Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
Apro la porta dell'appartamento posto sul Last Soul, lei è al mio fianco con in mano la bustina di ghiaccio istantaneo che abbiamo preso al piano di sotto, nella cassetta del pronto soccorso. Reggendosi a me, saltella verso il divano due posti grigio, non appena ci si getta sopra, stende la gamba, toglie la scarpa e mette il ghiaccio alla caviglia, manifestando una smorfia di dolore. Io resto come un babbeo in piedi accanto a lei, con in mano la borsa colma di suoi effetti personali che ho raccolto qua e là nel suo mini appartamento. Un fischio fastidioso riempie le mie orecchie, il mio cervello, sembra quasi un allarme e ancora una volta ho fatto una cazzata seguendo l'istinto.
Sono il re delle cazzate.
Poso la borsa sul tavolo tondo nell'angolo del piccolo salottino e vado in camera da letto, mi avvicino all'armadio e afferro delle lenzuola pulite. Rifaccio il letto in religioso silenzio, perché ho bisogno di riflettere sul da farsi, su come ora potrei rimediare alla colossale stronzata che ho combinato, perché portarla qui, farla vivere in questo appartamento è l'ultima cosa che mi serve.
Cazzo, potrebbe tornarle la memoria da un momento all'altro.
Blocco ogni muscolo a questo pensiero, perché io, il re dei coglioni, non ha ponderato le conseguenze delle proprie scelte, ma agito e basta, come sempre.
Il carattere di un uomo è la sua più grande condanna o fortuna, almeno credo che così si dica. Bene, il mio di sicuro è una enorme disgrazia, visto che continuamente agisco senza riflettere, spinto dalle mie emozioni, che sia passione o rabbia, mi trovo sempre nei guai.
Torno da lei e le chiedo semplicemente se si sente meglio, le do qualche piccola informazione basilare sull'appartamento, accendo io stesso il riscaldamento e mi dileguo mormorando "buonanotte". Non appena chiudo la porta poggio le mie spalle e la nuca su questa, il respiro è corto e, come sono solito fare, porto entrambe le mani fra i capelli, strattonandoli appena per la frustrazione. Con occhi chiusi e mascella serrata cerco di pensare, ma l'unica cosa che mi viene in mente è chiamare il mio amico Aiden nonostante siano le due di notte. Afferro il telefono mentre scendo le scale e faccio subito partire la telefonata, uno, due, cinque squilli e finalmente risponde.
"Sono le due di notte, non so se sperare che sia successo qualcosa, tipo il Club in fiamme, o che sia tutto apposto." Mormora con tono irritato.
"Iris si è trasferia nel mio appartamento, quello sul locale." Bisbiglio nonostante io sia già nel mio ufficio.
"Cazzo, questo è più grave di un incendio, che hai combinato?" Resto in silenzio chiedendomelo anche io, riesco solo a tirare un pugno sul muro maledicendomi. "Amico, vuoi venire da me per parlarne?" Fisso la cima delle scale, emozioni contrastanti mi scoppiano dentro e per quanto sappia bene cosa dover fare, i muscoli del mio intero corpo sembrano di ferro, pesanti quintali e quintali, non permettendomi di allontanarmi da lei.
"Brian..." Il mio amico mi richiama dall'altra parte del telefono e mi costringo a fare per una volta tanto la cosa giusta: andare via. "Arrivo."
Dopo soli venti minuti mi trovo già sul divano del mio amico con i suoi occhi di vetro addosso che mi scrutano. "Dal primo giorno mi ero ripromesso di tenerla lontana e sono capace con le mie decisioni di fare ogni volta l'esatto opposto, permettendole di avvicinarsi sempre di più a me e alla verità." Striscio in modo nervoso i palmi di entrambe le mani sulle gambe racchiuse da jeans scuri, avvolto da un senso di ansia che non mi permette di essere abbastanza lucido per capire come poter rimediare al casino creatosi.
"Mi chiedo come mai, quando si tratta di lei, riesco solo a prendere decisioni sbagliate?" Emetto un enorme sospiro liberando tutta l'aria che tenevo nei polmoni.
"Forse perché noi uomini quando siamo innamorati siamo degli idioti completi e, tu sei innamorato." Guardo male quello stronzo del mio amico che invece di sostenermi, confortarmi, mi spinge verso il baratro. "Io, non sono innamorato di lei, non conosco nemmeno questa Iris." Metto subito in chiaro, forse in malo modo.
"Andiamo, non dire cazzate, è sempre la stessa donna con cui..." Lo interrompo subito, quasi a denti stretti, ma non posso farne a meno, non riesco a stare calmo trattando questo preciso argomento. "No, ti sbagli, lei è una tela completamente bianca, fra le sue mani ci sono dei nuovi pennelli, altri colori, non ha gli stessi ricordi, le stesse esperienze, le stesse emozioni che l'hanno portata ad essere ciò che era, che l'hanno portata ad essere la donna che conoscevo."
Se non avessimo vissuto alcuni momenti precisi, se non ci fossimo trovati in determinate situazioni, se non avessimo fatto alcune scelte, saremmo persone diverse, in bene o male, perché è ciò che viviamo che ci migliora o condanna, diventando alla fine ciò che siamo.
"E se provassi a conoscere la donna che è oggi?" La sua sciocca, ma allettante proposta, fa scattare i miei occhi nei suoi. Vorrei tanto farlo, scoprire ogni nuova sfumatura di quella ragazza, ogni angolo e vicolo cieco nel labirinto che compone il suo essere, ogni nuvola presente nel suo cielo.
" Non posso, non dovrei, non sarebbe corretto per lei avermi di nuovo nella sua vita." Il mio ginocchio inizia a ballare su e giù, mentre la voce dentro la mia testa partorisce una semplice domanda: sei sicuro che sia così?
"Ne fai già parte." Alzo d'istinto lo sguardo e lo vedo a braccia conserte che mi osserva come una madre fa con il figlio, lui nega di aver combinato qualcosa e lei gli mette davanti i frammenti del vaso rotto.
" Credimi, quello che non è davvero corretto è non dirle quello che ha dimenticato." Scuoto la testa sconfitto dalle sue affermazioni, tanto dolorose quanto vere.
" Aiden, sto solo cercando di darle l'opportunità di vivere una vita nuova, senza dolore, è per questo che devo impegnarmi a starle lontano." È solo per il suo bene, è ciò che mi sta più a cuore, non sono riuscito a dimostrarlo anni fa, ma posso provarci ora.
" Ci stai riuscendo benissimo, talmente tanto che lavora e vive nel tuo club, complimenti." Mi da una pacca sulla spalla, ed io sono cosciente di aver mandato a puttane ufficialmente tutti i buoni propositi che avevo per salvarla da me.
Il mio amico torna a letto dopo avermi dato un piumone e un cuscino, io mi sdraio sul suo divano, ma non appena le palpebre calano sui miei occhi, l'unica cosa che vedo è lei, le sue labbra così vicine, le sue iridi marroni enormi e perse nelle mie. Riesco ancora a percepire il suo corpo fra le mie braccia e istintivamente mi stropiccio il viso con entrambe le mani. È inutile tentare di ritrovare quell'unico barlume di lucidità che mi ricorda di tenerla lontana, perché diciamocelo, non ha avuto un impatto decisivo su di me, fin'ora.
Risuona nella mia testa quel pensiero che sembra annidarsi con ferocia, con l'intento di torturarmi, determinato a plasmare la mia coscienza a suo piacimento, togliendomi le redini della ragione.
Se stavolta non rinunciassi a lei, che male ci sarebbe?
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