La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
La carica vitale di Annabelle mi contagiò e, così, mi vestii e scesi a colazione, dove Fiona fece servire delle fragranti brioche con l'uvetta.
- Oggi ci recheremo a Trafalgar Square. – annunciò, trionfante, la padrona di casa.
Rimasi incantata dalla magnifica fontana della piazza e dalle sue statue. Diedi da mangiare ai piccioni che la gremivano, poi, feci ingresso alla National Gallery. La vista delle opere d'arte calmò il mio spirito e feci ritorno in casa di Fiona per pranzo ritemprata. Al nostro arrivo, però, la governante mi consegnò un mazzo di rose rosse: il biglietto recava la firma svolazzante di Arthur Rocherster. Ero senza parole. Lo mostrai a Fiona, sconsolata. Nel biglietto, mio fratello annunciava la sua visita nel pomeriggio.
- Prendila come un'occasione per conoscerlo meglio. – mi disse Fiona, conciliante.
Non avevo alcuna voglia di fingere. Sarebbe stato bello potergli raccontare la verità e ascoltare la storia di mio padre, ma era impossibile. Dovevo adeguarmi e accontentarmi di interpretare il ruolo che mi era stato assegnato.
Scelsi un abito castigato e lo attesi, nervosa. Giunse alle cinque, puntuale come un orologio svizzero. Era molto elegante. Si chinò per farmi il baciamano e trattenne la mia mano nella sua un attimo più del necessario.
- Lady Fiona, permettetemi di ringraziarvi. Sono onorato di essere qui. – esordì, cerimonioso.
- E' un piacere accogliervi, Lord Arthur. – rispose Fiona, gentile.
- Ho avuto l'occasione, ieri, di conoscere la cara Lady Gardenia. – aggiunse lui, guardandomi intensamente.
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- Le vogliamo tutti molto bene. – si affrettò a dire Fiona.
- Quanto vi tratterete a Londra? – domandò, poi, rivolto a me, mentre sorseggiava il suo tè.
- Non lo so ancora. – risposi, evasiva.
- Sarei lieto di invitarvi tutti in casa mia per cena, domani sera. – dichiarò, senza perdere tempo.
- Grazie, Lord Arthur, accettiamo con piacere. – disse Fiona, anticipandomi.
Non voleva che lo offendessi, declinando il suo invito. Io ribollivo, mi sembrava d'ingannarlo, di illuderlo deliberatamente, ma Fiona guardava alle convenzioni e faceva ciò che riteneva giusto.
Quando si congedò, mi sussurrò:
- Mi ricordate qualcuno di familiare. Mi sembra di conoscervi da sempre. – io avvampai.
Arthur rivedeva in me i tratti del padre, al quale somigliavo, era evidente, ma scambiava le mie caratteristiche fisiche con un segnale di predestinazione. Mi sentivo sopraffatta.
Quando rividi Peter, a cena, la rabbia montata la sera precedente era del tutto sbollita, lasciando spazio al bisogno di stare un po' con lui. Durante la cena, Annabelle colmò i miei silenzi con il racconto della nostra giornata. Quando Peter seppe della visita di Arthur Rocherster, volle esserne informato: