La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Quella mattina, mi destai all'alba. Ero piena di energia, la sentivo scorrere, la visualizzavo, si trattava di un flusso multicolore, scintillante e vibrante. Mi lavai il viso con l'acqua fresca e lo detersi con l'acqua di rose.
Non attesi che la mia cameriera personale mi raggiungesse per aiutarmi a vestirmi. Del resto, non ne avevo mai avuto necessità. Indossai un abito leggero e corsi giù in sala da pranzo. Ero affamata, di cibo e di vita.
Fiona doveva avermi sentita ed era scesa dabbasso ancora in vestaglia.
- Cara Gardenia, come sei mattiniera, oggi! – esclamò, sorpresa, mentre annodava la vestaglia alla vita.
- Mi sono svegliata fresca e riposata, con una grande vitalità. – le spiegai, sorridendo, mentre addentavo un sandwich tostato e imburrato. Fiona mi versò del tè bollente nella tazza decorata da piccoli fiori azzurri.
A un tratto, udimmo il rombo di un motore e un clacson strombazzare proprio davanti alla porta di casa.
- Che villani! E' ancora così presto! – commentò, infastidita Fiona, guardando l'orologio a pendolo.
Il clacson, incurante del disturbo della quiete pubblica, riprese a suonare. Fiona, inarcando le sopracciglia sottili, si diresse verso la finestra e scostò le tendine. La vidi portare le mani alla bocca, trattenendo una risata.
- Chi è? – chiesi, curiosa, avvicinandomi al davanzale.
- Guarda! – mi esortò Fiona, indicando un punto fuori dalla finestra. Una splendida automobile nera, nuova, fiammante, era parcheggiata di fronte all'uscio di casa e alla guida c'era Peter.
- Non posso crederci... - riuscii a dire, prima di fiondarmi verso la porta d'ingresso.
- Peter! Ma che sorpresa! E' tua? – gli chiesi, incredula e divertita.
- Proprio così, Lady Gardenia! – esclamò lui, raggiante, facendomi l'inchino.
- Ma è meravigliosa! – esclamai, ridendo, mentre Peter mi faceva fare la giravolta per strada.
- Credo valesse la pena annunciarlo a tutto il vicinato. – commentò Peter, riferendosi al suono del clacson.
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- E quando, se no? – ribatté lui, impaziente di avviare il motore.
Mi accomodai, lisciandomi la gonna. Peter mise in moto e io avvertii una fitta di paura. L'auto era scoperta e sentivo la brezza fresca del mattino sul viso.
- Com'è piacevole, Peter! – esclamai, deliziata.
- Dove stiamo andando? – gli domandai, poi, curiosa.