CAPITOLO L

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Il giorno successivo, mi svegliai con il cuore contento. Ripensavo a ciò che mi aveva detto Peter, alla sua tenerezza, alle sue rassicurazioni. Scesi a colazione canticchiando.

- Vedo che sei di buonumore! – commentò, divertita, Fiona.

- E' così! – risposi, allegramente.

- Ne sono lieta. Weronika ci ha fatto recapitare un biglietto. Ci invita oggi pomeriggio in una sala da tè in centro. – mi annunciò, sapendo che ne sarei stata contenta.

- Che meraviglia! – esclamai, già impaziente di rivederla.

- Credo che voglia inserirti in società. – mi anticipò Fiona.

Accolsi la notizia sorridendo, sebbene mi mettesse un po' d'ansia. Ero, nel profondo, una persona solitaria e, nonostante avessi studiato tanto, a palazzo Barrington, le buone maniere, mi sentivo sempre fuori posto tra i nobili inglesi. Dentro di me, ero rimasta l'umile figlia di una sarta di paese, cresciuta in un vecchio cottage, immerso nella foresta. Non mi ritenevo una Lady.

- Non preoccuparti, non ti forzerà a fare nulla che tu non voglia

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- Non preoccuparti, non ti forzerà a fare nulla che tu non voglia. – aggiunse Fiona, come se mi avesse letto nel pensiero.

- Lo so. – risposi, esitante.

- Abbiamo ricevuto un altro invito. – riprese Fiona.

- Si tratta dei Rochefort. Ci propongono una cena nella loro dimora. – spiegò la mia ospite, cambiando tono.

- Oh! – riuscì ad articolare solo un suono.

- Gardenia, sono amici di famiglia, sai che non possiamo rifiutare. – cercò di convincermi Fiona.

Deglutii, cercando di calmarmi. Naturalmente, stavo pensando a Virginia. Mi chiedevo se ci avesse invitati al solo scopo di avvicinarsi a Peter.

- Certo. – risposi, provando a dominare la mia gelosia.

- Gardenia, non hai nulla da temere. – mi ammonì Fiona.

- Peter non ha occhi che per te. – riprese, con convinzione.

Non riuscii a rispondere. Pensai che, forse, era meglio tacere i miei timori.

Quel pomeriggio, la carrozza ci condusse di fronte all'ingresso di una delle più rinomate sale da tè londinesi. Weronika ci aspettava all'interno, seduta a un tavolino coperto da una tovaglia finissima ricamata a mano.

- Eccovi, mie care! – esclamò, aprendosi in un sorriso gioioso.

- Mi sono permessa di ordinare anche per voi. – aggiunse, cortese e garbata come sempre.

- Cara Gardenia, vedo nuvole addensarsi nel cielo della tua aura. – osservò, acuta.

- C'è qualcosa che mi preoccupa. – ammisi, arrossendo.

- Sai che non vale la pena dedicare le tue energie a questi pensieri. – mi redarguì, seria.

Possibile che per lei non contasse nulla l'amore romantico?

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