CAPITOLO LVI

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Weronika tacque per qualche istante. Sembrò meditare la risposta alla domanda che avevo posto su mia madre. Io tenni il fiato sospeso. Sentivo che lei sapeva. Forse, aveva sempre saputo.

- Le assomigli molto. – disse, in un soffio, quasi sottovoce, come se parlasse a se stessa.

- Ma, allora, è viva? – chiesi, speranzosa, mentre il cuore, impazzito, martellava nel petto.

- No. – rispose, semplicemente, uccidendo le mie speranze.

- Chi era? – chiesi, quasi urlando, esasperata dalla sua reticenza.

- Era una nobildonna. Tradì il marito con tuo padre. Venne scoperta, allontanata. Andò a vivere a Parigi, in Francia, patria dei suoi nonni materni. E' lì che riposa in pace. – si affrettò a rispondere Weronika, incalzata dalla mia urgenza.

- Come si chiamava? – domandai, con un filo di voce.

- Agnes. – pronunciò il suo nome.

- Perché me lo dici solo adesso? – chiesi, tra le lacrime che rigavano copiose il mio viso arrossato

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- Perché me lo dici solo adesso? – chiesi, tra le lacrime che rigavano copiose il mio viso arrossato.

- Perché, adesso, sei pronta per saperlo. – rispose Weronika, senza scomporsi.

- Non è vero, lo sono sempre stata! – protestai, arrabbiata.

- Quando è morta? – la incalzai.

- Quando eri ancora una bambina. – raccontò.

- Che cosa le è accaduto? – volli sapere.

- Era caduta in depressione. A un certo punto, ha smesso di mangiare. – disse Weronika, abbassando lo sguardo.

- Perché non le è stato concesso di tenermi? Avrebbe potuto portarmi con sé a Parigi! – esclamai, distrutta dalla consapevolezza che mia madre era morta da sola, di dolore e rimorso.

- Perché tuo padre era un uomo importante. Voleva che tu restassi qui. Aveva già deciso che un giorno saresti stata sua erede. – argomentò Weronika, paziente.

- Lui non mi ha mai riconosciuta! – gridai, adirata.

- Non poteva farlo, ma desiderava per te un futuro all'altezza del tuo rango. Era tutto deciso. Al compimento della maggiore età, saresti stata ricca. – disse Weronika.

- La conoscevi? – insistetti a sapere di più.

- Si era rivolta a me per un consulto. A quel tempo, aveva conosciuto tuo padre da poco. Era molto innamorata. Voleva sapere se lui fosse l'uomo giusto, se avesse senso abbandonarsi a quell'amore. Involontariamente, credo di averla incoraggiata. Le dissi che da quell'unione sarebbe nato un fiore bellissimo. – rispose Weronika, con un tremito nella voce.

 – rispose Weronika, con un tremito nella voce

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