Un giorno ti svegli e non sai più chi sei, i tuoi ricordi sono andati persi a causa di un incidente e ti senti un'estranea nella tua stessa vita.
Ma non nei tuoi sogni, che continuano a lasciare briciole di pane da seguire per riconquistare ciò che...
Cosa ne sarà di noi, dei nostri poveri cuori pieni di crepe, pronti a rompersi alla prima occasione, se uno dei due dovesse rendersi conto che ormai non siamo in grado di guarirci a vicenda?
Mi alzo troncando il contatto fisico fra noi perché ho bisogno di ritrovare la lucidità, ho bisogno di dar voce a tutte le mie paure, ma la paura che leggo nei suoi occhi indirizza i miei passi davanti a lui. Mi faccio spazio fra le sue ginocchia già divaricate e per una volta è lui a dover alzare la testa per guardarmi meglio. "Ho solo paura che ti renderai conto di non avere di fronte a te la donna di cui eri innamorato, ho paura che farai sempre il confronto fra quella che sono oggi, con quella che ero anni fa, la Iris che conoscevi." La sua testa inizia a muoversi a destra e sinistra, ma quando apre la bocca per parlare, non gliene dò modo. "Brian, io sono rotta, aver perso la memoria, aver affrontato tutto questo, scoprire cosa ho perso, il tradimento della mia famiglia, ciò che eravamo..." Prendo un grosso respiro per calmarmi. "Sto ancora rimettendo insieme i pezzi e forse non riuscirò mai a sentirmi davvero completa, ho bisogno di tempo." Ciò che fa Brian, è assurdo. Sfila il suo maglione restando a petto nudo davanti a me, questo gesto mi confonde, si alza in piedi, afferra la mia mano e la posa proprio sul suo cuore, come aveva fatto lui sul mio. "Negli ultimi anni qui non c'era niente, ascolta adesso." Questo muscolo che racchiude la nostra essenza scalpita sotto il mio palmo. "È tornato a battere, continuerà a farlo solo se farai parte di me, solo se potrò stringerti, se mi permetterai di amarti." Mi solleva e finisco per ritrovarmi seduta sul pianoforte, provocando un suono stonato. " Potremmo guarire le nostre ferite insieme, scoprire chi vuoi essere, insieme, tornare a respirare, insieme." Ritraggo la mano, ma lui percepisce questo gesto in malo modo, temendo una fuga da parte mia, ma si sbaglia. " Aspetta, ti prego, un battito ancora, solo un battito ancora." Posa la fronte sulla mia, ad occhi chiusi. Siamo così vicini. "Non vado da nessuna parte." Le mie dita si intrecciano alle sue sorprendendolo, come hanno appena fatto le mie parole. I suoi occhi diventano quasi trasparenti, riesco a specchiarmici dentro. Sono così limpidi e grandi, mi sembra di essere immersa in acque profonde che mi trascinano a fondo, dove non ho scampo, dove non ho via d'uscita, dove non riesco a respirare.
E se fosse lui il mio ossigeno, l'unica ancora alla quale aggrapparmi per salvarmi?
Fisso le nostre dita intrecciate e scruto l'altra mano raggiungere il mio ginocchio, inizia a risalire lungo il mio corpo. La coscia, stretta nei jeans, il fianco, attraverso la stoffa di raso della camicia che indosso, il pollice sfiora la rotondità del seno costringendomi a trattenere il respiro, lo rilascio solo quando le sue dita sono sulla clavicola. Il dorso dell'indice accarezza il labbro inferiore, mi sembra di tremare, inglobo aria a fatica.
Desidero che mi tocchi, desidero sentire le sue labbra, anelo il suo corpo, pelle contro pelle.
L'istinto mi dice di avventarmi sull'uomo che ho di fronte, ma il cervello sembra essere andato in totale blackout. Brian avvicina il viso al mio, schiudo le labbra pronta per un bacio, sentendomi elettrizzata, ma scansa la bocca e punta il mio orecchio. "Chiudi gli occhi." Il suo è solo un sussurro, tuffa il volto fra i miei capelli sciolti ed inspira profondamente, poi, la punta del naso sfiora la mia tempia. Obbedisco come se fossi in trans, le palpebre calano e mi abbandono alle sensazioni che mi danno le sue labbra che iniziano a rilasciare piccoli baci su ogni centimetro di me. Il suo respiro caldo sulla mia pelle è frastornante, il tocco leggero delle sue labbra è eccitante.
