La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Il giorno successivo, mi svegliai con il cuore contento. Ripensavo a ciò che mi aveva detto Peter, alla sua tenerezza, alle sue rassicurazioni. Scesi a colazione canticchiando.
- Vedo che sei di buonumore! – commentò, divertita, Fiona.
- E' così! – risposi, allegramente.
- Ne sono lieta. Weronika ci ha fatto recapitare un biglietto. Ci invita oggi pomeriggio in una sala da tè in centro. – mi annunciò, sapendo che ne sarei stata contenta.
- Che meraviglia! – esclamai, già impaziente di rivederla.
- Credo che voglia inserirti in società. – mi anticipò Fiona.
Accolsi la notizia sorridendo, sebbene mi mettesse un po' d'ansia. Ero, nel profondo, una persona solitaria e, nonostante avessi studiato tanto, a palazzo Barrington, le buone maniere, mi sentivo sempre fuori posto tra i nobili inglesi. Dentro di me, ero rimasta l'umile figlia di una sarta di paese, cresciuta in un vecchio cottage, immerso nella foresta. Non mi ritenevo una Lady.
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- Non preoccuparti, non ti forzerà a fare nulla che tu non voglia. – aggiunse Fiona, come se mi avesse letto nel pensiero.
- Lo so. – risposi, esitante.
- Abbiamo ricevuto un altro invito. – riprese Fiona.
- Si tratta dei Rochefort. Ci propongono una cena nella loro dimora. – spiegò la mia ospite, cambiando tono.
- Oh! – riuscì ad articolare solo un suono.
- Gardenia, sono amici di famiglia, sai che non possiamo rifiutare. – cercò di convincermi Fiona.
Deglutii, cercando di calmarmi. Naturalmente, stavo pensando a Virginia. Mi chiedevo se ci avesse invitati al solo scopo di avvicinarsi a Peter.
- Certo. – risposi, provando a dominare la mia gelosia.
- Gardenia, non hai nulla da temere. – mi ammonì Fiona.
- Peter non ha occhi che per te. – riprese, con convinzione.
Non riuscii a rispondere. Pensai che, forse, era meglio tacere i miei timori.
Quel pomeriggio, la carrozza ci condusse di fronte all'ingresso di una delle più rinomate sale da tè londinesi. Weronika ci aspettava all'interno, seduta a un tavolino coperto da una tovaglia finissima ricamata a mano.
- Eccovi, mie care! – esclamò, aprendosi in un sorriso gioioso.
- Mi sono permessa di ordinare anche per voi. – aggiunse, cortese e garbata come sempre.
- Cara Gardenia, vedo nuvole addensarsi nel cielo della tua aura. – osservò, acuta.
- C'è qualcosa che mi preoccupa. – ammisi, arrossendo.
- Sai che non vale la pena dedicare le tue energie a questi pensieri. – mi redarguì, seria.
Possibile che per lei non contasse nulla l'amore romantico?