La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
E così, ci recammo alla National Gallery, un imponente edificio a Trafalgar Square. Non avevo mai varcato quella soglia. Fui incantata dai dipinti, avevo sempre amato le raffigurazioni pittoriche.
Annabelle ammirava i quadri a bocca aperta, come una bambina. Conservava un'innocenza e una purezza tali da trasfigurarla e farla apparire molto più giovane della sua età.
Quando uscimmo dal museo, mi prese a braccetto e mi confidò:
- Ho avuto una strana visione, Gardenia. –
- Quando? Adesso? – le chiesi, meravigliata.
- No, qualche giorno fa, prima di arrivare a Londra. – rispose, turbata.
- Di che si tratta? – le domandai, attenta.
- Beh, avevo gli occhi chiusi, ma non stavo dormendo. Mi stavo solo riposando, dopo pranzo, prima di tornare al panificio. Ho visto il profilo di una bellissima donna egizia, con un copricapo blu. – mi raccontò, animandosi.
- Ti ha spaventata? – le chiesi.
- No, ma volevo capire chi fosse. – rispose.
- Il copricapo blu era attribuito a dee e regine. Potrebbe essere la raffigurazione di Iside o di Nefertiti. – le rivelai.
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- Ma perché l'ho vista? – insistette, curiosa.
- Forse, Annabelle, la visione voleva comunicarti che sei una regina, che sei una dea. – le annunciai, sorridendo.
- Ma io non lo sono. – obiettò lei.
- Certo che lo sei, tutte lo siamo. Siamo emanazione del divino, non dimenticarlo. – le rammentai.
- Io non mi sento tanto importante. – commentò Annabelle, dimessa.
- Proprio per questa ragione hai veduto quella figura egizia: perché ricordassi la tua origine regale, divina. Tu sei importante, Annabelle. – la rassicurai.
- Grazie, Gardenia, sei molto cara. – mi rispose, stringendomi la mano nella sua.
Prima di salire in carrozza, incontrammo Arthur. Nel vederlo, ebbi un tuffo al cuore. Dalla malattia di Lord Barrington, non avevo più risposto alle sue lettere. Poi, avevo lasciato il palazzo, rifugiandomi al cottage, e non ne avevo più ricevute.
- Gardenia! Che sorpresa! Come sono felice di vedervi! – esclamò, meravigliato di incontrarmi.
- Buongiorno, Arthur. Come state? – gli dissi, sorridendo, con un'incrinatura nella voce.
- Io sto bene, ma voi, voi, come state? Ho cercato di contattarvi per mesi, ma le mie lettere venivano rispedite al mittente... - rispose, dispiaciuto.
- Ecco, ho lasciato palazzo Barrington e mi sono trasferita qui a Londra, a casa di Fiona. – replicai semplicemente.