capitolo 33 - doppio

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Iris

Si annienta tutto.
Le luci della città spariscono, questa struttura in vetro, perfino le stelle sembrano brillare di meno per il timore di poter rubare la scena a questo momento.
Sarei una grande ipocrita se dicessi che non desideravo questo bacio, lo sarei ulteriormente se non ammettessi di averlo immaginato più di una volta.
Ho fantasticato su queste labbra, chiedendomi quale sarebbe stato il sapore di Brian, chiedendomi se il leggero strato di barba mi avesse solleticato la pelle o l'avrebbe irritata, domandandomi quali emozioni avrei provato.
Ora che le sue labbra sono sulle mie, posso dire che nessuna fantasia avuta fin'ora si avvicina alla realtà.
Per me è complicato essere in grado di descrivere  questo momento, ciò che esplode nel petto, i brividi che ho sulla pelle, il respiro spezzato.
So che è assurdo ma ho la sensazione di aver ritrovato un frammento di me, qui, ora, grazie a lui, grazie a questo cuore che pulsa irrefrenabile.
Ho la sensazione di aver trovato il pezzo mancante di un puzzle che tento di finire da quella maledetta notte in cui ho perso me stessa, ma questo non ha senso.
Le sue mani intrappolano il mio viso, come se non volesse lasciarmi andare, come se temesse che io possa scappare.
Appena la lingua ruvida accarezza le mie labbra, queste si schiudono e non ero preparata di certo a ciò che scoppia nello stomaco quando incontra la mia.
Devo sorreggermi a qualcosa, perché le gambe ad un tratto traballano sembrando molli, così le mie mani si aggrappano ai fianchi dell'uomo che, con i suoi baci, mi ubriaca.
Disperazione, ecco di cosa sa questo bacio.
Eppure, la percezione di essere già stata fra le sue braccia, sulle sue labbra, nei suoi occhi, mi ronza fastidiosamente in testa.
Mi abbandono ad emozioni che mi distruggono e un attimo dopo ricompongono tutti i pezzi, facendoli combaciare alla perfezione, dandomi una nuova vita.
Fin'ora mi sono sempre sentita come persa in un oscuro e tortuoso labirinto, in cerca dell'uscita, a girare a vuoto, ma per la prima volta ho il presentimento di scorgere un nuovo percorso, delineato da una scia di briciole.
Magari mi porteranno in salvo, verso l'uscita, verso l'unica strada.
Bisognosi di aria, ci stacchiamo, entrambi con il fiatone, alla ricerca non solo di ossigeno, ma anche di lucidità.
I suoi occhi, quando si infrangono contro i miei, racchiudono un mare in tempesta, troppo pericoloso per riuscire a nuotarci dentro, ma troppo bello per avere la forza di scappare e mettersi in salvo.
" Iris, io..."
Accarezza con il pollice il mio labbro inferiore e poi scuote la testa.
Perché ho l'impressione che stia combattendo una battaglia personale in questo momento?
L'istinto di afferrare le sue mani è troppo forte, perché ora la paura di vederlo sparire mi sembra concreta e, non voglio.
Mi aspetto di sentirgli esprimere il proprio rammarico per ciò che è appena accaduto e questo, non so perché, ma mi distruggerebbe.
Per la prima volta dopo anni, sento che questo bacio è la cosa più giusta che potesse succedere nella mia vita.
Le mani lasciano la mia pelle, ma restano intrappolate dalle mie, una strana sensazione che si genera nel petto, mi fa allarmare, come se stessi perdendo qualcosa a me caro e non volessi lasciarlo andare.
Io non voglio lasciarlo andare.
Come previsto si allontana da me, bastano due passi, eppure, a me sembrano cento, e sono costretta a mollare la presa.
Cerco i suoi occhi ma non li trovo facilmente, fissi sul pavimento, persi nei mille pensieri pesanti come macigni che provano a schiacciarti sfidando la tua resistenza.
È ciò che leggo in quello sguardo pieno di rimorsi, me ne dnno la conferma le sue parole.
"Non mi dispiace affatto averti baciato, lo desideravo da tempo, ma non sarebbe dovuto succedere ora, non è giusto per te."
Porta a disagio una ciocca bionda di capelli che continua a ricadere sugli occhi ad ogni movimento.
"Anche io lo volevo."
Mi affretto a dire facendo un passo verso di lui, con la speranza di ricostruire quel legame appena spezzato, ma temo sia troppo tardi.
"Tu non sai alcune cose di me e, non è facile rivelarti la mia verità."
Continua a fare passi indietro, verso la botola che porta all'appartamento, pronto a scappare da noi, da ciò che entrambi abbiamo provato.
I suoi occhi, pur restando fissi nei miei, sembrano vuoti, protetti da muri spessi e forti come ghiaccio.
Mi ha chiusa fuori, lo sento, ma per proteggere chi?
Me da lui, oppure è l'opposto?
Bastano pochi minuti, una semplice frase appena sussurrata, "ti spiegherò tutto, promesso, ma non stanotte", e la sua figura di schiena che sparisce.

