CAPITOLO LX

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La domenica successiva, organizzammo una gita fuori Londra al lago. Peter ed Edward vennero a prenderci con la nuova automobile di Peter. Io ed Annabelle eravamo molto eccitate. Avevamo preparato un cestino da picnic da consumare sul posto.

Il tempo era incerto. L'autunno aveva fatto ingresso ormai da qualche settimana. Il cielo era attraversato da nubi che correvano veloci, spazzate via da colpi di vento, lasciando intravedere sprazzi di turchese.

Per Annabelle, era la prima volta su un' automobile. All'inizio, sembrava un po' impaurita, ma Edward fece del suo meglio per distrarla, raccontando delle divertenti barzellette.

Il lago dalla superficie cristallina era circondato da alberi. Quando arrivammo, l'azzurro delle sue acque ci incantò. Una piacevole brezza fresca ci accarezzava. Stendemmo le coperte sull'erba e ci sedemmo a contemplare quello spettacolo naturale.

Poi, mangiammo i nostri sandwiches al salmone. Eravamo rilassati e felici. Era un momento perfetto. Avrei voluto prolungarlo. Nulla avrebbe potuto turbare la nostra pace.

Per trascorrere il tempo, decidemmo di raccontarci delle storie. Ciascuno ne avrebbe inventata una. Io ed Annabelle eravamo entusiaste all'idea di partecipare a questa gara di fantasia.

Peter decise di narrare un racconto dell'orrore. Annabelle si impaurì davvero, ma Edward riuscì a calmarla raccontando una storia di avventure, ambientata in India. Io raccontai della vita nel mondo ultraterreno. Annabelle raccontò una fiaba.

Le ore volarono e assistemmo presto a un tramonto rosso arancio che ci sarebbe rimasto impresso per lunghi anni

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Le ore volarono e assistemmo presto a un tramonto rosso arancio che ci sarebbe rimasto impresso per lunghi anni. Facemmo ritorno a casa cantando in auto delle filastrocche che ci misero di buonumore.

Al nostro arrivo, trovammo Fiona ad attenderci per cena. Aveva fatto preparare il Sunday roast, l'arrosto della domenica. Eravamo affamati, l'aria del lago ci aveva messo appetito.

Peter ed Edward si fermarono ancora un po' con noi e Fiona suonò al pianoforte per intrattenerci. Sul divano, accanto a me, Peter mi teneva la mano. Io abbandonai il mio capo sulla sua spalla.

Avremmo voluto che Edward e Peter restassero a dormire con noi, ma sapevamo che non era possibile: l'etichetta non lo consentiva.

Il giorno successivo, era prevista la festa di addio all'estate organizzata da Virginia. Me ne ero totalmente dimenticata. Fu Fiona a colazione a ricordarmi che avrei dovuto prendere parte all'evento.

Ero contenta che con me ci fosse Annabelle, rivedere Virginia mi innervosiva parecchio. Mi chiesi, però, perché questa donna fosse sulla mia strada e per quale ragione mi infastidisse tanto.

Era soltanto gelosia o c'era dell'altro? Che cosa rappresentava Virginia per me? Beh, era una bellissima ragazza e io non mi ero mai giudicata bella. La trovavo vanesia e un po' superficiale.

Mi sembrava una degna rappresentante del suo mondo, attenta all'etichetta, ma, di fondo, ipocrita, falsa. Non riconoscevo in me questi difetti, eppure, se gli altri ci fanno da specchio, qualcosa doveva pur esserci.

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