capitolo 28 - Brian

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Brian

Le porgo la mano, lei la fissa con iniziale titubanza, ma appena le nostre dita si sfiorano, i nostri occhi si legano.

Come fa a non vedere nei miei tutto ciò che provo?
Come può la sua mente aver disintegrato ogni nostro ricordo e il cuore cancellato ogni battito?

Io non ci sono riuscito, per quanto l'abbia desiderato, supplicando perfino un Dio a cui non ho mai creduto, a differenza sua.
Non è servito neanche usare altre donne, con la speranza di annebbiare i sensi e illudermi che la loro pelle profumasse della mia ragazzina.
Per sopravvivere volevo solo avvelenare quei ricordi di noi, in qualunque modo, perfino odiandola.
Alla fine, ho abbracciato i miei demoni e a braccetto con loro, ho continuato ad esistere, perché quando hai perso tutto, puoi solo fare questo, senza illuderti che tornerai prima o poi a vivere.

Mi porto dentro il rimorso di ciò che ho fatto, di ciò che ho detto, del dolore che le ho regalato, ma c'è molto altro.
Nonostante gli errori del passato, che in questi anni lontani non hanno smesso una sola notte di tormentarmi, da quando è rientrata nella mia vita, ho riassaporato sia l'amaro della colpa, ma anche il dolce del sentimento che non ha smesso di ardere.

Mi sono punito, da solo, perché era ciò che meritavo, perché non ero degno neanche di respirare il suo stesso ossigeno.
Rinunciare a lei è stata la mia condanna all'inferno, una condanna inflitta dal giudice più severo che tutti conosciamo, noi stessi.
Ma adesso che è qui, ad un passo da me, il destino mi sta offrendo un'altra occasione.

Resto l'uomo che dovrebbe abbassare gli occhi, un verme da schiacciare e pensare solo a lasciarla libera di costruire una vita nuova.
E solo Dio sa quanto ci abbia provato, standole lontana quando era a Portland e tentando di mantenere le distanze da quando, prepotentemente ha messo di nuovo a soqquadro la mia vita, il mio cuore, i miei pensieri.

Ogni singolo minuto, ogni singola decisione, ogni fottuto buon proposito, è sempre finito per sfumare, ritrovandomi vicino, sempre più vicino, troppo vicino.

Lavora nel mio Club, abita nel mio appartamento.
Il destino ride beffardo di me, vuole castigarmi ancora per il passato, oppure, darmi l'occasione per redimermi e salvarmi?
Beh, se posso scegliere, scelgo la seconda.

Con gambe tremolanti si mette in piedi, fa un primo passo, un secondo, ed entra sulla pista con me.
Si aggrappa al mio braccio con entrambe le mani, pian piano si fa sempre più vicina e i suoi occhi si sbarrano quando rischia di cadere.
" Qui va a finire che mi rompo una gamba o finisco di spaccarmi la testa."
Sussurra fra sé e sé dopo aver evitato l'ennesima caduta, nonostante fin'ora abbiamo percorso un metro e mezzo, al massimo.
Il suo sguardo impaurito si sposta verso di me, all'improvviso muta, diventando cauto.
" Credi che possa servire un'altra grande botta in testa per riacquistare la memoria?"
Arriccia le labbra e sembra pensarci seriamente.
Rido, dopo un tempo che mi sembra infinito, rido.
Mi ero dimenticato del bene che mi faceva questa esuberante ragazza, con la sua testardaggine, con il suo modo di fare coinvolgente, con i suoi occhioni espressivi che sono sempre riusciti a far tremare anche un omaccione alto e muscoloso come me.

"Non dire sciocchezze, vieni."
Afferro le sue mani, due pezzi di ghiaccio e, tento di fare qualche passo, ma le sue gambe rigide e la schiena curva in avanti, a volte aiutano, altre, sono di intoppo.
Il sorriso che mi regala e l'emozione che nasce in quelle iridi marroni, mi fa capire che è stata un'ottima idea rinchiudere le mie incertezze, i miei demoni personali, i sensi di colpa, in uno scrigno e relegarlo da qualche parte, magari in fondo all'oceano.
Potrei combattere per lei, per ritrovare quel noi perso, potrei riuscire a farle recuperare la memoria e lei, magari, potrebbe essere in grado di perdonarmi.

A questo pensiero mi incupisco, conscio che servirebbe un miracolo.
Ma in fondo l'amore è proprio questo, un miracolo.

