CAPITOLO LIII

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Quando varcai la soglia della dimora di Fiona, la mia ospite si accorse subito che qualcosa non andava.

- Gardenia, ti vedo turbata, è accaduto qualcosa? – mi chiese, sollecita.

Così, col cuore pesante, le raccontai ciò che mi aveva detto Virginia.

- Vedrai che si è trattato soltanto di una leggerezza, un peccato di vanità. – tentò di pacificare il mio animo Fiona.

- E' possibile, ma sento di dover seguire il mio istinto: non mi fido di Virginia. – risposi, risoluta.

- Beh, non dovete essere amiche a tutti i costi. – commentò Fiona.

- Mi limiterò a frequentarla nelle occasioni alle quali non potrò sottrarmi. – decisi.

- Non pensarci più, ricorda che Peter ti vuol bene e questa è l'unica cosa che conta. – mi consigliò Fiona, materna.

- Lo so. – risposi, certa che, stavolta, non avrei permesso a Virginia di alterare il mio rapporto con Peter.

- Piuttosto, Weronika ha spedito un biglietto per te. – aggiunse Fiona, porgendomi un cartoncino.

Lady Zymborskwa mi chiedeva di prendere parte al consulto privato che aveva fissato con la donna che lamentava un costante dolore alla scapola e che sarebbe stata riportata indietro nel tempo con una seduta di ipnosi.

Fui molto contenta dell'invito ricevuto: desideravo assistere e imparare le tecniche di induzione in ipnosi.

Così, quel pomeriggio, mi recai a casa di Weronika, per la prima volta, da sola.

La padrona di casa mi accolse, lunare, in un abito viola. Sembrava un'antica sacerdotessa. La donna sarebbe arrivata di lì a poco. Weronika mi preparò a ciò a cui avrei assistito a breve.

Mi spiegò come si sarebbe svolta la seduta e qual era l'obiettivo che si prefiggeva. Mi suggerì di prestare molta attenzione alle parole e ai gesti che avrebbe compiuto, così da essere in grado, un giorno, di replicarli.

Le fui grata per le istruzioni che mi diede. Ero come una spugna assetata, desiderosa di abbeverarmi all'acqua della conoscenza.

 Ero come una spugna assetata, desiderosa di abbeverarmi all'acqua della conoscenza

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La donna, Sophie Winnicott, fece ingresso con atteggiamento dimesso. Weronika la invitò a sedere in poltrona e a chiudere gli occhi. Le indusse un profondo stato di rilassamento, esortandola, con voce suadente, a rilasciare le membra.

Poi, le chiese di ascoltare in silenzio i suoni provenienti dalla strada. In seguito, contò fino a dieci e la condusse in un meraviglioso giardino, pieno di fiori e farfalle. Le propose di stendersi sull'erba bagnata di rugiada e riposare.

Dopo una breve pausa, le chiese di alzarsi e andare verso un grande specchio situato tra gli alberi del giardino. Le disse che sarebbe potuta passare attraverso lo specchio e ritornare alla vita che aveva generato la ferita che l'affliggeva oggi.

GardeniaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora