La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
La mattina successiva, il sole splendeva sulla città di Londra. Io mi sentivo piena di energia. Gladys mi aiutò a vestirmi e corsi nella camera di Annabelle, che non era ancora pronta.
- Non so davvero cosa sia più appropriato indossare... - mi disse, guardando confusa l'armadio.
- Adesso, ti aiuto io. – la rassicurai.
Scelto l'abito per Annabelle, scendemmo a colazione. Fiona ci aveva preparato un banchetto succulento: uova strapazzate, bacon, patate, fagioli, pomodori, pane e burro. Annabelle spiluccò qualcosa:
- Non hai fame, mia cara? – le chiese Fiona.
- Oh, no, è che non sono abituata a mangiare così tanto... - tentò di giustificarsi Annabelle, arrossendo fino alle orecchie.
La prima tappa della nostra gita fu Buckingham Palace, perché sapevo che Annabelle aveva un debole per i palazzi reali: aveva sempre desiderato poterne vedere uno. Mi commosse la sua espressione stupita e beata di fronte all'imponente dimora dei sovrani d'Inghilterra. Dopo, insistetti perché tornassimo al British Museum: era della massima importanza per me che la mia amica vedesse la sezione dedicata all'Antico Egitto.
Annabelle osservava attenta tutto quanto la circondava. All'improvviso, la vidi assorta, quasi assente, di fronte a un sarcofago.
- Annabelle, che ti succede? – le domandai, temendo che non si sentisse bene.
Non mi rispose subito. Fui costretta a scrollarla per le spalle.
- Oh, Gardenia! – mi guardò, trasognata.
- Ho ricordato... Credo di aver ricordato... - farfugliò, sconvolta.
- Che cosa hai ricordato? – le chiesi, animata.
- Percorrevo uno stretto corridoio, all'interno di una piramide. Facevo ingresso, attraverso una porta bassa e stretta, in una saletta. Qui, compariva un essere molto alto. Sapevo che proveniva da un altro mondo. – raccontò, senza pause.
- Da un altro mondo? Da un altro pianeta? – la incalzai.
- Sì, dovevo ascoltarlo, aveva delle informazioni di estrema importanza da comunicarmi. – aggiunse, col fiato corto.
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- Che cosa ti diceva? – la interrogai, eccitata.
- Diceva: dobbiamo cooperare per la pace sul pianeta. – rispose lei, stranita.
- Sono così contenta, Annabelle, che tu abbia ricordato! – esclamai, entusiasta.
- Mi gira la testa, ho bisogno di sedermi. – sussurrò a bassa voce.
La aiutai a prendere posto su una delle panche della sala del museo.
- E' normale che tu sia scombussolata, adesso: i ricordi autentici delle nostre vite precedenti comportano emozioni fisiche. – le spiegai per confortarla, dal momento che sembrava spaventata.