La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Sprofondai in un sonno senza sogni. Al mattino, mi svegliai con una sensazione di mancanza, ci misi un po' a ricordare che cosa era accaduto. Mi lasciai vestire, senza prestare attenzione all'abito, poi, scesi di sotto in cerca di Fiona.
- Oh, Gardenia, eccoti. Come stai? – mi chiese, sollecita.
- Spaesata. Alla ricerca di risposte. – risposi, con gli occhi animati da una luce febbrile.
- Che cosa desideri sapere, mia cara? – mi domandò Fiona, dolcemente.
- Com'era mia madre? – le chiesi, con la voce rotta dall'emozione.
- Io l'ho incontrata in poche occasioni, ma cercherò di dirti tutto quello che ricordo di lei. Era una bella donna, dai lunghi capelli ramati. Non erano di un rosso acceso, come i tuoi, ma mandavano bagliori autunnali. Aveva occhi cangianti, tra il verde e il nocciola, e lunghe ciglia ombreggiate. La sua carnagione era molto chiara, come la tua. Era esile e alta, elegante nei movimenti. Sempre sorridente. Aveva un leggero accento francese, perché la madre era di origine francese. Portava sempre il cappello e vestiva alla moda dell'epoca. L'ho ascoltata parlare di rado, era abbastanza silenziosa in pubblico. Aveva un leggero profumo di gardenia, il suo fiore preferito, credo. Per questa ragione ti ha imposto questo nome. – mi raccontò, accompagnando la narrazione con gesti armoniosi.
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
- Davvero le somiglio? – domandai, mai sazia.
- Sì, Gardenia, ma sei ancora più bella di lei. – rispose Fiona, gentile.
- I tuoi colori sono più accesi, hai il fuoco nei capelli e la giada negli occhi. – aggiunse, poetica.
- Non lusingarmi, ti prego. – le dissi, modesta.
- Porta con te il suo ricordo, come qualcosa di prezioso, indossalo come un gioiello pregiato, ma non lasciarti sopraffare dal dolore della perdita. – mi ammonì.
- Weronika saprà narrarti molti aneddoti che riguardano Agnes, ma, per il momento, torna a occuparti del tuo presente. – mi consigliò, saggia.
- Domani arriveranno Annabelle ed Edward. – mi ricordò.
- Oh, mio Dio! Me ne ero completamente dimenticata! – esclamai, sorpresa.
- Devo ultimare l'abito per Annabelle! – aggiunsi, correndo alla macchina da cucire.
Trascorsi l'intera giornata in casa, intenta a completare il confezionamento dell'abito per Annabelle. Dopo pranzo, accusai un po' di stanchezza e mi distesi sul letto nella mia camera dalla carta da parati fiorita di rose, in penombra.
Chiusi gli occhi e mi ritrovai immersa nella campagna. Non somigliava alla campagna inglese, però. Non avrei saputo dire dove mi trovassi. Era pomeriggio, proprio come nel mio presente.
Camminavo, seguendo un viottolo di terra battuta, fiancheggiato da erba tenera e margherite. Ascoltavo il canto degli uccelli. Giunsi a una chiesetta solitaria, posta sulla sommità di una collinetta.