CAPITOLO LXV

25 4 16
                                        

- Gardenia! – un sussurro, una voce flautata mi stava chiamando. Sapevo che si trattava di mia madre. Mi voltai e la vidi, luminosa, tra i petali di ciliegio, che mi sorrideva. Si avvicinò e mi abbracciò.

Sentii tutto l'amore, l'amore puro, incondizionato, che solo un genitore sa offrire. Mi parve di sollevarmi dal tappeto erboso sul quale poggiavano i miei piedi, sulla riva del lago dalle acque lucenti del mio scenario onirico.

Poi, mi svegliai. Sentivo un profumo di gardenia nell'aria, il profumo che indossava mia madre. Seppi che era davvero stata lì, ai piedi del mio letto, che mi aveva davvero tenuta tra le sue braccia amorevoli.

 Seppi che era davvero stata lì, ai piedi del mio letto, che mi aveva davvero tenuta tra le sue braccia amorevoli

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Corsi di sotto, ancora in camicia da notte, a raccontare tutto a Fiona.

- Fiona! Fiona! – la chiamai, esultante.

- Che succede, Gardenia? Così ti buscherai un malanno! – esclamò Fiona, preoccupata.

- Mia madre! Mia madre è venuta a trovarmi in sogno! C'è ancora il suo profumo in camera da letto! – raccontai, senza prendere fiato.

- Sono felice per te, Gardenia. Sono certa che tua madre volesse farti i suoi migliori auguri per il tuo matrimonio. – mi rispose dolcemente Fiona.

- Come vorrei che potesse essere presente quel giorno! – sospirai.

- Lo sarà di certo. – mi assicurò Fiona.

- C'è un biglietto per te. – mi annunciò, poi, con aria complice.

Era un biglietto di Peter.

Cara Gardenia,

stasera desidero invitarti a cena. Passerò a prenderti in automobile.

Tuo, Peter

- Mi invita a cena. – rivelai, sorpresa a Fiona.

- Mi sembra un'ottima notizia. – commentò lei, compiaciuta.

- Sono emozionata: non siamo mai andati insieme a cenare in un ristorante. – dissi, con la voce tremante.

- C'è sempre una prima volta. – concluse Fiona, rifacendosi al detto popolare.

Quella sera, mi preparai con molta cura. Indossai un abito scintillante e, mentre agganciavo la collana, mi accorsi che mi tremavano le mani. Quando Peter bussò alla porta, avevo il cuore in gola.

Mi prese per mano, mi condusse all'automobile e mi aprì la portiera.

- Dove andiamo? – gli chiesi, cercando di darmi un contegno.

- E' una sorpresa. – rispose, divertito dalla mia malcelata curiosità.

Parcheggiò l'automobile vicino a un ristorante di lusso. Io mi sentivo imbarazzata.

- Posso ordinare per te? – mi domandò, padrone della situazione.

- Certo, fa' pure. – gli dissi, confusa dall'eleganza che mi circondava.

GardeniaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora