CAPITOLO LXIX

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Quella notte, non la dimenticherò mai. E' un ricordo talmente prezioso e intimo che non mi sento di condividerlo con nessuno. Sentii tutto l'amore di Peter sulla mia pelle, nelle mie ossa, nel cuore e nell'anima.

Mi librai in alto e mi parve di essere nell'Altrove, dove tutto è solo gioia, pace, estasi. Le nostre anime si fusero insieme, com'era accaduto molti secoli prima. Avvenne tutto con grande naturalezza, perché il nostro spirito era uno.

Al mattino, dormii a lungo e mi risvegliai abbracciata a lui. Fui pervasa da una grande tenerezza. Non mi era mai accaduto prima di condividere il letto con un'altra persona, fu bellissimo vedere il suo volto nella luce del mattino.

Peter era già sveglio e mi stava guardando con grande intensità. Gli sorrisi, un po' timidamente.

- Sei una visione, Gardenia. – mi disse, ricominciando a baciarmi.

Scendemmo tardi a colazione e non trovammo Lady Elizabeth

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Scendemmo tardi a colazione e non trovammo Lady Elizabeth. La cosa non mi dispiacque affatto. Io avevo una gran fame, come non mi accadeva da tempo e mangiai con gusto delle soffici brioche con l'uvetta.

Poco dopo, ci raggiunsero Fiona e Annabelle, che sarebbero ripartite a breve. Fiona avrebbe fatto ritorno a Londra e Annabelle a casa sua, al villaggio. Con loro, c'era anche Edward, che le avrebbe accompagnate.

- Siete una splendida coppia! – esordì Fiona, osservandoci con compiacimento.

- Oh, Gardenia, che cerimonia stupenda è stata! – esclamò Annabelle, impaziente di commentare la giornata appena trascorsa.

- Grazie, ma non è stato merito mio. Fiona ha fatto tutto il lavoro, assieme a Peter. – risposi, con modestia.

- Davvero, fratello, questa volta mi hai stupito! – commentò Edward, ironico.

- Sai bene che ho doti gestionali. – rispose Peter, fingendosi offeso.

- Mi dispiace che ve ne andiate di già. – dissi, provando una punta di malinconia.

- Torneremo presto a Londra, Gardenia. – promise Peter.

- Non possiamo monopolizzare la vostra luna di miele. – osservò Fiona, pragmatica.

Io arrossii. Mi chiesi cosa immaginasse. Ero molto pudica. Abbracciammo la nostra famiglia d'elezione e li guardammo partire in carrozza.

Poi, Peter mi prese entrambe le mani nelle sue e mi disse:

- E adesso ti attende una bella sorpresa! – con un luccichio negli occhi vispi.

- Di che si tratta? – chiesi, curiosa.

- Non sarebbe una sorpresa, se te lo svelassi. – rispose lui, sornione.

Dopo, chiamò l'autista e gli chiese di lasciare l'automobile di fronte all'ingresso.

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