CAPITOLO LIX

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Quella notte, sognai una donna giovane, dai lunghi capelli biondo rame e dagli occhi verde bosco. Era luminosa e profumava di gardenia. Mi sorrideva soave. Era mia madre, sapevo che era mia madre, sebbene dimostrasse appena la mia età. Io la guardavo estasiata, lei non proferiva parola. Poi, inaspettatamente, mi abbracciò e io sentii un grumo sciogliersi nel petto. Era un abbraccio di vero amore, quell'amore materno che tanto mi era mancato.

Mi svegliai piangendo lacrime di gioia. Senza vestirmi né sciacquarmi il viso, aprii la porta comunicante con la camera da letto di Annabelle e corsi da lei.

- Annabelle, Annabelle! L'ho vista! – esclamai, esultante.

La mia amica, ancora in vestaglia, si stava spazzolando i capelli.

- Chi? Chi hai visto? – mi chiese, stranita da quel buongiorno del tutto insolito.

- Mia madre! E' venuta a trovarmi in sogno! – raccontai, trafelata.

- Com'era? – mi domandò, sorpresa e partecipe.

- Era come mi è stata descritta, no, anzi, più bella: una chioma mossa, ramata, la pelle trasparente, gli occhi di muschio verde, il sorriso di stella. E profumava, profumava di gardenia! – le rivelai, sempre più eccitata.

- Oh, mio Dio, Gardenia! Le assomigli davvero! – si meravigliò Annabelle, guardandomi coi suoi occhi grigi, allagati come i miei

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- Oh, mio Dio, Gardenia! Le assomigli davvero! – si meravigliò Annabelle, guardandomi coi suoi occhi grigi, allagati come i miei.

- Sì, ma lei è a dir poco meravigliosa! Era giovane, forse più giovane di me oggi e mi sorrideva di un sorriso celeste. – continuai a raccontare per fissare nella mia memoria quei particolari.

- Che cosa ti ha detto? – mi interrogò ancora la mia migliore amica.

- Non ha parlato, ma mi ha abbracciata. Non so descriverti la dolcezza di quell'abbraccio. Mi sono sciolta. Ho sentito il ghiaccio al centro del petto incrinarsi e rompersi. – proseguii, mentre dalle ciglia precipitava un lacrima di luce.

- Sono tanto felice per te. – mi disse Annabelle, prendendomi tra le sue braccia.

- Sapevo che sarebbe arrivato questo giorno. – aggiunse, teneramente, accarezzandomi i capelli scompigliati dal sonno.

- Adesso, so che c'è sempre stata, che mi ha sempre amata. E' come se in quell'abbraccio mi avesse comunicato tutto ciò che avrebbe voluto dirmi, ma senza parole. – rivelai, sorridendo.

A colazione, Fiona ci accolse con un sorriso soffice come i pancake che aveva fatto preparare per noi.

- Dormito bene, ragazze? – ci chiese, sollecita.

- Ho sognato mia madre. – le dissi, aprendomi come un fiore. Le raccontai ogni dettaglio della visione onirica, felice.

- La descrivi proprio come la ricordo. Doveva essere lei. – confermò Fiona, emozionata per me.

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