Mi ha chiusa fuori, lo sento, ma per proteggere chi?Me da lui, oppure è l'opposto?Bastano pochi minuti, una semplice frase appena sussurrata, "ti spiegherò tutto, promesso, ma non stanotte", e la sua figura di schiena che sparisce

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Brian

Suono il campanello più volte, il dito sembra consumarsi su questo tasto, fino a quando, finalmente, il portone del palazzo si apre.
Poche falcate e arrivo davanti l'appartamento, la porta è già aperta, la varco con uno stato d'animo pessimo, sbattendola alle mie spalle.
"Sono un codardo."
Aiden mi osserva a braccia conserte, seduto comodamente sul suo divano.
"Non lo sei mai stato."
La sua risposta non mi conforta, ma credo abbia ragione, visto che è la persona che più mi conosce.
"C'è sempre una prima volta nella vita."
Anche se è una bugia, perché lo sono stato anche quando lei mi ha confessato di...
"Cos'è successo?"
L'espressione inquisitoria del mio amico mi metto a disagio.
"È tornata Iris, prima del previsto, ci siamo incontrati per caso ed io l'ho baciata, prima di fuggire qui."
La mano di Aiden finisce sul viso, palesemente non d'accordo sulle mie azioni.
"Ascolta, tu ora torni da lei, le dici che la ami, che stavate insieme, che avete convissuto per qualche mese..."
Lo interrompo con rabbia, pur non avendocela con lui, ma solo con me stesso.
"Che è colpa mia se ha avuto l'incidente che ha cambiato la sua vita, facendola salire sconvolta in auto, con il volto rigato da lacrime, che è colpa mia se abbiamo perso..."
Arresto le mie parole perché fa troppo male pronunciare ad alta voce tutta la verità.
Mi accascio sul divano, accanto a lui, accovacciato con i gomiti sulle ginocchia, la mano del mio amico si posa sulla mia spalla, per darmi conforto, le mie finiscono sulla faccia, con l'intento di nascondermi dal mondo, dai miei errori, che mi rincorrono.
"Sai che devi dirle tutta la verità!"
Stropiccio la faccia sospirando rumorosamente.

"Dopo l'incidente decisi di rinunciare a lei per darle l'opportunità di avere una nuova vita, non curandomi del mio dolore, ma lei..."
Scuoto il capo sorridendo amaramente.
" Caparbia come sempre, è rientrata nella mia vita, ed io, ora, non sono capace di allontanarla, ancora, rinunciare a lei, ancora."
Il mio pugno chiuso si scontra sul palmo dell'altra mano.
"Eppure, è ciò che accadrà non appena le regalerò, per diritto, tutto ciò che successe."
Questa verità assoluta si infrange contro ogni fantasia di poterla riavere al mio fianco, su ogni speranza di poter riavere il suo amore, su ogni illusione di non ripiombare all'inferno.

"Sarò ripetitivo, ma a chi viene data una seconda possibilità dopo ciò che vi è successo?"
Già, me lo continuo a chiedere da quando è rientrata nella mia buia vita.
"Devi fare ammenda, amico mio, ma l'importante è che tu non ti arrenda, perché in gioco c'è lei e se il destino l'ha riportata da te, vorrà dire qualcosa."
Ha ragione, forse, ma affrontare i demoni e vincere la battaglia non è semplice.
È uno scontro aperto con gli errori che hai fatto, un gancio destro dalle paure che ti torturano.
Devo parlare, sarò onesto e accetterò le conseguenze, glielo devo, in nome dell'amore che ancora pulsa in questo petto, e mai smetterà di farlo.

Devo parlare, sarò onesto e accetterò le conseguenze, glielo devo, in nome dell'amore che ancora pulsa in questo petto, e mai smetterà di farlo

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