Aprii gli occhi che era buio. Mi sembrava di essere ancora immersa nell'atmosfera del picnic con Peter. Mi chiesi se quella visione onirica riguardasse un evento che si sarebbe compiuto a breve.
Ero molto emozionata, era il giorno del mio matrimonio. Fui costretta a ripetermelo mentalmente due o tre volte, perché non ci credevo. Poi, Fiona bussò alla mia porta:
- Scusa, Gardenia, temevo non ti fossi ancora svegliata. – disse Fiona, alla quale avevo chiesto di accertarsi che mi alzassi presto.
- Buon compleanno! – mi augurò, poi, allegra.
- Ti ho portato la colazione. – aggiunse, con dolcezza, porgendomi un vassoio con tè, fette imburrate e marmellata di lamponi.
- Grazie, Fiona, sei molto cara. – le dissi, stupita da quel gesto.
Annabelle fece capolino dalla porta che comunicava con la mia stanza.
- Buon compleanno! Dormito bene? – mi domandò, sollecita.
- Sì, grazie, ho fatto un bel sogno. – le raccontai, sorridendo.
Dopo colazione, feci un bagno, poi, mi lasciai vestire da Annabelle e Fiona. Mi sembrava di essere come sospesa su di una nuvoletta, mentre mi aiutavano ad indossare l'abito bianco.
- Come sei bella, Gardenia! – esclamò la mia più cara amica, commossa.
Indossava già l'abito da damigella color lavanda. Fiona andò a vestirsi e mi sembrò che fosse trascorso appena un minuto quando fece ritorno, elegante e ingioiellata, per avvertirci che l'autista era arrivato.
Peter mi aveva messo a disposizione la sua automobile perché ci mettessi meno ad arrivare a palazzo Barrington. Lui aveva dormito nella sua vecchia camera da ragazzo e si trovava già sul posto.
Io, Annabelle e Fiona ci accomodammo in auto. Anche il tragitto mi parve breve. Ero come in trance ipnotica. Annabelle e Fiona discorrevano per distrarmi, ma io ero rapita verso l'Altrove.
Non so spiegare questa condizione, ma a volte mi accade di essere sulla terra col corpo e in un'altra dimensione con l'anima. In questo caso, credo fosse una difesa: non sarei riuscita altrimenti a reggere la tensione di quel momento.
L'automobile si arrestò innanzi alla chiesa di Saint Andrew's. Gli invitati mi attendevano, secondo l'etichetta all'interno. Temevo di essere in ritardo. L'autista controllò il suo orologio da taschino:
- Siamo in perfetto orario, Lady. – mi rassicurò. Non ero più avvezza a sentirmi chiamare Lady: Fiona e Weronika non lo facevano, naturalmente. Avrei dovuto farci l'abitudine.
Edward mi attendeva fuori, sul sagrato. Sarebbe stato lui ad accompagnarmi all'altare. Pensai a Lord Barrington, la figura più vicina a un padre che avessi mai avuto. Avrei voluto che ci fosse lui a darmi il braccio, gli avevo voluto molto bene.
Sentivo, però, che era presente, come tutte le persone che avevano segnato la mia vita, ma purtroppo se ne erano andate troppo presto. Ero felice, comunque, che fosse Edward a consegnarmi a suo fratello: avevo instaurato da subito un forte legame con lui.
Mi aiutò a scendere dall'auto. Fiona e Annabelle mi sistemarono il velo di pizzo, che aveva uno strascico piuttosto lungo. Il cuore mi martellava nel petto. Temevo sfondasse la cassa toracica.
Edward se ne accorse:
- Tutto bene? – mi chiese, con il consueto sorriso rassicurante, capace di scaldare l'animo.
- Ho tanta paura. – risposi, sincera, tremando.
- E' un giorno di festa. Non c'è nulla da temere. Stai andando incontro alla persona che ami. – mi disse, paterno.
STAI LEGGENDO
Gardenia
ParanormalLa vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