Sono ricoperta di brividi.
La guancia, il mento, arriva più giù e d'istinto sposto la testa indietro per non intralciare il suo attacco. Quando si sposta nell'incavo del collo, sfugge al mio controllo un gemito strozzato, le dita arrivano fino ai bottoni della camicia e ne aprono tre, sposta il tessuto morbido ed espone la spalla, la bocca punta lì. Il petto si alza e abbassa ritmicamente, segue i battiti impazziti del mio cuore, ma quando le labbra si spostano verso l'ultimo lembo di pelle scoperto si ferma.
Non voglio che si fermi.
Mi rituffo in quell'oceano in tempesta che mi risucchia fra le sue onde, intrappolandomi ancora una volta, ma voglio annegare se questo significa essere sua.
Fissandomi talmente intensamente da farmi perdere il senso del tempo e dello spazio, sbottona gli altri bottoni, uno per volta, senza mai abbandonare i miei occhi, determinato e voglioso. Per un attimo sembra esitare, come se temesse un mio rifiuto, ma non lo avrà. La morbidezza del tessuto chiaro si scontra con la ruvidità delle dita di un musicista, il raso della mia camicia scivola sulla pelle del seno, lungo le braccia, restando incastrata ai polsi. Sono esposta ai suoi occhi che famelici divorano ogni curva del mio corpo. Le sue labbra carnose finiscono fra i denti, stretti al punto che sembra quasi sentire dolore. La mano leggermente ruvida parte dall'ombellico e risale lentamente, traccia il contorno del piccolo seno e devo stringere le mani al pianoforte per non toccarlo. " Quante notti ho sognato di poterti di nuovo toccare così, non so se tutto questo sia finalmente reale o mi sveglierò anche stavolta vedendoti sparire." Percepisco tutto il suo dolore, tutto l'amore che è ancora vivo, che lotta, che resiste, che non si arrende. Lo vedo leccare le proprie labbra, come se stesse pregustando ciò che lo attende, come se avesse davanti il suo piatto preferito e fosse affamato. Si avventa sulle mie labbra e finalmente gusto di nuovo il suo sapore.
Disperazione e sollievo, tormento e pace, colpe e redenzione, noi siamo tutto questo.
La mano possente si posa sulla schiena e avvicina il mio corpo al suo facendo scontrare il mio seno al suo petto muscoloso, il contatto con la sua pelle mi fa girare la testa. Ci stacchiamo per riprendere fiato, ma le mie mani non riescono a restare ferme, viaggiano sulle sue braccia. Con un tocco da gran maestro sgancia il reggiseno semplice color nude, puntando le sue iridi nelle mie abbassa le mie bretelline, lasciando i miei piccoli seni alla sua mercé.
La sua lingua tortura i capezzoli inturgidendoli, la pelle si incendia sotto il suo tocco e il mio corpo si accende per lui. Sbottono il suo jeans e tiro giù la lampo per poi spingerli lungo le sue gambe come posso, le mani tremano quando stringo la sua erezione. Il lamento che gli sfugge mi fa capire che sta arrivando al limite.
Un altro attacco alle mie labbra. Passione, bisogno, speranza.
Scalcio le scarpe da qualche parte, sento solo il tonfo, lui tira con foga il mio pantalone lungo le gambe ed io cerco di aiutarlo, anche questo finisce a terra. Avvinghio le gambe al suo bacino per portarlo più vicino a me, le nostre parti intime si sfregano attraverso il tessuto e questa barriera fa male. Le mani graffiano la sua pelle quando con due dita tortura il clitoride portandomi sull'orlo del precipizio e negandomi il piacere. Abbassa il suo intimo, scosta il mio, ed entra in me.
I mille pezzi di me sparsi lungo la strada che mi ha portato a lui, sembrano tornare al proprio posto.
I nostri respiri affannati, le mani che si cercano, le labbra che si trovano, gli occhi che si incastrano, le anime che si fondono.
E poi eccolo, quel palpito che mi fa capire di aver trovato il mio posto nel mondo. Solo lui può donarmi un nuovo battito, quella pulsazione di cui inizio a non poter fare a meno, un battito ancora.
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