Avrei voluto darle sempre questo, attimi di spensieratezza, invece...
" È fantastico e sono tutta intera."
Urla con gioia e stupore, tentando di lasciare la presa delle mie mani.
La gamba sinistra si sposta di pochi centimetri in avanti, poi ci prova la destra, le braccia larghe per mantenere l'equilibrio, il sedere leggermente in fuori.
Le gironzolo intorno e quando noto il poco equilibrio che ha, diminuire pericolosamente, cerco di afferrarla, ma la punta del suo pattino finisce sotto il mio facendomi barcollare in dietro.
Se Iris non si fosse poi aggrappata a me con tutto il suo corpo, non sarei finito a terra e, di sicuro, lei non sarebbe finita letteralmente su di me.
Ma la ringrazio tacitamente per essere in grado di combinare sempre disastri, perché almeno adesso riesco a stringerla, sentendo il suo corpo sul mio e avendo le sue labbra a pochi centimetri.

Il respiro caldo che si scontra con la mia pelle fredda è piacevole, il suo naso rosso per il freddo sfiora la punta del mio e sono costretto ad ingoiare il groppo che si è formato in gola quando i miei occhi scendono sulle sue labbra schiuse.
Cazzo, come vorrei accorciare questa piccola distanza che mi separa dalla sua bocca, riassaporarla.
Lei era la mia ragazzina, dannazione.

Anche se ho cercato di convincermi che fosse una persona diversa, una donna che non conoscevo, che non potevo amare.
Ed in fondo è così.

Non ha i capelli rossicci, non guarda per ora Friends in TV, non si abbuffa di cheesecake, non legge tutta la notte quegli stupidi romanzi d'amore, non ha più la passione per il disegno, la voglia di creare qualcosa di suo con quel dono, non resta ore a studiare con me le stelle, non mi aiuta a scrivere canzoni.
Ma la luce che emana la sua anima, quella è sempre la stessa.

Eh se poi conoscendola da capo, conoscendola di nuovo, mi rendessi conto che ho davvero davanti una nuova Iris, non ho dubbi che il mio cuore inizierebbe ad amarla comunque.

"Mi dispiace."
Sussurra restando immobile su di me, con le mie mani sui suoi fianchi che stringono il piumino.
"Non importa, ragazzina."
I suoi occhi, come i miei, puntano le labbra e mi chiedo se stia immaginando di sentirle.

E se un bacio riuscisse ad abbattere i muri che si sono creati nella sua testa tenendola lontana dal ricordo di noi?
Mi tiro un pugno mentalmente per risvegliare la parte razionale che sembra voler scioperare , ricordandomi che non siamo nelle fiabe.

Iris si sposta cercando di rialzarsi e a me non resta che ritrovare un po' di contegno.
"Dovremmo andare, tra poco è l'ora di apertura del Club."
Cerca di rimettersi in piedi con evidente difficoltà, la aiuto e ci dirigiamo verso l'uscita.
L'atmosfera fra noi sembra fredda come il ghiaccio su cui eravamo, nemmeno una parola, neanche quando togliamo i pattini e li riconsegnamo.

Vorrei capire cosa le frulla in testa, cosa l'abbia turbata.
" Và tutto bene?"
Mi decido a chiederle finalmente, ottenendo solo due occhioni smarriti su di me.
" Per un attimo i tuoi occhi mi hanno ricordato quelli che vedo nei miei sogni."
Eccolo, di nuovo quel palpito che avevo dimenticato di poter provare, quel battito che mi ricorda che sono vivo, solo grazie a lei.
Lei, attraverso i sogni, si ricorda di me.
Ho la gola secca e difficoltà ad articolare un pensiero logico, figuriamoci una frase, quindi resto in silenzio.

Ad un tratto qualcosa cade sul mio viso, istintivamente alzo la testa e tanti piccoli fiocchi bianchi iniziano a scendere copiosi da questo cielo fin troppo luminoso.
I miei passi si fermano e anche quelli della donna al mio fianco.
Le sue ciglia intrappolano qualche fiocco di neve e le labbra si spalancano in un enorme sorriso coinvolgente.
Osservo assuefatto il suo entusiasmo, come apre le braccia e rivolge i palmi verso l'alto.
" È bellissimo."
Notando come, subito dopo, tenta di chiudere il più possibile la zip del piumino, mi avvicino e mi sfilo la sciarpa.
"Tieni, avrai meno freddo."

La avvolgo al suo collo sfiorando la sua pelle e facendola sussultare appena.
Sono certo, da come le sue iridi sono perse nelle mie, che sente l'esistenza di un legame fra noi, deve essere così, sono certo che lo sia.
" Brian, ogni volta che sono con te ho la sensazione di riuscire a ritrovarmi. Perché?"
L'angolo della mia bocca si incurva verso l'alto e le tolgo qualche fiocco di neve posatosi sui capelli, poi alzo il cappuccio per proteggerla.
" Lo scopriremo cappuccetto rosso, ora andiamo a berci una cioccolata calda."
Una scintilla illumina il suo sguardo nell'udire questo, golosa com'è, la stessa, illumina il mio cuore per altri motivi, perché ora so che posso riportarla da me.

"Una scintilla illumina il suo sguardo nell'udire questo, golosa com'è, la stessa, illumina il mio cuore per altri motivi, perché ora so che posso riportarla da me

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