo spegne per un attimo il mio sorriso, ma non demordo.

«Come ci siamo conosciute? Dove? Di cosa parlavamo?»

Mi rendo conto da sola di averla riempita di domande senza darle neanche modo di poter rispondere, ma sono troppo eccitata, questo è solo il primo indizio che troverò qui in questa città, anzi in questo locale.

«Mi dispiace, ma parlavamo del più e del meno, i classici discorsi fra sconosciuti, e sinceramente non li ricordo neanche. Ci siamo incrociate solo qualche volta, non eravamo amiche.»

«Ma dove ci siamo viste? Dove mi hai conosciuta?»
Temporeggia un attimo prima di rispondere, come se non volesse approfondire il discorso, come se non sapesse cosa dire, ma posso immaginare i suoi pensieri al momento, sembro una pazza che fa domande assurde, eppure non ne è sorpresa.
I suoi occhi cercano qualcuno o qualcosa intorno, il suo disagio è palese, ma lei ora rappresenta l'unico legame con il mio passato.

«Qui, in questo locale.»
Alla fine cede svelandomi questa nuova informazione ed è un altro tassello che riesco a scoprire.

Le sue parole mi infondono coraggio, in questo posto c'è una parte di me, del mio passato, ed è proprio qui che scoprirò chi ero.

Fine flashback

Ho trascorso tutta la notte e gran parte della mattinata a chiedermi quale sarebbe stato il passo successivo da fare, l'unica mossa intelligente che ho trovato è stata quella di venire qui e parlare direttamente con il proprietario, ma non ha dato buoni risultati.

Poche ore fa sono entrata in questo club, il ragazzo che ieri sera preparava i cocktail mi ha indicato l'ufficio sul retro, ma non c'era nessuno, spinta dalla determinazione ho sentito rumori provenire al di sopra le scale attaccate al muro e non ho esitato.
Davanti a me ho trovato un piccolo appartamento, in realtà un bilocale, di sicuro più grande del ripostiglio in cui vivo al momento.
La curiosità è donna, nonostante c'è da dire che io conosca alcuni ragazzi difficili da battere su questo argomento, quindi quella piccola scala retraibile in legno, calata al centro dell' appartamento, era troppo invitante per non essere percorsa.
Conscia di poter essere denunciata per violazione di proprietà privata, sono salita ritrovandomi sul tetto, e non ero sola.

Lo stesso ragazzo che la sera prima era sul palco a cantare, incantando tutti con la sua voce graffiante e i suoi occhi penetranti, si dondolava su un'amaca.

Averlo così vicino e poter parlare con lui mi ha fatta sentire vulnerabile, e non mi spiego la ragione di queste sensazioni sinceramente.
Poter vedere quegli occhi azzurri che mi ricordavano un cielo in un giorno in piena estate, per un attimo mi ha destabilizzata, averlo così vicino quando mi ha intimato di essere probabilmente lui il lupo cattivo dal quale stare lontana, mi ha un po' scossa.
Mi sono lasciata scioccamente incantare dalla sua bellezza, tornare letteralmente sui miei passi e correre via è stato istintivo, come se avessi bisogno di mettere distanza fra noi.

Ma non mi sono allontanata di molto, andare lungo il fiume Hudson è bastato a farmi ritornare in me.

Una sola ora è passata e sono nuovamente qui, di certo non mi arrenderò proprio adesso che sento di poter iniziare da qualche parte per ritrovare ciò che ho perso.
Questo club sento che sarà la strada giusta.

Quella ragazza mi ha conosciuta qui, quindi deduco che fossi solita frequentarlo, sono certa che questo locale sarà l'inizio di tutto.

Stretta nel mio piumino rosso, guarda con determinazione il cartello affisso su questo cancello, la dicitura è "cercasi cameriera", ma io vi leggo solo un'occasione per scoprire il mio passato.

Varco nuovamente i cancelli, entro con passo sicuro e non mi fermo neanche quando sento gli occhi addosso dei ragazzi che sistemano la sala.
Mi dirigo verso l'ufficio del proprietario e prima di bussare prendo un grosso respiro.
Ho come l'impressione che lui sarà una sfida per me, di certo non abbiamo iniziato col piede giusto, ma dovrà ricredersi e abbassare la guardia, perché ho tutte le intenzioni di lavorare qui, di avere la mia opportunità.

Le mie nocche battono con forza su questo legno, la voce dura che mi arriva dicendo di non disturbare, mi inquieta per un attimo.
Un altro respiro e busso nuovamente, i passi che percepisco farsi sempre più vicini quasi intimoriscono, mai quanto lo sguardo glaciale che appare dopo pochi secondi.

I suoi occhi mi inchiodano sul posto, facendomi trattenere il respiro e il mio cuore inizia a battere.
Perché?

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