La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Le settimane successive alla morte di Lord Barrington furono addolcite dalla presenza amorevole di Fiona, che si prendeva cura di tutti noi: teneva compagnia alla sorella, che non voleva uscire dalla propria camera, passeggiava nel parco con me, ascoltava i nipoti raccontare del lavoro nei campi.
Peter continuava a evitare di ritrovarsi da solo con me. La sera, in giardino, non si lasciava trovare, non so dove andasse. Il suo atteggiamento mi deprimeva, non ero arrabbiata, ma triste. Eppure, mi rendevo conto che ciascuno di noi reagisce a modo proprio alla perdita di un genitore.
Ogni tanto, con il permesso di Fiona, mi inoltravo nel bosco, assieme al lupo. Avevo bisogno di camminare. Il mio animale guida mi faceva strada. Dopo un po', mi sedevo sotto una quercia, proprio come facevo da bambina e come, forse, avevo imparato dai Celti, chiudevo gli occhi e meditavo.
Contattavo il mio Sé Superiore, millenario, eterno, depositario di una saggezza antica e perpetua, e ascoltavo ciò che aveva da suggerirmi. Dovevo pazientare, questo mi suggeriva.
Fiona si trattenne con noi per un mese, poi, tornò a casa. Lady Elizabeth aveva ricominciato a mangiare in nostra compagnia, ma mi sentivo molto a disagio con lei. Mi ignorava, proprio come faceva dopo la morte di David. Mi era chiaro che avrebbe voluto che non fossi lì.
Ad allietare un po' il pasto, la sera, a cena, per fortuna, c'era Edward, che cercava di rallegrare la madre raccontando aneddoti tratti dal resoconto della giornata trascorsa in campagna.
Lady Elizabebth se ne usciva con un sorriso tirato. Dopo cena, non andava in biblioteca, come era solita fare in compagnia del marito, ma si ritirava nella sua stanza.
La capivo, provavo pena per lei, ma sapevo che non avrebbe accettato il mio aiuto, non potevo fare nulla per lei. Scrivevo lunghe lettere sconsolate ad Annabelle, che stava molto vicino ad Edward.
Lei mi incoraggiava a fare il primo passo con Peter, a cercarlo di più, a non temere il rifiuto. Sono sicura che ha tanto bisogno di te adesso, anche se non lo dice, scriveva. Era quello che pensavo anch'io.
Così, una sera, subito dopo cena, lo seguii e gli chiesi di accompagnarmi nel parco. Non protestò. Sedemmo sotto un albero. Si accese una sigaretta.
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
- Che succede, Peter? Perché mi eviti? – gli chiesi, senza tanti giri di parole.
- Non sono in equilibrio, Gardenia. Potrei solo ferirti. – rispose, sinceramente.
- Ma io desidero aiutarti! – esclamai.
- Non puoi aiutarmi, devo uscirne da solo. – rispose, triste.
- Lasciami almeno provare. – lo implorai.
- Ho tanti pensieri per la testa. – disse, vago.
- Io sono qui per te. – dichiarai.
- Lo so, e te ne sono grato, ma dovrai pazientare. – rispose.
Mi salirono le lacrime agli occhi. Mi sentivo impotente e inutile. Peter, d'improvviso, mi abbracciò. Mi tenne così stretta che sentii mancarmi il respiro. Era il suo modo per dirmi che mi amava. Ero confusa: le sue parole erano in contrasto con la potenza di quell'abbraccio. Si alzò di scatto, senza darmi il tempo di riprendermi e si allontanò nel buio della sera.